Rassegna stampa No Base sul blocco del 12 marzo

Rassegna stampa No Base sul blocco del 12 marzo

Ecco una lista di articoli e comunicati in seguito al blocco del traffico di armi del 12 marzo alla stazione di Pisa centrale. 

Il Fatto Quotidiano recita ”un centinaio di attivisti contro la guerra si è seduto sulle rotaie del binario 3 della stazione di Pisa per fermare il passaggio di un convoglio di 32 vagoni carichi di mezzi militari e container di armamenti diretto a Palmanova in provincia di Udine”.

Anche L’Indipendente. riporta le parole del Movimento No Base: “Ovunque possiamo fermarli, in ogni città e in ogni paese. Oggi un primo passo, la pace si può realizzare con la lotta e la lotta continua”.

Su Repubblica possiamo trovare un video del presidio.

La Nazione riporta i commenti a caldo dei passanti durante il blocco del carico di guerra. E qua il commento di Alessandro Volpi, professore dell’Università di Pisa. 

Qui invece ecco l’articolo su Riscatto.

Anche su Scomodo si scrive della concretezza dell’azione pacifista del Movimento No Base: “Intorno alle 22:30, le forze dell’ordine, preso atto che il presidio non avrebbe in alcun modo consentito di far passare il convoglio, hanno ceduto davanti alla proposta dei manifestanti di invertire la direzione del treno e farlo tornare verso la stazione di partenza”

Pure su Al Jazeera si parla del blocco Movimento No Base. 

Molto importante il comunicato del Gap di Livorno che sottolinea come questo “blocco non nasce dal nulla” . “Quel treno è stato fermato perché esiste una trama di relazioni costruita nel tempo: portuali, lavoratori della logistica, movimenti territoriali, collettivi antimilitaristi, spazi sociali e sindacati”. “è un esempio concreto di come si costruisce l’opposizione reale alla guerra: inchiesta, organizzazione, sciopero, blocco”

I nostri interventi durante il momento di blocco su Radio Onda d’Urto si trovano qui e qui

Importante anche l’articolo di resoconto della serata su Infoaut

Nel Comunicato conclusivo della due giorni di Non Una di Meno di 8-9 marzo la partecipazione al blocco della stazione delinea la possibilità concreta di inceppamento della macchina della guerra.

Anche il comune di Collesalvetti tramite le parole della sindaca esprime la sua contrarietà alla guerra e al silenzioso passaggio di convogli militari sul territorio.

Nel comunicato di Usb dopo il blocco del 12 marzo si sottolinea l’importanza dello sciopero specifico per il carico, scarico e trasporto di armamenti per tutti i lavoratori coinvolti della JSW e per i macchinisti di Mercitialia, i primi ha segnalare il carico su rotaia di parte del materiale bellico. 

Anche il Collettivo Gkn esprime complicità e solidarietà dei confronti del Movimento No Base “E di una sola cosa ci hanno infine convinti. Bisogna scendere in guerra e dichiarare guerra alla guerra. E noi abbiamo un piano…”

E anche su comune.info potete trovare il nostro comunicato.

Dalla Francia, il blocco delle armi alla stazione di Pisa viene considerato un esempio di lotta antimilitarista da cui trarre ispirazione. “Se il movimento di armi e veicoli militari venisse completamente bloccato in questo modo, i sogni di guerra dei nostri leader diventerebbero semplicemente irrealizzabili” recita Contre Attaque.

Resistere alla guerra, lottare per la pace

Resistere alla guerra, lottare per la pace

Comunicato del Movimento No Base sul blocco delle armi del 12 marzo 2026

Respingere la guerra. Ricacciarla indietro. 

È quello che il movimento ha fatto ieri, attraverso un blocco di oltre sei ore sui binari alla stazione di Pisa centrale. Un treno merci di 32 vagoni, con decine di mezzi blindati militari e altrettanti container il cui contenuto possiamo solo immaginarlo. 

Un risultato che ricalca le straordinarie giornate al porto di Livorno e negli altri porti d’Italia e d’Europa dove i lavoratori e le lavoratrici hanno disertato, rifiutando di essere parte dell’ingranaggio della guerra e bloccando il traffico di armi. 

Ieri abbiamo dimostrato di nuovo con un blocco pacifico e determinato, che possiamo essere concretamente efficaci. Ieri sera abbiamo dato realtà al nostro desiderio di Pace: i nostri corpi hanno fermato il treno della morte. L’hanno fermato  la nostra unione e la consapevolezza di stare dalla parte giusta della storia, quella che rifiuta la logica della guerra ad ogni costo, il riarmo, l’utilizzo di ogni infrastruttura civile per scopi militari, la devastazione del nostro territorio per incentivare l’economia di guerra. 

Abbiamo dimostrato che con i giusti rapporti di forza possiamo trasformare l’impossibile in necessario. Unendo le capacità di lavoratori, comitati, movimenti, cittadini, possiamo essere un passo avanti a loro. Da Livorno a Pisa, da Collesalvetti a Pontedera, un intero territorio si è mobilitato in tanti modi per bloccare questo treno.

Ovunque con coraggio e chiarezza dei nostri obiettivi, possiamo fermare le armi e intralciare la guerra. Possiamo rimandare indietro un treno carico di mezzi blindati. Possiamo fermare la costruzione della base militare nel parco di San Rossore a San Piero a Grado e a Pontedera. Possiamo essere sabbia nell’ingranaggio della guerra. 

A Pisa la guerra ieri non è passata, ma è solo un primo passo: sappiamo che il treno avrà preso altre rotte. Sappiamo che tanti altri passano senza che ne siamo a conoscenza. Vediamo le politiche di miseria che stanno portando miliardi alla guerra e non ai bisogni della società. 

Oggi più che mai dobbiamo prendere posizione: essere per la Pace significa essere partigiani e partigiane, resistere alla guerra mondiale, metterci in gioco ovunque e in molti modi per essere d’ostacolo alla guerra e dimostrare che il popolo non vuole farne parte. 

Ieri abbiamo respirato confitto e liberazione, una tappa che dà forza ed energia a tutto il movimento pacifista e contro la guerra del nostro Paese ma che abbiamo bisogno di rilanciare e continuare a organizzare. Per questo sarà importante esserci tutti e tutte alla nostra assemblea generale martedì 17, organizziamo insieme nuove iniziative  di diserzione, di disarmo, di blocco. Costruiamo la pace con la lotta.