Si è conclusa la due giorni di mobilitazione no base del 26 e 27 aprile: un piccolo grande passo in cui centinaia di persone hanno raggiunto San Piero a Grado dal territorio pisano e dalla Toscana, per affermare la propria contrarietà alla costruzione della base militare e il desiderio di costruire collettivamente nuove possibili prospettive di Pace. In questa occasione, con nuovi stimoli e adesioni, si è rafforzata un’esigenza di chiarezza e un’urgenza di azione nel presente e nel futuro.
Con il presidio di sabato in centinaia abbiamo manifestato davanti ai cancelli della base CISAM con l’obiettivo di rompere il velo di menzogna permanente che avvolge il progetto: non si tratta di una riqualificazione di pochi edifici come vogliono fare credere, ma di 100 ettari di cemento e infrastrutture militari addestrative per più di 800 militari delle forze speciali dell’esercito Tuscania e GIS; non ci sono compensazioni che tengano di fronte a questo scempio del nostro territorio. La menzogna avvolge il progetto, perché le istituzioni che avrebbero il dovere di tutelare il Parco Naturale di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli, così come quello di Pontedera, a partire dall’Ente Parco, dai Comuni di Pisa e Pontedera, dalla Regione sino al Governo, continuano a sostenere che non sia a disposizione alcuna documentazione, talvolta che questa documentazione addirittura non esista. A gran voce, con battiture sonore ai cancelli, cori e interventi, abbiamo voluto ribadire un punto: questa documentazione deve essere resa pubblica e le istituzioni devono procedere con un’ispezione dell’area CISAM per rendere noto alla popolazione se e cosa sia già in movimento all’interno di quelle reti, di fronte a mesi di flussi di mezzi pesanti dall’esterno all’interno della base.
Sono già cinque i comuni intorno a Pisa in cui sono state prese delle posizioni contro la nuova base militare: a San Giuliano, Vecchiano, Vicopisano, Calci e Calcinaia, sindaci e consigli comunali hanno detto No al progetto; il sindaco di Calci, con il proprio partito, ha espresso vicinanza alla mobilitazione no base ed è passato al presidio di sabato.
“Europa Verde chiede anche la massima trasparenza in tutte le procedure di autorizzazione di una nuova installazione militare nel territorio pisano. “Non solo, – conclude la nota del partito – ma confermiamo la contrarietà ad inserire una base in un territorio pregiato e prezioso come quello del Parco e, più in generale, riteniamo assolutamente inaccettabile che si cerchi di agevolare la costruzione di installazioni militari in aree a vincolo con norme varate “ad hoc”. Un estratto dalla nota del Partito Europa Verde
Il nostro messaggio, da oggi ancora più chiaro, è che in ogni sede, istituzionale e non, ciascunə dovrà fare la propria parte perché quella documentazione sia resa pubblica, accessibile e trasparente.
“Il nostro presidiare questo territorio è quanto mai espressivo della volontà di esserci, esserci dove non ci vorrebbero, esserci in quei luoghi ritenuti sfruttabili e sacrificabili per interessi di profitto; per costruire un’alternativa, anche quando ci dicono che alternative non ce ne sono, anche quando ci fanno credere che le basi e la guerra portano profitto, quando invece questo è per pochi e la distruzione per tuttə, a partire dalle terre.” Un intervento davanti ai cancelli del CISAM
Nel presidio di sabato si è espressa la ricchezza delle motivazioni no base: associazioni e comitati territoriali da Pisa a Coltano, dalla Valdera alla Val di Cornia, da Viareggio al Monte Amiata, da Lucca alla Sardegna, hanno portato con convinzione le posizioni di chi vuole unirsi per difendere l’ambiente, il territorio e il Parco e battersi per una pace effettiva e disarmata, a partire dall’’impedimento della costruzione della nuova base militare;
Tanti studenti e studentesse hanno ribadito la centralità dell’università nello scenario bellico. Le studenti in mobilitazione per la Palestina hanno sottolineato la complicità delle istituzioni universitarie con il genocidio portato avanti da Israele in Palestina – e con tantissimi altri conflitti su scala globale – tramite accordi con aziende produttrici di armi come Leonardo SpA; C’è chi, invece, ha ricordato l’implicazione diretta dell’Università di Pisa nel progetto della nuova base, evidenziando la necessità di trasparenza anche su questo versante. Con il decreto del 29 giugno 2024 che ha ratificato il progetto della base militare, infatti, l’implicazione dell’Università si è resa esplicita nella previsione di compensazione per la ristrutturazione di uno stabile dell’Università nei pressi del CISAM.
“Vogliamo ricordare che il Presidio di Pace dei “Tre Pini” è un luogo formalmente di proprietà dell’Università di Pisa, così come tutti i terreni intorno al CISAM, parte dei quali sono però lasciati in abbandono. […] Con la promessa di ristrutturazione di uno stabile dell’Università “l’ex Bigattiera” , lo Stato ha evidentemente avviato una collaborazione con la governance universitaria. Una collaborazione di cui non troviamo traccia in documenti ufficiali, su cui la governance non si è mai espressa e su cui rivendichiamo chiarezza e pubblicità per sapere a quale titolo e in quale forma l’Università di Pisa è coinvolta in un progetto che nulla dovrebbe avere a che fare con un’istituzione accademica. Come studenti pretendiamo l’assegnazione ufficiale da parte dell’università del terreno dove si trova il presidio di pace “Tre Pini” affinché San Piero si animi della voglia di tantissime persone di immaginare e lottare insieme per un mondo diverso, senza armi e soprattutto senza basi militari.” intervento di una studentessa durante il presidio al CISAM
Con il movimento transfemminista di Non una di meno abbiamo rafforzato la necessità di mobilitarci contro la base e contro la guerra per fare la nostra parte per trasformare un sistema ingiusto fondato sul dominio patriarcale e suprematista sulle popolazioni, sulle donne, sulle persone migranti, che nella militarizzazione ha la sua prima arma e strategia; abbiamo ricevuto dall’Adriatico e dalla Sicilia, messaggi di complicità e solidarietà (vedi in fondo i contributi del Movimento No Ponte e di Rete per il Clima Fuori dal Fossile); insieme a realtà sindacali di base, partiti e collettivi studenteschi pisani, così come con organizzazioni pacifiste e cattoliche dalla Toscana e non solo, una ricchezza di prospettive e sensibilità ha contribuito a comporre da più parti una nuova esigenza di definizione della Pace che vogliamo per noi, dal basso dei territori e delle popolazioni che non vogliono subire la violenza del riarmo, dell’economia di guerra e dell’occupazione di servitù militari.
