Da Colleferro a Pisa, il campo minato dei territori di sacrificio

Da Colleferro a Pisa, il campo minato dei territori di sacrificio

Pochi giorni fa abbiamo visto un’enorme esplosione coinvolgere una fabbrica di munizioni a Colleferro, la KNDS Ammo Italy, ex Simmel Difesa. Immagini impressionanti della violenza con cui un sito industriale può immediatamente diventare una bomba che minaccia la vita di dipendenti e abitanti del territorio. Un evento che ha giustamente spaventato e fatto notizia, a maggior ragione dato che in quello stesso territorio, la Valle del Sacco, KNDS intende riconvertire e ampliare lo stabilimento realizzandovi un nuovo impianto per la produzione di nitrogelatina, componente destinato alla filiera degli esplosivi e delle munizioni.
Così, alla faccia degli incidenti esplosivi, si continua a incentivare una dinamica di riarmo e militarizzazione palesemente nociva e pericolosa per la vita, la sicurezza e la salute dellə abitanti. 

A partire dall’episodio di Colleferro, vogliamo cogliere l’occasione per guardare al nostro territorio e fare luce su come una zona di sacrificio sia sempre di più un campo minato in cui la vita di chi ci vive o lavora non è messa sullo stesso piano dell’interesse politico, economico e militare a portare avanti piani di riarmo e proiezione bellica nel pieno di una guerra mondiale devastante. 

Porto e raffineria a Livorno: una minaccia perenne per la sicurezza del territorio

Quante Colleferro ci sono tra Livorno e Pisa, nei pressi di case, quartieri, infrastrutture, parchi, strade e stazioni? Quanto è concreta la minaccia della guerra e dell’estrattivismo per vite e territorio, quando ci muoviamo tra le nostre città? Immaginiamo di camminare da Livorno a Pisa e percorrere le strade in cui abitano e lavorano decine di migliaia di persone.
Quali sono le Colleferro che incontriamo ogni giorno? 

A Livorno il porto, come denunciano i portuali e la cittadinanza da anni, è luogo di transito di merci militari. Centinaia di container che possono ospitare qualsiasi cosa, da armi a esplosivi, da bombe a missili, scaricate in mezzo a lavoratori, abitanti e turisti. Dal 2025 a oggi, sono più di 600 le tonnellate di esplosivi circolate nel porto.  A questo si aggiunge l’interesse a insediare nel porto un nuovo sito per la costruzione e il collaudo di sottomarini da guerra dell’impresa Drass.

Andando verso Pisa incontriamo Stagno, dove la raffineria Eni — oggi interessata da un progetto di conversione in bioraffineria — rappresenta l’eredità concreta di decenni di attività industriale ad alto impatto. L’impianto è classificato dalla normativa Seveso come stabilimento a rischio di incidente rilevante, mentre nelle aree circostanti sono state documentate contaminazioni dei terreni e delle acque di falda da idrocarburi, metalli e sostanze cancerogene. La riconversione annunciata non cancella la necessità di completare le bonifiche, garantire la sicurezza dei lavoratori e tutelare la salute della popolazione.

Camp Darby: un immenso deposito di munizioni nel cuore del Parco

Il percorso prosegue fino al Camp Darby, base militare utilizzata dalle forze armate statunitensi come deposito logistico e di munizioni. Un vero e proprio bersaglio per qualsiasi tipo di operazione militare che abbia come controparte l’esercito USA o la NATO. Una polveriera gigante in cui non si conosce cosa vi sia stoccato, per quanto tempo, con quali rischi per la sicurezza e con quali conseguenze in caso di incidente o esplosione. 

Un’installazione collocata in territorio italiano ma sottratta, nei fatti, a un effettivo controllo democratico e caratterizzata da un regime di segretezza che impedisce alla popolazione di conoscere quantità, tipologia e rischi dei materiali stoccati.

Non risulta pubblicamente disponibile un piano di emergenza esterna che informi gli abitanti sui rischi, sulle aree coinvolte e sui comportamenti da adottare in caso di incidente, né tantomeno informazioni sulle attività quali movimentazione di armi, esplosivi e munizioni. Quale impatto avrebbe un evento come quello di Colleferro, se coinvolgesse un luogo di questo tipo? 

Quando il rischio aumenta solo aspettando un treno

Ma la minaccia che comportano questo tipo di infrastrutture è anche in movimento: le stesse merci militari che arrivano a Livorno o vengono stoccate a Camp Darby, circolano sulle nostre strade, nei nostri cieli e soprattutto sulle nostre rotaie e sui nostri treni. Quante delle merci che transitano nell’hub militare pisano-livornese, atterrano all’aeroporto di Pisa? Quanti di questi esplosivi sono passati e passano tutt’ora dalla stazione dei treni? Quanti dai binari di Livorno, Calambrone, Collesalvetti? Magari in pieno giorno, con stazioni piene di pendolari? Quali misure di sicurezza sono messe in atto e come possono tutelarsi le persone laddove il passaggio di questo materiale rimane completamente sconosciuto?

