Di greenwashing, militarizzazione dei territori e questione energetica.

Di greenwashing, militarizzazione dei territori e questione energetica.

La Toscana al centro di economia di guerra e interessi israeliani

La Toscana è sempre più al centro di una serie di interessi economici legati a doppio filo alla macchina bellica e al complesso militare-industriale.
Se il progetto della nuova base militare da oltre mezzo miliardo, inizialmente prevista a Coltano e poi spostata a San Piero a Grado e Pontedera, rappresenta una delle manifestazioni più evidenti di questa tendenza, è possibile individuarne molti altri segnali, forse meno immediati, ma oramai sempre più impattanti sui nostri territori.
Infatti, in parallelo alla più esplicita dimensione di incremento di investimenti strettamente militari, sono molti gli ambiti e le forme con cui la militarizzazione si radica nei nostri territori sfruttandoli e desertificandoli sempre più.

É in questa tendenza, che vede nella guerra un’occasione di speculazione e guadagno, e sfrutta e deturpa il territorio con il beneplacito degli attori pubblici coinvolti, dalla Regione Toscana, agli Enti preposti, fino ai singoli Comuni, che riteniamo importante leggere le notizie dei recenti progetti agrivoltaici tra cui quelli di Lavaiano (comune di Casciana Terme Lari) e Collesalvetti, Ribolla, Grosseto e Roccastrada. 

Dai giornali alle amministrazioni, la questione energetica si fa sempre più incalzante e a governarla non sono mai i bisogni dellə cittadinə, ma profitti dei governi e interessi dei poteri internazionali.
Questo non avviene solo in Toscana, come possono ben documentare i lavori di inchiesta svolti da Confluenza e la mappatura dal basso delle opere di devastazione che abbiamo in cantiere e che è possibile consultare QUI), ma l’esempio sul nostro territorio è più che mai attuale ed esemplificativo.
Per quanto riguarda i progetti agrivoltaici sul nostro territorio, già citati, infatti, è oramai esplicitato pubblicamente che, alle spalle della promozione dei progetti citati sopra, nei nostri territori c’è un’azienda israeliana, la Shikun & Binui Ltd, inserita nella black list dell’Onu perché operante nei territori palestinesi illegalmente occupati.
Dunque, a poca distanza da un territorio già coinvolto nel progetto devastante della base GIS e Tuscania, ci troviamo di fronte all’ennesimo tentativo di una clamorosa operazione di green washing, che dietro alla facciata della produzione di “energia pulita” nasconde, pure in maniera mal celata, l’obiettivo di mettere a rendita il denaro proveniente direttamente dalla filiera sionista del genocidio (questo non è un caso singolo,  si veda l’approfondimento emerso da il caso di Massarosa con l’inchiesta di Cofluenza). 

Ancora una volta quindi ci troviamo di fronte a progetti che dipendono direttamente o indirettamente da interessi bellici, approvati all’insaputa della popolazione che vive quotidianamente i territori interessati e che non ha voce in capitolo sul futuro di quegli stessi territori, di cui si perpetra la distruzione per i profitti di altri. E come sempre la politica locale, dai Comuni alla Regione, prima finge di non sapere, per poi sostenere che queste decisioni non sono di loro competenza, nonostante sbandierino a destra e a manca il loro pacifismo e il sostegno alla causa palestinese.

Che ci sia una base da costruire, un canale da dragare o un impianto agrivoltaico, non c’è investimento pubblico o privato che non sia legato all’economia di guerra.

Una volta svelato un nuovo tassello del disegno mortifero e devastante che si porta dietro tutto questo, ed evidenziato l’ennesimo inequivocabile segnale di come, anche qui in Toscana, come nel resto del mondo, la questione energetica e la questione militare sono estremamente intersecate, fornendo legittimazioni inaccettabili di interessi genocidiari come quelli di Israele, non possiamo che riconoscere come questa debba essere parte della stessa lotta contro la guerra, contro la base, per la vita e la riappropriazione dei territori da parte delle persone che li abitano.

Di seguito il testo di convocazione della prima assemblea pubblica che si terrà a Lavaiano, lunedì 7 settembre ore 21.15

⏰ LUNEDI’ 7 SETTEMBRE ORE 21:15 – ASSEMBLEA PUBBLICA AL CIRCOLO ARCI DI LAVAIANO

👉 Un nuovo maxi-progetto si sta per abbattere sul territorio della Valdera: un impianto agrivoltaico di 22 ettari a Lavaiano, in un’area confinante con la Fi-Pi-Li.

La società che ha proposto l’impianto è la Spv Energy E32, è controllata dall’israeliana Shikun & Binui Ltd, azienda inserita nella black list dell’Onu perché compromessa in attività economiche nei territori palestinesi illegalmente occupati da Israele e coinvolta, tramite una società satellite, nella costruzione della barriera che circonda la striscia di Gaza.

Le istituzioni coinvolte nel processo di autorizzazione di questo progetto, dalla Regione Toscana al Comune di Casciana Terme-Lari hanno il dovere di informare la cittadinanza e prendersi le proprie responsabilità di fronte a questo progetto.

❌ NO ALL’AGRIVOLTAICO SPORCO DI SANGUE!

Incontro promosso da: Associazione No Valdera avvelenata, Coordinamento Valdera per la Palestina

Dalla guerra globale al controllo sociale: la farsa del 1° Reggimento Tuscania e l’inganno della Base nel Parco

Dalla guerra globale al controllo sociale: la farsa del 1° Reggimento Tuscania e l’inganno della Base nel Parco

Come Movimento No Base lo abbiamo sempre denunciato chiaramente: il 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania” e la 2ª Brigata Mobile dell’Arma sono corpi d’élite strutturati, addestrati e impiegati per la guerra globale. Sono forze speciali inserite nelle catene di comando NATO (FOS Tier 2), nate per la Direct Action, l’occupazione militare e le operazioni ad alto rischio nei teatri di crisi internazionali.