Proprio questa esigenza ha trovato spazio di discussione e dialogo domenica, nell’assemblea “Disarmare la Pace”, al presidio di Pace dei “Tre Pini”. A partire dalla proposta di movimenti pacifisti cristiani come Pax Christi, in tantissimə abbiamo risposto all’appello lanciato da cristiani e cristiane no base. Un appello a “disarmare la pace”, ad immaginare insieme, unendoci nelle diversità, una pace giusta, che sia una pace da e per i popoli e i territori, che non può che essere disarmata.
“Da qui dobbiamo partire per il futuro, gettare le basi per un’alternativa con la A maiuscola.[…] L’alternativa è costruire educazione alle relazioni e ai rapporti: le guerre scoppiano perché c’è un deficit di democrazia. Allenare la popolazione civile a saper gestire i conflitti a cominciare da quelli inter-relazionali. Guerra e conflitto non si equivalgono: una società che si fa carico di educarsi alla gestione della conflittualità e alla diversità è una società capace di costruire una prospettiva di pace e disarmo. Una società aconflittuale va dritta alla guerra.” Dall’intervento di Pio Castagna, coordinatore di Pax Christi Centro Italia
Movimenti e gruppi cattolici, associazioni, partiti, movimenti transfemministi, antimilitaristi, comitati di difesa ambientale, collettivi universitari, realtà solidali si sono uniti in assemblea con un obiettivo comune: fermare la base per disarmare la guerra, per restituire il reale significato alla parola pace. Nel prossimo periodo sarà reso pubblico un documento di rielaborazione dell’assemblea: per adesso, vogliamo sottolineare che usciamo da questo momento con la consapevolezza che siamo pronti e pronte ad unirci nelle nostre differenze, nella volontà di fare del conflitto, dei contenuti e dell’obiettivo comune gli elementi costruttivi di cooperazione e di sintesi. Usciamo pronti e pronte ad un’estate no base, per continuare a difendere il nostro territorio, per continuare a costruire un’alternativa di Pace in un presente di guerra.
Siamo pronti e pronte a diffondere la vitalità del Movimento no base a partire dal Presidio di Pace dei “Tre Pini” e dal campeggio che animerà questa estate, dalle decine di iniziative di lotta, cultura di pace, obiezione di coscienza, propaganda, socialità e mobilitazione che sono e saranno necessarie per fare la nostra parte e invertire una tendenza alla guerra che ci sta investendo come una tempesta.
Abbiamo voluto fare tutto questo proprio lì dove dovremo essere sempre più presenti, davanti a quelle reti e quei cancelli che celano i piani di guerra dei potenti del nostro Paese, per iniziare a riappropriarci di una parola, la “pace”, sempre più svuotata nei discorsi guerrafondai degli Stati e che vogliamo acquisti la concretezza dell’azione e delle idee di chi desidera per la società e il territorio la libertà dalla militarizzazione, la capacità di convivere nella diversità, l’esigenza di mettere la collettività di fronte agli individui: dalle parole di Papa Francesco a quelle di Bertolt Brecht, pronunciate in assemblea, questo filo rosso ci ha unito e continuerà a unirci nel futuro.
“La Toscana non è zona di guerra, fuori le basi dalla nostra terra!”: durante questa due giorni questo slogan è arrivato da San Piero a Grado sino in Iraq, grazie al lavoro di comunicazione di Un Ponte Per, presente e partecipe alla mobilitazione. Questa nota di solidarietà internazionale è la misura di cosa significhi per noi questa due giorni, della centralità dell’hub logistico militare pisano nell’escalation globale, della nostra responsabilità e possibilità di fare la nostra parte, del grande lavoro che dobbiamo ancora costruire per fermare la base e costruire la Pace.
Insieme possiamo fermarla non è solo uno slogan, è la realtà che unendoci passo passo stiamo mettendo in pratica.