Il rischio non si ferma alle zone tra Pisa e Livorno: a Pontedera, uno dei luoghi designati per il nuovo progetto di base militare, è stato di recente ampliato il binario 4 della stazione, nell’ambito di un progetto europeo dual use, destinato anche alla mobilità militare e alla circolazione di convogli lunghi fino a 740 metri, in una zona ad altissima frequentazione a ogni ora del giorno e della notte.

Armi, esplosivi e… reattori: il nucleare di San Piero a Grado di cui nessuno sa nulla

E se non si tratta di combustibili, armi o esplosivi, si tratta di inquinamento. Qual è lo stato effettivo dello smantellamento del reattore dismesso nell’area Cisam e della rimozione dei materiali radioattivi? Quali controlli continuativi vengono effettuati sulle acque, sui sedimenti e sull’ecosistema del Parco, e con quali modalità di informazione pubblica?

Vita, salute e sicurezza: la nostra vera posta in gioco

Quando la guerra diventa la regola con cui si organizzano i territori, le infrastrutture, il lavoro, l’economia, la logistica, ognuno di questi luoghi è una possibile Colleferro, una polveriera pronta a saltare in aria. Non si tratta di allarmismo, ma della posta in gioco della lotta che portiamo avanti: difendere la vita stessa, la salute e la sicurezza quotidiana delle nostre città, dei nostri posti di lavoro, dei territori che viviamo. 

Non vogliamo territori che siano parchi giochi per militari e industriali, mentre diventano campi minati per la popolazione; non vogliamo che il prezzo della guerra mondiale sia pagato dai più, mentre pochi potenti fomentano il riarmo dal caldo delle loro poltrone.

Fermare la logistica bellica e le basi militari proiettate verso i teatri di guerra globali; organizzarsi sui territori per rivendicare condizioni di vita sicure, salubri, dignitose, ecologiche; scioperare nei posti di lavoro per sottrarsi ai ricatti dell’economia di guerra; lottare contro questi sacrifici imposti ai territori e a chi li abita. Questi sono gli unici strumenti che abbiamo a tutela della vita umana e naturale, verso la quale la guerra e i suoi ingranaggi sono oggi una minaccia sempre più incompatibile e inaccettabile. 

Territorio infrastruttura di guerra: esce il secondo numero del bollettino “HUB”

Territorio infrastruttura di guerra: esce il secondo numero del bollettino “HUB”

Questo secondo numero di HUB raccoglie articoli e approfondimenti sui flussi bellici, sui nuovi investimenti nelle infrastrutture “civili” dual use, sulle fabbriche di armi e sulla loro filiera nei territori, con un approfondimento dedicato a Leonardo S.p.A. Un lavoro che prosegue la ricerca iniziata con HUB n°1, integrando lo sguardo sulle aziende della difesa, sulle loro reti produttive e sulla progressiva organizzazione del territorio come infrastruttura strategica.

Indagare una fabbrica di armi significa accorgersi che non esiste mai una fabbrica isolata. Dietro ogni sistema d’arma si estende una filiera fatta di ricerca universitaria, laboratori, infrastrutture logistiche, aziende civili che producono componenti, reti di trasporto, finanziamenti pubblici e trasferimento tecnologico. È proprio questa rete che HUB vuole rendere visibile. È su questo terreno che si muovono aziende come Leonardo SpA, così come Fincantieri, insieme all’acquisizione di WASS e allo sviluppo delle tecnologie navali, che mostrano come l’industria della difesa si organizzi sempre meno per comparti separati e sempre più come una rete che unisce software, elettronica, intelligenza artificiale, cybersicurezza, cantieristica e sistemi d’arma. La militarizzazione contemporanea che organizza l’intero territorio come piattaforma strategica, intrecciando università, ricerca, imprese, logistica, infrastrutture e formazione in una rete capillare, veloce, in rapida crescita e sotterranea anche se dappertutto. Una forma di militarizzazione dell’intera società, a cui si aggiunge la sperimentazione di nuove forme di leva di massa.