Il contributo del movimento No Ponte:
Un saluto a tutti e tutte dalla Sicilia. Siamo lì con voi in questa giornata resistente. Usiamo questa parola perché ieri in tutta Italia si sono riempite le piazze in memoria dei partigiani e della loro resistenza. Una giornata che parla di libertà, di lotta, di dignità. Parla di Resistenza. La domanda che ci siamo fatti è stata però: di quale Resistenza parliamo? Perché la Resistenza non può essere un fatto chiuso nei libri di storia. Non può essere una commemorazione svuotata, rituale. La Resistenza o è viva, o non è. O si fa ogni giorno, o non esiste. E allora parliamo del presente. Parliamo della guerra che ci attraversa. Parliamo, e dobbiamo farlo certamente, di quella che colpisce le città, le case, i corpi in Palestina, in Ucraina, in Sudan, in Yemen e in tutto il mondo. Ma dobbiamo nominare anche quella che si insinua nei nostri territori, dietro decisioni calate dall’alto, imposte sulla pelle della gente. Parliamo di quello che sta avvenendo in tutta Italia dalla Valle, passando da Coltano fino all estremo sud con il ponte sullo stretto e le basi militari nato e usa. Tutto questo ha un nome: si chiama GUERRA. La guerra quella fatta col cemento, con gli espropri, con i cantieri infiniti e le zone interdette. Il Ponte sullo Stretto, come le basi militari, sono il simbolo di tutto questo. Non sono infrastrutture inutili al territorio. Sono l’incarnazione di un’idea malata di sviluppo, quella che trasforma la terra in merce, che militarizza i territori, che impone senza ascoltare. Ci vogliono convincere che questo sia progresso. Ma il progresso non è distruggere paesaggi, comunità, biodiversità per fare profitto. Questo è colonialismo. Un colonialismo che considera la Sicilia e i territori terra di conquista, una luogo da gestire, senza considerare chi quel territorio lo abita. Parlano di “opere strategiche”. Ma per chi? Non per noi. Non per chi vive ogni giorno il dissesto idrogeologico, le frane, la sanità pubblica al collasso, le strade dissestate, i treni fermi. Chi sa di cosa hanno bisogno i territori sono le persone che li abitano, e non è sicuramente il cemento. C’è bisogno Di risposte reali e non di mitologie ingegneristiche o di basi per la guerra. E allora oggi, come ieri in occasione del 25 aprile, non basta ricordare chi ha combattuto contro il fascismo e costruire giornate puramente commemorative. Dobbiamo chiederci: dove sono oggi le nuove forme di oppressione? Dove si costruiscono oggi le nuove resistenze? Perché lo diciamo chiaramente: i territori non sono pagine bianche su cui stampare decisioni autoritarie. Sono corpi vivi, intrecci di relazioni, memorie, lotte e desideri. E allora, oggi, resistere significa anche immaginare un’alternativa a questo modello. Rompere il mito delle Grandi Opere. Denunciare a gran voce le fabbriche di morte come la Leonardo Spa. Non abbandonarsi alla paura repressiva ma fare della repressione un campo di forza collettiva. Spezzare la narrazione che ci vuole spettatori e non protagonisti. Chiamiamo tutte e tutti a costruire insieme spazi di confronto e di conflitto, perché oggi è necessario costruire un altro orizzonte. Un’altra idea di futuro. Perché come dicevano quelli che hanno fatto la Resistenza vera, con le armi e con le parole: la libertà non si eredita. Si conquista. Ogni giorno.
Rivolgiamo questo appello alla cittadinanza, alle associazioni, ai comitati, ai sindacati, ai partiti, alle realtà solidali, al mondo ambientalista, pacifista e sociale per la partecipazione ai due giorni di mobilitazione del 26-27 Aprile a San Piero a Grado. Invitiamo all’adesione e alla partecipazione il 26 Aprile a un grande Presidio popolare e territoriale di fronte ai cancelli del CISAM, per puntare i riflettori sul nuovo progetto di base militare e levare una voce molteplice, forte e comune contro questo progetto e contro guerra, riarmo, devastazione ambientale e spese militari. Invitiamo per il 27 Aprile all’Assemblea “Disarmare la Pace!” al Presidio dei “Tre Pini” a San Piero a Grado, per discutere e confrontarci insieme sulle prospettive di Pace per il nostro territorio nello scenario mondiale.
Il mondo è in guerra e questa guerra prevede dei costi e dei sacrifici anche sulle nostre vite e sui nostri territori. Mentre le spese sociali continuano a essere compresse e tagliate e il costo della vita minaccia di aumentare spaventosamente, ci troviamo di fronte a cifre miliardarie per il riarmo e la corsa alla guerra in Europa e nel nostro Paese: è il caso degli 800 miliardi di euro previsti per il piano “Rearm Europe” in parte a debito e in parte sottratti dal Fondo di Coesione e Sviluppo, originariamente destinato alle spese sociali; è il caso dei 50 miliardi di euro che l’Italia dovrà investire in spese militari in questo scenario, così come dei 1,2 miliardi di euro per la costruzione e il rifacimento di infrastrutture militari stanziati lo scorso autunno dal Governo.
Dentro questo quadro ci troviamo di fronte a un fatto concreto e inaccettabile: un nuovo, ennesimo, progetto di base militare per l’addestramento di forze speciali dell’esercito impegnate quotidianamente in decine di missioni militari all’estero. Un mega-progetto di 140 ettari previsto a Pontedera, all’interno della tenuta Isabella, e a San Piero a Grado, dentro il Parco Naturale di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli, area protetta a livello europeo e di enorme valore ambientale, sociale e culturale per il nostro territorio; un Parco già inquinato dalla presenza di un reattore nucleare dismesso, di cui si fa sapere poco o nulla. La spesa stimata è di 520 milioni di euro solo per la realizzazione della base, di cui una parte inopportunamente già stanziata dal Ministero Infrastrutture e Trasporti e dal Fondo di Coesione e Sviluppo. La gestione politica, dal Governo, sino alla Regione, ai Comuni e all’Ente Parco, appare a dir poco opaca e priva di relazione con la cittadinanza e la popolazione dei territori interessati dal progetto.
Inoltre, con una proposta di legge a firma Fratelli d’Italia, il Governo vorrebbe deregolamentare i vincoli ambientali previsti per la costruzione di infrastrutture militari all’interno di aree protette in nome della “sicurezza nazionale”, di fatto assecondando questa folle corsa alla guerra e al riarmo a scapito di una effettiva messa in sicurezza dei territori e dell’importanza della
rigenerazione e protezione dell’ambiente. Il primo “test” di questa deregolamentazione dovrebbe essere proprio la base pisana: una dichiarazione di guerra al Parco Naturale di San Rossore, all’interno del quale è prevista una porzione di base per un consumo complessivo di 100 ettari di suolo nell’area CISAM, con l’abbattimento di migliaia di alberi, cementificazione ed effetti distruttivi per l’ecosistema e la sicurezza idrogeologica dell’area.
Di fronte a questo scenario, il nostro appello è a convergere, confrontarci e manifestare per un orizzonte comune di cambiamento: desideriamo con forza la pace nel mondo e sui nostri territori, non guerre e basi militari; vogliamo che venga rispettato e difeso il Parco Naturale, con le normative che lo tutelano, di fronte all’attacco che sta subendo; vogliamo che Pontedera e la Valdera, già colpite dall’inquinamento di keu, inceneritori e discariche e da rischi idrogeologici costanti, vedano investimenti per bonifiche e messa in sicurezza, non ulteriore cementificazione per un poligono di tiro per testare armi e bombe in mezzo ai campi, con effetti nocivi per la salute di persone, piante e animali; vogliamo manifestare affinché le spese e le politiche del nostro Paese si rivolgano ai bisogni sociali delle persone, non alla guerra, alla devastazione ambientale, al riarmo e alla riconversione dell’industria civile in militare.
La popolazione ha diritto di conoscere il progetto di base militare previsto nel nostro territorio, di conoscerne la documentazione e avere voce in capitolo a partire dalle reali esigenze che ogni giorno chi abita la nostra provincia incontra. A Pisa e Pontedera, come in tutta Italia, non servono 520 milioni per la guerra, bensì maggiori spese per case, cura dei quartieri popolari, diritto allo studio scolastico e universitario, sistema sanitario efficace, pensioni e welfare, per mettere in sicurezza i territori di fronte ad alluvioni o eventi estremi, per tutto ciò che riguarda un vivere dignitoso e pacifico.
Saremo per due giorni a San Piero a Grado perché vogliamo che le istituzioni che governano il nostro territorio rendano trasparente e pubblica la documentazione relativa alla base militare e che venga fatta tutta la pressione necessaria nelle dovute sedi affinché la popolazione sia informata dei progetti, dei loro tempi e del loro contenuto. Continuare a negare l’esistenza di queste informazioni, o tenerle nascoste, come finora è stato fatto, costituisce un atto di grave mancanza di democrazia e manifesta incuria nei confronti del territorio e di chi lo abita.
Tramite manifestazioni, iniziative, informazione, mozioni e monitoraggio attivo del territorio ci stiamo mobilitando in tutta Pisa e provincia, e da anni si sta sempre di più alzando la voce di coloro che aspirano a un futuro di pace e che chiedono di poter decidere sulla propria vita e i propri bisogni. Ora più che mai è il momento per dire insieme NO a queste scelte e prenderci insieme la responsabilità di rendere questo NO una costellazione di SÍ a un destino diverso e democratico, fatto di giustizia ambientale, sociale e di pace per il nostro territorio.
Ribadiamo l’invito a chiunque si riconosca in queste motivazioni ed esigenze a unirsi alla due giorni di mobilitazione, portare il proprio contributo, discutere, confrontarsi e agire per dare un segnale politico e sociale di contrarietà e cambiamento.
Tavolo “Trasparenza e Istituzioni” – Movimento No Base
INFORMAZIONI
Sabato 26 Aprile Ore 15.00 Presidio davanti al CISAM (in fondo a Via Bigattiera Lato Monte, San Piero a Grado) Domenica 27 Aprile Ore 15.00 Disarmare la Pace! Assemblea e dialogo sulle prospettive di Pace (Presidio dei “Tre Pini”, San Piero a Grado) Invitiamo alla massima diffusione degli appuntamenti! Per aderire rispondere o scrivere a: movimentonobasepisa@gmail.com
Condividiamo l’appello scritto dai cristiani e dalle cristiane aderenti al Movimento No Base come invito all’Assemblea di dialogo e prospettive sulla Pace “Disarmare la Pace” che si terrà il 27 Aprile al Presidio di Pace Tre Pini. Scegliere di entrare nel vivo di un percorso di costruzione reale della nostra Pace è fondamentale per il Movimento No Base, vogliamo sostanziarlo a partire dal dialogo con chi, insieme a noi, vuole lottare per costruire la Pace
Viviamo in un tempo in cui tutto si riarma: i confini, gli eserciti, le economie, le parole. Un tempo in cui la guerra viene presentata come necessaria, inevitabile, perfino giusta. La pace ci viene restituita svuotata, trasformata in un orizzonte militarizzato, da difendere con i missili, da finanziare con bilanci di guerra, da costruire sopra le macerie dei territori e dei popoli. Non è questa la pace che vogliamo. Non è questa la pace che serve. Il 27 aprile ci ritroveremo al Presidio dei Tre Pini, a San Piero a Grado, per dare vita insieme ad uno spazio di confronto, di parola, di gesti,di abbracci. Perché credere nella pace significa anche dare concretezza a gesti concreti. Infatti non basta crederci: dobbiamo scegliere di disarmarla. Disarmare la pace significa liberarla dalla menzogna che la vuole subordinata alle armi, ai governi, agli equilibri di potere. Significa opporsi a un modello di “sicurezza” che richiede basi militari dentro parchi naturali, come quella prevista a San Piero a Grado, o a Pontedera, in mezzo ai campi. Significa rifiutare una logica perversa che toglie risorse alla vita per investirle nella guerra. Temi questi, centrali nel magistero della chiesa cattolica soprattutto dal secondo dopo guerra ed in particolare nella “Pacem in terris” di Giovanni XXIII e nella “Laudato Si” e “Fratelli tutti” di papa Francesco. Ecco che disarmare la pace significa restituirle un senso pieno, umano, solidale. Significa scommettere su un’altra idea di convivenza: fondata non sul dominio, ma sulla giustizia; non sull’addestramento militare, ma sulla cura dei territori e delle relazioni; non sulla chiusura, ma sull’incontro tra popoli. Una pace disarmata è una pace forte perché si costruisce nella libertà e nell’uguaglianza. In questa assemblea vogliamo confrontarci, interrogarci, immaginare insieme. Vogliamo dare forza ad una umanità alternativa che è già disegnata dalla Carta dei Diritti dell’uomo, dagli dagli atti costitutivi degli organismi sovranazionali come Onu e EU, dalla nostra Costituzione di cui non puo far parte REARM EUROPA. Perché è desiderabile un mondo senza basi militari, senza spese belliche, senza politiche che mettono il profitto davanti alla vita.