Per questo fare inchiesta significa acquisire strumenti per intervenire. Significa comprendere dove la guerra viene progettata, finanziata, prodotta e resa possibile, per poterla contrastare in ogni passaggio della sua filiera.
Dagli scioperi nelle aziende della difesa al confronto con lavoratrici e lavoratori; dalla lotta contro gli accordi tra università e industria bellica al blocco dei trasporti militari; dalla diffusione della conoscenza alla costruzione di percorsi collettivi nei territori. Perché la guerra non è soltanto nei fronti di combattimento. È dentro i processi economici, produttivi e culturali che la rendono possibile. E se questi processi attraversano le nostre città, allora è anche da qui che può partire la possibilità di interromperli.

Di seguito si può trovare in pdf il volume integrale del secondo numero di “HUB – Bollettino sulla militarizzazione e sulle resistenze dei territori”: scaricalo, diffondilo, rafforza la rete di resistenza contro la guerra.
Puoi leggere il primo numero sul nostro sito seguendo questo link.

Vuoi presentare il bollettino nella tua città o nel tuo paese? Vuoi sviluppare delle inchieste sulla militarizzazione nel tuo territorio o nei posti in cui vivi e lavori? Contattaci per organizzarci insieme!

Appello per la libertà di lottare al fianco della Palestina, contro la guerra e contro i tentativi repressivi nella nostra città 

Appello per la libertà di lottare al fianco della Palestina, contro la guerra e contro i tentativi repressivi nella nostra città 

 In questi giorni cinquantaquattro persone che hanno partecipato al movimento per la Palestina nell’ultimo anno, hanno ricevuto le notifiche della conclusione delle indagini da parte della Questura di Pisa per le incredibili mobilitazioni di massa della scorsa estate e dell’autunno contro guerra e genocidio. Contemporaneamente, sono arrivate decine di sanzioni amministrative per migliaia di euro nei confronti di chi ha partecipato il 12 marzo di quest’anno al blocco del treno carico di armi alla stazione di Pisa, iniziativa pacifista che ha fatto il giro d’Italia e non solo con un grandissimo sostegno da parte di milioni di persone. 

Per comprendere la natura delle mobilitazioni e del tentativo repressivo, pensiamo sia necessario partire da un dato: chi sono queste 60 e più persone colpite dai provvedimenti giudiziari citati? Studenti, dottorandi e ricercatori di tutti e tre gli atenei pisani – Scuola Normale, Università di Pisa e Scuola Superiore Sant’Anna. Lavoratrici del mondo della sanità, delle pulizie, del turismo e dei servizi, mamme che erano presenti alle manifestazioni con i loro figli, driver della logistica, abitanti dei quartieri popolari, sindacalisti, pensionati, consiglieri comunali. 

In questo procedimento si mettono insieme, tentando di criminalizzare, episodi differenziati nel tempo, nelle modalità, nei luoghi e nei protagonisti. L’interruzione di una lezione all’università da parte di alcuni studenti e studentesse per parlare di Palestina, il blocco di massa dei binari della stazione nelle giornate di “Blocchiamo tutto”, l’occupazione del Rettorato dell’Università di Pisa, l’arrivo di migliaia di persone durante gli scioperi del 22 settembre e del 3 ottobre in superstrada, autostrada e aeroporto, un presidio davanti al rettorato, che con la sua pressione ha portato alla rottura degli accordi quadro tra l’Università di Pisa e due università israeliane, risultato raggiunto in due anni di mobilitazioni. 

Questi provvedimenti non sono un caso isolato, ma il riflesso di una dinamica repressiva che attraversa tutto l’Occidente: dai college statunitensi alle università europee, vediamo una risposta autoritaria che colpisce ovunque si manifesti dissenso contro le politiche di guerra e di occupazione. Tutto l’establishment imperialista euroatlantico si è mobilitato in difesa di Israele e della sua ideologia razzista e suprematista, che da oltre 70 anni arma l’esercito sionista contro il popolo palestinese e arabo. Un’ideologia, il sionismo, in larga parte coincidente con quella occidentale, con gli interessi geopolitici ed economici di un capitalismo in profonda crisi di egemonia, alla quale risponde solo con la forza bruta, dalla Palestina al Libano, dall’Iran allo Yemen, dal Venezuela a Cuba Socialista, portando sempre più l’umanità dentro una devastante terza guerra mondiale. E’ questo il contesto generale nel quale si muovono il governo Meloni e le false opposizioni, con Decreti Legge sulla sicurezza oltremodo liberticidi, costruiti in continuità stretta tra esecutivi di centro “sinistra” e destra. 

Le mobilitazioni che questi poteri vogliono processare sono accomunate da un tenace filo rosso: la volontà di agire in autonomia di fronte al genocidio in Palestina e alla guerra mondiale, di incidere sui propri obiettivi e non delegare più le decisioni ad amministrazioni e istituzioni 

sistematicamente complici e coinvolte nelle politiche sioniste, nelle scelte guerrafondaie, nella corsa al riarmo. Davanti a un genocidio, saltano le gerarchie accademiche: studenti e studentesse non accettano la propaganda imperialista e violenta di un professore, così come sono pronti a fare pressione sulla governance affinché rescinda gli accordi con Israele. 