Usando le Parole di Papa Francesco in Arena a Verona il 18 maggio 2024. “Sono sempre più convinto che «il futuro dell’umanità non è solo nelle mani dei grandi leader, delle grandi potenze e delle élite. È soprattutto nelle mani dei popoli – i popoli! –; nella loro capacità di organizzarsi e anche nelle loro mani che irrigano, con umiltà e convinzione, questo processo di cambiamento». Il popolo deve avere coscienza di sé stesso e agire come popolo, agire con questa volontà di fare pace…. La pace si fa con i piedi, le mani e gli occhi dei popoli coinvolti, insieme tutti. La pace non sarà mai frutto della diffidenza, frutto dei muri, delle armi puntate gli uni contro gli altri. Fratelli e sorelle, le nostre civiltà in questo momento stanno seminando, distruzione, paura. Seminiamo, fratelli e sorelle, speranza! Siamo seminatori di speranza! Ognuno cerchi il modo di farlo, ma seminatori di speranza, sempre. È quello che state facendo anche voi, in questa Arena di Pace: seminare speranza. Non smettete. Non scoraggiatevi. Non diventate spettatori della guerra cosiddetta “inevitabile”. No, spettatori di una guerra cosiddetta inevitabile, no. Come diceva il vescovo Tonino Bello: “In piedi tutti, costruttori di pace!”. Tutti insieme. Grazie.”
Invitiamo le realtà cristiane del territorio e non, e tutte le persone che vogliono costruire un percorso unito verso una pace vera e concreta.
Interverrà: Movimento No Base Pio Castagna, coordinatore centro di Pax Christi, Circolo Laudato Sì Pontedera Valdera
Solo qualche settimana fa eravamo con l’acqua alle porte, chiedendoci se un fiume di fango ci avrebbe travolti, come successo a Sesto Fiorentino, Empoli e altre aree limitrofe.
Nell’ennesima “emergenza”, non abbiamo potuto fare a meno di pensare ai 520 milioni di Euro e 140 ettari destinati ad una nuova base militare nel nostro territorio, dislocata tra il Parco Naturale di San Rossore (nell’area ex-Cisam) e Pontedera.
A quel 1,2 miliardi di euro che il Governo Meloni investe in infrastrutture militari in tutta Italia
Alla proposta di legge recentemente depositata alla Camera da Fratelli d’Italia per l’inserimento di una “clausola di compatibilità ambientale” per le infrastrutture militari che consente una completa deregolamentazione aggirando gli attuali vincoli ambientali.
Al piano Rearm Europe con la quale l’Unione Europea prevede lo stanziamento di 800 miliardi per il riarmo e la guerra, finanziato in parte con il debito ed in parte con le risorse (già stanziate) del Fondo di Coesione e Sviluppo, originariamente finalizzato a contrastare le diseguaglianze sociali e territoriali.
Ai 50 miliardi, il corrispettivo di due leggi di bilancio, che l’Italia dovrà spendere nel settore militare per assecondare questa folle politica di riarmo, mentre ogni anno – in nome di vincoli di bilancio improvvisamente evaporati – si approvano ulteriori tagli a sanità, educazione, assistenza, pensioni, ricerca, aggravando il disagio sociale e la precarietà esistenziale.
Assistiamo così ad un processo generale di militarizzazione della società in tutti i suoi gangli, che devasta, inquina, avvelena, uccide, e relega ogni reale urgenza sociale e ambientale allo stato di marginalità in nome di un’unica priorità, un’unica impellenza: la guerra.
Ma come diciamo sin dal primo giorno, le guerre non scoppiano, si preparano, occupando e militarizzando ogni segmento della società.
La guerra ha bisogno di una ricerca piegata a fini militari, di una produzione bellica che sta oggi trasformando le fabbriche metalmeccaniche in fucine di morte.
Una guerra globale che ha bisogno di arruolare tra le proprie fila il mondo della formazione e della stampa, per irretire l’opinione pubblica sulla sensatezza della follia bellicista , con narrazioni subdole e faziose.
Una guerra che per macinare corpi e territori ha bisogno di rendere l’emergenza e la paura la nostra nuova normalità, di fare dello stato di eccezionalità delle norme un regime ordinario di governo.
Una guerra ha bisogno di infrastrutture militari come il progetto della nuova base che è epicentro nevralgico in questa strategia. Per questo ci battiamo da 3 anni contro la sua realizzazione tanto a Pisa quanto a Pontedera, e siamo pronti a batterci affinché questo progetto venga cancellato definitivamente e non dislocato in altri luoghi. Desecretare, disertare, disarmare e sabotare la guerra sono le azioni che quotidianamente stiamo portando avanti a partire dal nostro territorio.
In questi anni abbiamo lavorato sull’economia di guerra con una campagna dal nome 520milioni per…, costruito laboratori nelle scuole, rivendicato il diritto di sapere quello che succede nel nostro territorio, volutamente nascosto da tutte le istituzioni locali, regionali e nazionali, immaginando altri modelli di relazione coi territori, ragionando intorno a nuove narrazioni, parole d’ordine e pratiche in grado di disarticolare la guerra.