Questo clima di caccia alle streghe è alimentato da una convergenza pericolosa: da un lato i decreti sicurezza del governo e il silenzio delle opposizioni, dall’altro la gestione autoritaria degli atenei. Il Rettore di Pisa, denunciando ‘ignoti’ per le mobilitazioni studentesche, ha di fatto aperto le porte della nostra università alla polizia, venendo meno al ruolo di garante della libertà di espressione e di ricerca. 

Di fronte alla tragedia della guerra e del genocidio, scioperare e scendere in piazza significa decidere che il proprio lavoro, i binari della propria stazione e il proprio territorio non devono più essere al servizio della logistica bellica. La scelta di fermare il passaggio delle armi nella nostra città è un atto di responsabilità che non appartiene solo alle decine di persone oggi sotto indagine, ma alle migliaia che si sono mobilitate. 

Le mobilitazioni, nate in solidarietà con la Global Sumud Flotilla diretta a Gaza, hanno segnato un punto di svolta: mentre il governo israeliano agisce per bloccare in mare gli aiuti umanitari necessari a un popolo stremato, noi abbiamo scelto di bloccare a terra il flusso di armi che alimenta il massacro. 

In quei giorni abbiamo dimostrato che è possibile sottrarsi alla routine della produzione per opporsi concretamente alla guerra. Da quell’esperienza sono nate reti di insegnanti, medici e collettivi studenteschi: un’infrastruttura sociale che vive nelle nostre scelte quotidiane. Rifiutare la collaborazione con l’industria bellica, opporsi alla costruzione di nuove basi militari e fermare i carichi di armi sono oggi le uniche azioni concrete per agire là dove la guerra passa, con l’obiettivo di fermarla. Se l’obiettivo di indagini, denunce e sanzioni è isolare chi vuole ribellarsi alla guerra e suggerire che lottare sia sconveniente, non accettiamo la selezione di poche persone colpite per atti che sono stati scelti e praticati da migliaia: a chi tenta di criminalizzare il movimento, rispondiamo rivendicando la legittimità del concorso morale e politico di un’intera città. 

La risposta migliore alla repressione e ai decreti sicurezza è rendere ‘sconveniente’ la complicità con il genocidio e la corsa al riarmo. Moltiplicare le iniziative, rafforzare le reti di solidarietà e resistenza. Continueremo a difendere la libertà di scendere in piazza, di scioperare e di interferire con la logistica bellica, toccando gli interessi diretti di chi oggi trae profitto dalla guerra. Ci sarà bisogno di rendere sempre più difficile e sconveniente il passaggio delle armi, la complicità delle istituzioni, la propaganda militarista nelle università e nei territori, la costruzione di nuove basi militari, le attività delle basi che già ci sono. Non saranno le persone comuni a pagare il prezzo del dissenso, ma chi progetta la guerra a dover rispondere delle proprie scelte. Ciò che è in gioco non sono singoli episodi, ma la possibilità di affermare un futuro di pace, dignità e solidarietà tra i popoli. 

Non rinunceremo alla libertà di lottare e ripudiare guerre e genocidio. Non sarà il tentativo di repressione a fermare una lotta giusta e collettiva per la Pace, la Dignità umana, la Solidarietà tra popoli. Per questo invitiamo tutte le realtà politiche, associative, sindacali, collettivi, comitati e movimenti, singoli e personalità, a sostenere questo appello per dare un segnale chiaro: rispondiamo agli attacchi rilanciando in ogni modo la mobilitazione per la Palestina libera, contro la militarizzazione e per una vita libera dalla guerra. 

PRIMI FIRMATARI 

Studentə per la Palestina 

Movimento No Base 

Cambiare Rotta – Organizzazione Giovanile Comunista 

Potere al Popolo! 

Rete dei Comunisti 

Unione Sindacale di Base 

Palestra Popolare La Fontina 

eXploit! 

Una città in comune 

Rifondazione Comunista 

SOTTOSCRIZIONI

  • Abbasso la Guerra OdV Venegono
  • All eyes on Palestine – Perugia
  • Anomalia collettiva
  • Arci Valdera
  • Ass. di promozione sociale OBLÒ – Livorno
  • Associazione Culturale Livorno-Palestina
  • Associazione Il Giardino dei Fenicotteri Piana di Lecore
  • Associazione La Rossa
  • Associazione Senza Confini
  • Auser collettivo
  • Break now
  • Carc sez. Pisa
  • Cascina Rossa
  • Cittadine e cittadini di Calci per la Palestina (CCCP)
  • Circolo Arci Agorà – Pisa
  • Circolo Arci L’Ortaccio
  • Circolo Il Botteghino
  • Cobas Pisa
  • Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
  • Collettivo Millepiani Arezzo
  • Collettivo Scuola Normale Superiore
  • Collettivo Universitario Autonomo Pisa
  • Comitato Varesino per la Palestina
  • Comunità di Quartiere Sant’Ermete
  • Coordinamento Antimilitarista Livornese
  • Coordinamento Flottilla di terra Livorno
  • Coordinamento per il boicottaggio di Israele
  • Coordinamento in Valdera di Stop Rearm Europe
  • Coordinamento Valdera per la Palestina
  • Cristiani no base
  • CUB
  • Demiurga Pisa
  • Ecovillaggio Ca’ dei Dodo
  • Ex Caserma Occupata Livorno
  • Federazione Anarchica Siciliana
  • Ferrovieri Contro la Guerra
  • Fgc Pisa
  • Forum della Pace Versilia
  • Freedom Flotilla Italia
  • GAP Livorno
  • Global Sumud Flottilla Italia
  • Gruppo Consiliare “Pontedera a Sinistra”
  • Il Chicco di Senape
  • Immigrital
  • Ingegnerie senza frontiere (ISF Pisa)
  • Kontromovimento
  • L3 Reiett3
  • Legambiente Pisa
  • Legambiente Valdera
  • Mala Servanen Jin – casa delle donne che combattono
  • Non Una di Meno Lucca
  • Non Una di Meno Pisa
  • Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
  • Osservatorio Antiproibizionista
  • Pax Christi Valdera
  • Pisa per la Palestina
  • Redshift
  • Rete Docenti Lavoratori e Lavoratrici della Scuola uniti per Gaza – Livorno
  • Rete La scuola per la Palestina
  • Rinascita Popolare
  • S. A. Newroz
  • Sanitari per Gaza Toscana
  • Sindacato Sociale di Base – Pisa
  • Sinistra per
  • Un Ponte Per Comitato Toscano
  • Unione Inquilini – Pisa

Di seguito anche un elenco dei comunicati di sostegno scritti nelle ultime settimane (in aggiornamento):

ARCI Valdera

Pax Christi Italia

Nonne in lotta

Insorgiamo GKN

Kontromovimento

Sinistra Per

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

Rete di Docenti Provincia di Pisa

CGIL, ARCI, ANPI, Casa della Donna, Legambiente- PISA

COBAS PISA

CUB

USB PISA

Gilda degli Insegnanti di Pisa

Acerbo (Rifondazione)

Rifondazione Comunista Toscana

Luigi Sofia (consigliere comunale AVS Pisa)

Sinistra Italiana Pisa e Provincia + UGS

Giovani del Centro Sinistra

Diritti in Comune

Territori contro la guerra: la lotta no base in Toscana e oltre!

Territori contro la guerra: la lotta no base in Toscana e oltre!

Durante questo mese di maggio, parteciperemo a numerose iniziative di confronto e mobilitazione diffuse nei territori della Toscana, della Liguria e del Piemonte. Ovunque saremo in queste settimane, ci sentiremo a casa: per noi, casa sono i territori di sacrificio, le aree dove si progetta la guerra, dove si scaricano i costi della speculazione energetica, dove si innestano le infrastrutture logistiche e le basi militari, dove si gettano le nocività e gli scarti di questo sistema tossico. I luoghi dove oggi si lotta e si resiste.

Questi territori sono a fianco a noi, sono nelle nostre città o ai loro confini, nelle aree suburbane, nelle province, nelle montagne. Qui siamo a casa perché vogliamo incontrarci, conoscerci e rafforzarci insieme a chi si organizza per affermare un destino diverso della propria terra. Dai crinali del Mugello, alle terre della Versilia dove i parchi e gli ecosistemi incontrano la mano predatoria di imprese energetiche e infrastrutture logistiche; da Grosseto, col suo enorme aeroporto militare, alla piana di Sesto Fiorentino, dove l’aeroporto civile inquina e avvelena; dalla bassa val di Susa che si batte contro il TAV, alle terre della Lunigiana dove ci si batte contro le fabbriche e i depositi di missili; dalle città di porto, come Livorno e Genova, in cui la guerra, i suoi traffici e la sua industria incontrano lavoratori e abitanti che non arretrano mai e ci infondono coraggio.