Oggi siamo convinte più che mai della necessità di rilanciare un nuovo momento di mobilitazione per ribadire che non siamo arruolabili, che abbiamo delle urgenze da affrontare che non si possono in alcun modo risolvere con i fucili, che non siamo disposte a lasciare un solo centimetro della nostra terra per la guerra. La pace si prepara partendo dal disarmo generale e dalla demilitarizzazione dei territori e non dal riarmo globale.
La guerra è un meccanismo imponente e apparentemente indistruttibile, ma in realtà molto fragile perché dipende da tanti piccoli anelli e dal loro asservimento. Quando uno solo di questi decide di sottrarsi alla guerra, l’ingranaggio si inceppa.
Per questo il 26 aprile chiamiamo tutte e tutti a scendere in strada per opporci alla guerra e alla sua propaganda, a partire dall’obiettivo di impedire la realizzazione della nuova base militare.
Saremo ai cancelli davanti al Cisam per chiedere conto di che cosa realmente sta avvenendo dietro quelle reti e e chiedere che tutte le risorse europee e nazioanli che si intendono investire per il riarmo e le nuove infrastrutture belliche siano destinate per le spese sociali e per una giusta transizione ecologica.
Venerdì 15 Novembre, il movimento Movimento No Base promuove una intera giornata di mobilitazione diffusa contro l’economia di guerra.
Dallo scorso agosto è confermato che il progetto della nuova base dei reparti speciali dell’arma dei Carabinieri verrà collocato a San Piero a Grado, all’interno del Parco di San Rossore, nell’area Cisam e a Pontedera, nella Tenuta Isabella. La nuova infrastruttura militare prevede 140 ettari di suolo consumato e un costo complessivo di 520 milioni di euro. Questa spesa ingente si inserisce in un contesto di crescente coinvolgimento dell’Italia nelle politiche militari globali, con un investimento di denaro pubblico sempre più volto ad alimentare l’economia di guerra. E come se non bastasse, si vuole effettuare questa operazione snaturando fondi destinati a edilizia pubblica, coesione sociale e sviluppo e aumentando surrettiziamente la spesa militare.
Crediamo che ora più che mai sia urgente investire in politiche di pace. Crediamo che le priorità sociali, ambientali ed economiche del nostro territorio siano ben altre che un centro di addestramento bellico. La base viene inquadrata come presidio di sicurezza e il Governo la definisce opera destinata alla difesa nazionale. Dobbiamo gridare che la sicurezza che vogliamo è quella di avere una casa, un lavoro dignitoso, la sicurezza di avere accesso ad un’istruzione di qualità e ad un sistema di sanità pubblica solido e accessibile, la messa in sicurezza dei territori, la disponibilità di un trasporto pubblico capillare, welfare per le famiglie, centri antiviolenza, tutela dell’ambiente e sicurezza sul lavoro, solo per fare alcuni esempi.
Mentre il governo si prepara a varare una finanziaria che riduce drasticamente la spesa sociale, è urgente unirci per difendere il territorio pisano e pontederese dalla possibilità che vengano costruite nuove, costose, inutili e devastanti infrastrutture militari. Invitiamo singole cittadine e cittadini, associazioni e collettive, forze politiche e sindacali a partecipare a questa giornata di mobilitazione, rispondendo pubblicamente alla domanda
“Cosa faresti con 520 milioni?”
Il 15 Novembre rendiamo evidenti a tutti e tutte le priorità sociali della cittadinanza, le emergenze di cura del territorio, i bisogni di chi è più vulnerabile e chiede giustizia sociale. Ogni contributo è importante, ogni punto di vista è utile per contrapporsi alla retorica che vuole imporci come necessaria e inevitabile la militarizzazione delle nostre città.
Per partecipare si può:
Nella giornata del 15 Novembre:
esporre uno striscione nelle piazze e nelle vie che attraversate ogni giorno
esporre un cartello nel proprio luogo di lavoro
(*) Elementi comuni per impostare striscioni/cartelli: No Base! 520Mln per [ … inserire qui il proprio contributo specifico “es. Per tot progetti educativi/ per tot posti in ospedali, consultori, contributi per politifa sociale x” ecc. ]
organizzare un volantinaggio di sensibilizzazione
lasciarsi trasportare dalla fantasia vitale di chi si vuole oppone all’economia di guerra, nella forma che preferite
Verso e oltre il 15 novembre
pubblicare una riflessione, un approfondimento scritto sul tema economia di guerra e miglior utilizzo dei soldi pubblici
realizzare un breve video
Condividere sui propri canali, taggando su instragram o facebook @movimentonobase e diffondendo tra i propri contatti nella forma che ritenete più efficace
Comunicare la propria adesione alla campagna inviando una mail a movimentonobasepisa@gmail.com indicando il luogo della vostra azione simbolica e il tema su cui vorrete porre attenzione. In questo modo potremmo coordinare azioni e temi e sostenere chi avesse bisogno di un aiuto per la produzione dei materiali o l’organizzazione dell’azione.
Evidenziamo insieme le motivazioni dell’opposizione alla base militare e alla guerra, mettendo a confronto le esigenze reali del territorio e della comunità con l’uso effettivo di questi fondi pubblici.
Evidenziamo insieme la contraddizione tra l’idea della “base come infrastruttura di sicurezza” e la nostra idea di cosa vuol dire veramente sicurezza della popolazione:
Immaginiamo insieme un futuro sostenibile, solidale e pacifico.