Ognuno di questi territori è un tassello di un sistema di guerra mondiale che parte da qui, una rete che innerva e opprime ogni ambito della vita. Per questo in ogni territorio abbiamo la necessità e l’opportunità  di difenderci: di organizzarci per bloccare la guerra, i suoi flussi, la sue fabbriche. Di lottare ostacolando le attività della guerra. Sono loro, i portatori degli interessi di guerra, che hanno bisogno del nostro lavoro, della nostra intelligenza, delle nostre terre da occupare, dei nostri boschi da abbattere, dei nostri monti da distruggere. Quello che abbiamo da difendere, è la possibilità di cercare alternative, di sviluppare nuovi legami con l’ambiente, nuove forme di lavoro ed economia, modi diversi per approvigianare energia, per realizzare la mobilità e le connessioni tra territori. Per essere realmente protagonistə delle decisioni che si prendono laddove viviamo. 

Rilanciamo di seguito il calendario in aggiornamento delle iniziative dove siamo statə e saremo presenti nel mese di maggio, con la fiducia che saranno occasioni per connettere le lotte che dal basso costruiscono la Pace, mettendo i bastoni tra le ruote ai padroni del mondo e ai signori della guerra. 

Sabato 9 maggio
Marcia popolare a difesa dei crinali dell’Appennino Mugellano e assemblea pubblica in piazza a Londa

Sabato 9 maggio e domenica 10 maggio
Due giorni di convegno contro la guerra a La Brilla Quiesa, Massarosa

Sabato 16 maggio 
Ore 14.00 Sesto Fiorentino, Polo Scientifico -Via dell’Osmannoro
Basta aeroporti in città! Manifestazione a difesa della piana fiorentina

Sabato 23 maggio 
Ore 17.00 Grosseto, Museo di Storia Naturale
Presentazione del bollettino HUB con Coordinamento Pace e Officina Giovani Antifascisti

Sabato 23 maggio
Ore 17.30 Avigliana (Piemonte) [luogo in aggiornaento]
A mano disarmata: incontro organizzato da assemblea Bassa Valle con Stop Riarmo e Movimento No Tav

Sabato 30 maggio
Pontremoli, Giardini dei Teatri della Rosa [orario in aggiornamento]
Resistere alla guerra, costruire la pace: presentazione del bollettino HUB e dibattiti con Cantiere per la Pace e altre realtà antimilitariste liguri-apuane

Sabato 30 maggio
Ore 14.30, Livorno, Piazza della Repubblica
Ciemmona interplanetaria contro il riarmo

Sabato 30 maggio
Genova [ora e luogo in aggiornamento]
Presentazione del bollettino HUB a Genova con Assemblea contro Leonardo


APPELLO ALLA MOBILITAZIONE: IL 2 GIUGNO PONTEDERA DICE NO!

APPELLO ALLA MOBILITAZIONE: IL 2 GIUGNO PONTEDERA DICE NO!

Martedì 2 Giugno | Ore 10:00 | Piazza Cavour Pontedera

Perché vogliamo scendere in piazza? 

Mentre le istituzioni, nel giorno della Festa della Repubblica, approfittano ancora una volta di una ricorrenza per celebrare le forze armate, e nel mondo intero accelera sempre più la guerra globale, nei nostri territori si continua a progettare un futuro di cemento e militarizzazione. 

In questo scenario, il progetto della nuova BASE MILITARE per i Gruppi di Intervento Speciale e TUSCANIA distribuita tra Pisa (presso l’ex Cisam a San Piero a Grado nel cuore del Parco Naturale di San Rossore) e Pontedera (nell’area verde della Tenuta Isabella), non risulta solo un esplicito attacco all’ambiente, ma, soprattutto, una scelta politica precisa: sottrarre risorse alla collettività per alimentare la macchina bellica che procede a ritmi sempre più sostenuti.

Mentre civili in tutto il mondo vengono uccisi con le armi che partono dai nostri Paesi e sui nostri territori il governo taglia sulla scuola, sulla sanità, abbandona le case popolari e definisce “insostenibili” gli investimenti per la transizione ecologica, i fondi pubblici (a partire da quelli del Fondo Coesione e Sviluppo, destinati inizialmente alla spesa sociale) vengono dirottati per cementificare il territorio e alimentare il riarmo, incentivando sempre più un escalation bellica che già rappresenta un punto di non ritorno inaccettabile. Denunciamo quindi con forza un’operazione che è passata da 190 milioni iniziali a una spesa folle di oltre 520 milioni di euro di denaro pubblico, in una cornice che prospetta un futuro, sempre più incerto, di crisi economica e sociale.
Così come il 25 aprile abbiamo deciso di dare valore alla memoria antifascista e antimilitarista, facendo vivere questa giornata storica di resistenza con la manifestazione a Camp Darby e con la riapertura del presidio di pace dei Tre Pini, riteniamo che il 2 giugno, data  che già da anni ha visto protagoniste importanti mobilitazioni No Base, sia necessario dare un nuovo valore a ciò che realmente deve essere considerato come diritto di tutte le persone che vivono in questo Paese e non parole retoriche e svuotate di senso. Il ripudio della guerra oggi deve avere significato concreto ed essere agito da tutte e tutti, non solo sbandierato in proclami che nascondono interessi di morte e prevaricazione.
É a partire da questa prospettiva che, per questo 2 giugno, lanciamo una manifestazione che da Pontedera si muova in direzione della Tenuta Isabella, l’area scelta per la realizzazione di una pista di addestramento e di un poligono di tiro militari.