La giornata di domenica 20 è stata un momento importante di monitoraggio, attivazione sul territorio e pianificazione dei prossimi passaggi NO BASE. Dopo la passeggiata lungo le reti del CISAM, l’individuazione di alcuni punti fondamentali per il monitoraggio che con la mattina di domenica ha visto la sua prima uscita, dopo pranzo si sono svolti i tre tavoli di lavoro definiti nelle scorse settimane. Dal tavolo economia di guerra (da dove vengono i soldi destinati al progetto della base e alle spese belliche in generale?) è stata lanciata la campagna “520 milioni per” e una data di mobilitazione cittadina per il 15 di novembre, con un nuovo appuntamento organizzativo per il 29 ottobre. Il tavolo monitoraggio ha iniziato a organizzare le attività del presidio dei tre pini, le forme di volantinaggio e informazione sul territorio, le nuove attività di monitoraggio su San Piero e a Pontedera. Il tavolo istituzioni e comunità del parco ha fatto il punto su tutte le forme di attivazione della cittadinanza già presenti per la pretesa di presa di responsabilità da parte delle istituzioni (in particolare per quanto riguarda le diverse petizioni molto diffuse), messo in relazione le attività dei punti no base con la prospettiva di una presenza capillare informativa nella provincia e pianificato una data di mobilitazione per la consegna delle firme a Firenze, il 17 dicembre. Queste solo alcune dei prossimi passi definiti dai gruppi di lavoro, per saperne di più, capire come partecipare attivamente e altri futuri passaggi e prospettive del movimento no base di seguito i report completi.
REPORT TAVOLO ECONOMIA DI GUERRA
Dal tavolo sono uscite diverse riflessioni in merito all’economia di Guerra che sta travolgendo i nostri territori, da dove vengono i soldi dedicati al progetto della base e in generale alle spese belliche, cosa si sta tagliando:
-cosa vuol dire tagliare su servizi e fondi ( università,sanità ,trasporti, servizi di base , salute ecc…) all’epoca dell’escalation bellica? Cosa è cambiato rispetto ai processi di tagli e definanziamenti iniziati già da anni al momento della corsa globale al riarmamento e alla guerra
-Chi si arricchisce (stati, industrie ecc..)?
Questi sono punti cardine da studiare, con la prospettiva di organizzare iniziative e produrre contributi per poter approfondire questi nodi. In particolare organizzare un’iniziativa di riflessione anche con relatori esterni che metta a confronto l’approfondimento dell’economia di guerra a partire dall’analisi del dossier “economia a mano armata” e il taglio sistemico al welfare e al sociale degli ultimi decenni.
Scrivere uno o più nuovi capitoli dell’opuscolo No Base da usare come materiale informativo e per consolidare la nostra infrastruttura ideologica e le nostre motivazioni.
É stato stabilito il lancio della campagna: Come spenderesti 520 mln?
A partire da questo punto abbiamo sviluppato una campagna con due linee di obiettivi:
1.Il primo e quello di approfondire le motivazioni della lotta contro la base e la guerra in generale, approfondendo la contraddizione tra esigenze reali di territori, comunità e società e il modo in cui vengono effettivamente spesi questi soldi. Anche sottolineando la contraddizione tra la lettura della controparte di “base come infrastruttura di “sicurezza””, quando le reali sicurezze sono altre.
2. Il secondo è di avere uno strumento per entrare in relazioni con alcuni contesti e persone ( sia utenti si lavoratorə) su una serie di nodi su cui questa contraddizione è evidente. In particolare abbiamo individuato come fondamentale per il Movimento in questo momento concentrarsi su nodi nevralgici di Sanità e servizi di Base, università, trasporti, mondo della formazione. ( Chi deve stare mesi ad aspettare per una tac, il mondo precario della ricerca ecc…)
3.Costruire materiale informativo e di propaganda sia social sia da fisico.
Operativamente
Nascono diversi sottogruppi tematici a cui si potrà partecipare ( -Università -Sanità -Scuole -Trasporti). Ogni gruppo a stretto giro può ritrovarsi e 1) scrivere un volantino specifico 2) mappare stilare una lista dei punti della città e delle associazioni cui fare questi volantinaggi su un documento condiviso. Sofia e Samuele si occupano della mappatura. Ogni gruppo può organizzare i volantinaggi in questi punti organizzandosi con il gruppo volantinaggio.
Lancio campagna con un video girato il 20 ottobre
Giornata del 15 Novembre giornata di mobilitazione diffusa in città
Appuntamento Martedì 29 alle ore 21.00 al Circolo Arci Alberone per organizzare la giornata del 15 Novembre, confrontarsi sui volantinaggi e andare avanti con gli obiettivi del tavolo, definire campagna comunicativa, tempi della campagna, riferimenti per partecipare.
MONITORAGGIO, INFORMAZIONE E DIFESA DEL TERRITORIO
Lo scopo di questo gruppo è di organizzare le molteplici forme di attivazione per informare la cittadinanza e lə abitanti rispetto al nuovo progetto di base militare e per presidiare il territorio, con l’obiettivo di prepararci alla sua difesa.
Monitoraggio e difesa del territorio: obiettivi generali
Il gruppo sarà impegnato nell’organizzazione di una serie di attività di monitoraggio delle aree interessate dalla base, la zona del CISAM a San Piero a Grado e la tenuta Isabella a Pontedera. Queste attività hanno l’obiettivo di conoscere eventuali movimenti legati all’avvio dei lavori, di presidiare il territorio e rafforzare la presenza e la centralità politica del presidio di pace dei “Tre Pini”, di approfondire la conoscenza e i legami che ci connettono con chi vive San Piero, Pontedera, il Parco di San Rossore.
Secondo i piani ministeriali resi pubblici, i lavori di costruzione della base dovrebbero iniziare entro la fine dell’anno 2024 e la passeggiata di monitoraggio di domenica 20 ha già consentito di osservare dei cumuli di ghiaia funzionali al rifacimento delle strade interne all’area della base, probabilmente per consentire lo spostamento di mezzi pesanti in futuro. Le attività di monitoraggio sono motivate quindi dall’urgenza di attivarci con sempre maggior frequenza in questi territori e costruire la possibilità di mobilitarci ogni volta che sarà necessario per fermare il progetto!