Una giornata che non solo contesti le logiche della guerra globale, ma sia in grado di ragionare su come si costruisce un territorio di pace, che sia in grado di rigenerare legami sociali, mettendo al centro la cura delle persone, la difesa dei diritti umani e la condivisione degli spazi comuni.

Fuori Pontedera dalle logiche di guerra! 

Pontedera non deve diventare un avamposto logistico per reparti d’élite impegnati in scenari di guerra internazionali, lontani dalle esigenze reali della popolazione. Lo stanziamento di quasi 4 milioni di euro, ancora una volta sottratti ad interventi di pubblica utilità, per il potenziamento del Binario 4 della stazione di Pontedera e per favorire la sosta e il passaggio di treni carichi di armamenti, esplosivi e munizioni, non può che confermare la volontà di intensificare la mobilità militare e, con questa, gli interessi di guerra. Sommando a questo intervento le commesse belliche della Piaggio e la realizzazione della base alla Tenuta Isabella, la Valdera si configura inevitabilmente come una sezione periferica dell’hub militare ormai di ampiezza regionale, che comprende Camp Darby (il più grande deposito europeo di armamenti statunitensi), l’ampliamento dell’aeroporto militare di Pisa, la realizzazione della Darsena Europa a Livorno, ma anche il Comando NATO a Firenze. Crediamo invece in una Pontedera e in una Valdera come territori della pace, della cultura e del lavoro dignitoso: non vogliamo che la provincia di Pisa si consolidi come un hub al servizio della guerra!

Contro il consumo di suolo e la devastazione ambientale.

Non possiamo accettare che un bene comune come i 170 ettari di aree verdi individuate per la base di Pisa e Pontedera, vengano sacrificati per poligoni di tiro e basi di addestramento militari al servizio della guerra, aggiungendo peraltro ulteriori problematiche di tipo ambientale a territori già fortemente antropizzati e che hanno già mostrato tutta la loro fragilità nel resistere alle alluvioni.

Soldi per le spese sociali, non per la guerra.

  In un momento di crisi economica e sociale, che vede un inarrestabile depotenziamento dei servizi pubblici, con un’inflazione in continua crescita causata dalla guerra e che erode giorno dopo giorno il valore di acquisto di chi ancora ha un salario, spendere centinaia di milioni di euro di fondi pubblici (spesso sottratti al PNRR) per infrastrutture militari che produrranno morte e distruzione, è solo una scelta folle e insensata.

Fermare la base significa fermare la corsa al riarmo che ci trascina verso il baratro: le nostre vite valgono più dei loro profitti.

Invitiamo tutte le realtà associative, i comitati, i sindacati e i singoli cittadini, a unirsi alla manifestazione e a costruire quella che immaginiamo come una grande giornata di mobilitazione contro la guerra!  Portiamo bandiere, striscioni e creatività: la terra è di chi la vive, non di chi la bombarda!    

NESSUNA BASE PER NESSUNA GUERRA   

MOVIMENTO NO BASE

Che liberazione! – Comunicato dalla giornata di lotta del 25 aprile

Che liberazione! – Comunicato dalla giornata di lotta del 25 aprile

Dal 25 aprile di lotta nell’Hub militare toscano e al presidio dei Tre Pini al 2 giugno a Pontedera continuiamo a resistere alla guerra, ad essere partigianə della Pace ogni giorno.

Questo 25 aprile, in più di mille persone, abbiamo camminato insieme per le strade di San Piero a Grado: non piú arterie fondanti della logistica di guerra che quotidianamente si muove sul territorio, ma strade di un percorso determinato di lotta alla guerra e alla devastazione, che ci ha portato a riprenderci insieme il presidio dei Tre Pini. 

Percorrere queste vie, passare davanti a Camp Darby e al Cisam, dove sono apparse decine di scritte contro la guerra, fare vivere gli interventi del corteo insieme a mille persone, con decine di associazioni e realtà che vogliono una pace reale, intraprendendo insieme una lotta concreta contro la guerra, non è stato solo parte di una manifestazione. È il tassello sempre più saldo che ci porta verso il nostro obiettivo di pace e di demilitarizzazione del nostro territorio e di tutti i territori. 