Forme di attivazione proposte
Nella riunione sono state proposte numerose idee di attivazioni possibili sul territorio di San Piero, immaginando la possibilità di coinvolgere nell’organizzazione e nella promozione anche altre realtà locali, associazioni, persone impegnate nel territorio (per es. dei dipartimenti di Agraria o Veterinaria dell’Università) e cittadinə interessatə a vivere lo spazio “Tre Pini” per renderlo sempre più concretamente un presidio di pace. Al tavolo ha partecipato anche il Comitato per la Difesa degli Alberi. Le tipologie di attività proposte sono:
Giornate di lavori al presidio “Tre Pini” per renderlo sempre più funzionale e attraversabile;
Attività ludiche e di socialità al presidio (castagnata No Base, attività con bimbə e con scuole, serigrafie, laboratori di falegnameria, orti sociali)
Passeggiate di monitoraggio nelle aree interessate dal progetto, eventualmente associate ad attività di conoscenza del territorio come birdwatching, riconoscimento erbe spontanee, caratteristiche degli alberi, della flora e della fauna;
Responsabilità anche individuale di andare periodicamente sui territori interessati e monitorare, oltre gli appuntamenti collettivi;
Rispetto a queste proposte il gruppo ha cominciato a stendere un calendario di attività da fare nelle prossime settimane nell’area di San Piero a Grado e a Pontedera.
Obiettivi a medio termine
A medio termine sono da immaginare forme più stabili per attraversare il presidio e rafforzare il monitoraggio rendendolo sempre più diffuso sul territorio. Per questo andranno realizzati:
Campagna di donazione di materiale per i “Tre Pini” (tavoli, panche, sedie, etc.);
Realizzazione di canali di comunicazione per le segnalazioni di ciò che accade nelle aree interessate dal progetto;
Rafforzare legami con lə abitanti e le istituzioni di San Piero a Grado e immaginare a medio termine un grande evento culturale e sociale nel paese (verso primavera);
Banchini informativi e propaganda in città/territorio
Un secondo impegno del gruppo è quello di strutturare la diffusione di materiale informativo, di approfondimento, di attivazione e di denuncia del progetto militare. Per questo dovrà essere realizzato un calendario di banchini informativi in città e sul territorio, a cadenza settimanale, che sarà reso pubblico. Questo calendario sarà trasversale alle diverse attività organizzate dai gruppi del movimento No Base, in modo da raccogliere il materiale e le attività che verranno promosse. L’obiettivo è rendere sempre più organizzata, accessibile e regolare la diffusione delle ragioni e dei contenuti del movimento.Inoltre, verrà lanciata una nuova campagna di adesione al movimento No Base realizzando locandine informative che attività commerciali come negozi, bar, locali, librerie etc. potranno esporre per manifestare la propria posizione “Questo posto è No Base”.
ISTITUZIONI E COMUNITà DEL PARCO: VOGLIAMO TRASPARENZA
L’obiettivo del tavolo è riprendere le forme di pressione istituzionale già utilizzate dal Movimento ampliarle e diffonderle anche oltre il territorio comunale pisano. Con il DL di quest’estate si prospetta un inizio dei lavori per la base entro il 2024 ma nessuna istituzione coinvolta dice di sapere nulla. Le istituzioni ad ora coinvolte sono: Regione Toscana, Provincia di Pisa, Comune di Pisa, Parco di San Rossore, Università di Pisa.
Il governo e istituzioni locali non hanno reso pubblico il progetto, lo studio di fattibilità e di impatto ambientale. Questa mancanza di trasparenza è inaccettabile.
Petizioni
Il Movimento ha già lanciato una petizione per le dimissioni del Presidente del Parco Bani a gennaio. L’obiettivo di questi mesi sarà raggiungere le 10mila firme e costruire una mobilitazione il 17 dicembre a Firenze, in contemporanea col consiglio regionale, per consegnare la petizione e le firme e chiedere trasparenza sul progetto.
Verrà ripresa anche la petizione lanciata dallə studenti No base per chiedere all’università l’assegnazione dei Tre Pini. L’università oltre a possedere tutti i terreni non militari della zona, compreso quello dove sorge il presidio dei Tre Pini, è destinataria di un’opera di compensazione nel nuovo progetto della base.
Lə studenti intendono rompere il silenzio dell’Università intorno alla nuova base militare e promuovere azioni di mobilitazione e richiesta richiesta di informazioni al Senato Accademico e al Consiglio di Amministrazione.
Il secondo obiettivo è informare e coinvolgere le popolazioni dei comuni della Comunità del Parco di San Rossore e altri della Regione. Questo in cooperazione con il lavoro dei Punti No Base già attivi in diversi territori.
Sarà possibile presentare una mozione nei propri consigli comunali, sia che se ne faccia parte come persona eletta sia organizzandosi dal basso con altrə cittadinə.
Il Movimento promuoverà inoltre dei banchini informativi e comunicativi pubblici nel maggior numero di comuni possibile.
Insieme ai Punti No Base verrà portato avanti un tour di presentazione del nuovo opuscolo del Movimento e la creazione di un’assemblea pubblica e in presenza dei diversi punti dislocati nel territorio.
Università
É proprietaria dei terreni non militari della zona e dei tre pini. è nel nuovo progetto come compensazione.
Importanza di rompere il silenzio assenso (lavoro informativo e di comunicazione. con attenzione su agraria, centro avanzi e veterinaria) + pretesa trasparenza (interpellanze a senato e cda) + concessione dei tre pini (raccolta firme).