Sono mesi in cui la guerra si fa ogni giorno più intensa, pervasiva e violenta. In cui assistiamo sbigottiti a decisioni allarmanti prese con leggerezza, in cui l’angoscia della guerra e degli orrori che si porta dietro pervade la nostra quotidianità. Dove i governi trascinano l’umanità verso distruzione e ingiustizia, dove si stanziano miliardi per il riarmo mentre si taglia su scuola e sanità, dove le basi USA come Camp Darby sono direttamente implicate nei fronti di guerra e genocidio come in Iran, in Palestina, in Libano.

Di fronte a questo, unitə possiamo virare verso un orizzonte di pace. 

Per questo  la mobilitazione di ieri è stata più che mai importante per il nostro territorio. Una giornata in cui il movimento, che ha tante anime e tante facce e che unisce persone di ogni età che sognano insieme un mondo diverso, si è espresso con forme e linguaggi diversi: dall’esibizione iniziale dei canti dell’Or’ coro, al fondamentale contributo della Brigata cucina al pranzo per il presidio dei Tre Pini, dal messaggio registrato dai GAP in partenza con la Flottilla verso Gaza agli striscioni lasciati per tutto il corteo. Un messaggio di resistenza che è plurale ma ha radici salde che vanno in tutte le direzioni: dai porti alle parrocchie, dalle università agli spazi sociali, dai quartieri alle scuole, passando per i luoghi di lavoro e soggetti dissidente all’interno delle amministrazione. Tanti soggetti e ragioni differenti hanno camminato unite nello spirito e nell’azione, condividendo un progetto comune: fermare la guerra, liberarci delle basi militari, organizzare praticamente e con efficacia la resistenza che il territorio può esprimere laddove la guerra passa.

Insieme, a partire da tutte queste ragioni, il 25 aprile abbiamo ripreso i Tre Pini, il presidio di Pace che da ormai tre anni è punto di riferimento come spazio di organizzazione contro la guerra nel nostro territorio. Per ogni attacco mosso nei confronti di chi lotta contro la devastazione della guerra, il nostro territorio non solo sa rispondere, ma sa anche trarne forza. Nel luogo dove tre anni fa siamo entrati in cinquanta persone – e che l’università un mese fa ha sgomberato e distrutto peri intralciare la nostra lotta -ieri siamo tornati in mille.

Resistere oggi significa assumere delle sfide, che possono fiorire in opportunità se assunte collettivamente, dal basso, da chi la guerra non la vuole piú subire. Aver bloccato un treno carico di armamenti e munizioni è stata una sfida. Aver riaperto insieme il Presidio di Pace dei Tre Pini è una nuova sfida. Tutto questo ci dà ora l’opportunità di essere determinanti nel bloccare la guerra, nel disertare la devastazione e liberare il nostro territorio.
In quest’ottica rilanciamo una nuova mobilitazione ampia e generale contro la guerra e la base per il prossimo 2 giugno, a Pontedera, città investita, insieme a San Piero a Grado, dal progetto della base e da rilevanti lavori di ristrutturazione ferroviaria in prospettiva di transiti più intensivi di trasporti bellici. Una proposta di mobilitazione maturata a Pontedera, rilanciata con forza in corteo tra camp Darby e i Tre Pini, e assunta dal Movimento tutto.

Dopo importanti mesi di attivazione, questa giornata di mobilitazione nel giorno della Liberazione ha rafforzato una prospettiva di lotta comune a tutte le aree coinvolte nel progetto di costruzione della base, lotta che si sta sviluppando sempre più capillare e unita su un ampio territorio pronto a organizzarsi e lottare insieme contro la base e per la pace.

Il 25 aprile non solo è stata una giornata di resistenza alla guerra, ma anche un momento di coerenza e decisione, per diventare partigiane e partigiani per la pace. A fronte della guerra mondiale che imperversa, davanti a un hub militare diffuso, enorme e pervasivo come quello che abbiamo in Toscana, siamo chiamati ad avere una responsabilità. Noi decidiamo e parteggiamo per la pace, lo abbiamo fatto e continueremo a farlo, bloccando la guerra in ogni dove con i mezzi e la forza a nostra disposizione.

Siamo partitə in più di mille e torneremo ancora più numerosə, perché ogni volta che provano a fermarci troviamo il modo di riaprire spazi e strade, e questo 25 aprile ha dimostrato che la pace non è un sentimento ma una pratica collettiva, e che noi siamo prontə a viverla ogni giorno.