Eppure, per anni, le forze politiche di governo ad ogni livello — nazionale, regionale e locale — hanno cercato di raccontare una favola comoda alla cittadinanza: hanno provato a giustificare la costruzione della nuova mega-base militare da centinaia di milioni di euro all’interno del Parco Naturale di Migliarino San Rossore Massaciuccoli vendendola come la realizzazione di un innocuo “presidio di sicurezza locale” e un’opportunità per il territorio.

Nell’ultimo anno, abbiamo assistito a un’escalation nell’utilizzo del Reggimento Tuscania proprio in operazioni di polizia locale nelle nostre città. Ma basta grattare la superficie della propaganda per svelare l’inganno.

Blitz di quartiere e titoli ad effetto: la spettacolarizzazione dell’ordine pubblico

Basta rileggere i titoli più eclatanti della stampa nazionale e locale degli ultimi mesi per capire come è stata costruita questa narrazione 

Ci troviamo di fronte a paracadutisti in tenuta da combattimento, volti coperti, unità cinofile, elicotteri in sorvolo e quartieri popolari cinti d’assedio per dodici ore consecutive.

La domanda scomoda: a cosa serve una base nel bosco se il teatro di guerra è l’asfalto cittadino?

Ci chiediamo allora, in modo diretto e provocatorio:

A cosa serve cementificare ed espropriare decine di ettari all’interno della Selva Toscana e del Parco di San Rossore per costruire una base d’addestramento d’élite, se poi l’impiego dichiarato e strombazzato dal governo è quello di dare la caccia agli spacciatori di strada sui marciapiedi delle periferie?

La risposta è semplice: è una colossale operazione di facciata.

Le trionfali parole del Ministro della Difesa Guido Crosetto durante la sua visita al Tuscania e il recente riconoscimento dell’innalzamento dei gradi di operatività stabiliti dalla NATO per queste unità dimostrano la realtà dei fatti. Le forze d’élite dell’Arma sono destinate alla guerra e ai grandi scenari geopolitici. La passerella mediatica nelle periferie italiane serve unicamente a costruire una narrazione di comodo, utile a giustificare di fronte all’opinione pubblica la presenza di reparti militari d’assalto nella vita quotidiana del Paese.

La montagna che partorisce un topolino: la farsa dei numeri

Se valutiamo queste operazioni sul piano dell’efficacia reale contro la criminalità organizzata, il bilancio è ridicolo. Reparti speciali d’élite, che dovrebbero essere impiegati per disarticolare i grandi cartelli del narco-traffico, smantellare i patrimoni mafiosi e colpire i vertici del crimine organizzato, producono il classico topolino.

Mettiamo a confronto i dati operativi emersi da questi blitz con i dati ufficiali dell’ultima Relazione al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze:

Tutti i blitz ad alto impatto messi in atto dal Tuscania nei quartieri romani, torinesi e milanesi nei primi 8 mesi del 2026  hanno portato al sequestro complessivo di appena 10,6 kg di sostanze (circa 2.500–5.000 dosi da strada). Si tratta dello 0,019% dell’intero quantitativo sequestrato annualmente in Italia (55.396 kg).

L’impiego delle truppe d’assalto della Difesa non intacca minimamente i veri flussi della droga né i grandi broker che la gestiscono

Dal modello ICE americano alla militarizzazione del territorio

E allora, se sul piano del contrasto al crimine questi interventi sono irrilevanti, a cosa servono davvero?

Seguendo il modello americano dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement), la presenza sempre più capillare delle forze speciali nelle nostre città risponde a un preciso disegno di militarizzazione del territorio. Un processo che persegue due obiettivi strategici:

  1. Ingegneria della paura e controllo sociale: Scenari di guerra, commando armati fino ai denti, incursioni con elicotteri e quartieri posti sotto assedio alimentano un clima perenne di crisi ed emergenza. La presenza fisica dei militari nelle strade inculca nell’immaginario collettivo l’idea che la loro presenza sia “necessaria” e inevitabile per garantire la sopravvivenza della società.
  2. Legittimazione della spesa militare e della Base: Mostrare i paracadutisti in azione nelle periferie o nei nodi di scambio serve a far mandare giù alla popolazione la pillola dei costi militari. Si fa credere ai contribuenti che sia giusto spendere centinaia di milioni di euro per la nuova base nel Parco di San Rossore, per gli stipendi delle forze speciali e per gli equipaggiamenti bellici d’assalto (come i droni e i mezzi anfibi finanziati nelle ultime manovre di bilancio) facendoli passare per strumenti di “sicurezza pubblica”.

La criminalizzazione della povertà e lo Stato penale

Questo modello produce un ulteriore effetto devastante: la stigmatizzazione dei quartieri popolari e dei soggetti marginali.

  • Guerra ai Poveri, non alla Mafia: Gli interventi si concentrano quasi esclusivamente in zone colpite da forte disagio socio-economico (Quarticciolo, Tor Bella Monaca, Barriera di Milano). Gli arresti e le denunce colpiscono in gran parte cittadini stranieri o soggetti affetti da dipendenza, alimentando razzismo, diffidenza e guerra tra poveri. Si colpiscono i terminali ultimi della catena — spesso spinti allo spaccio per disperazione o dipendenza — lasciando intatti i vertici e i profitti finanziari del narcotraffico.
  • Costruzione del Nemico e Zone Rosse: Invece di portare scuole, servizi sanitari, trasporti e lavoro, lo Stato risponde proclamando “Zone Rosse” e zone d’intervento speciale. È la scorciatoia per legittimare i Decreti Sicurezza, la restrizione delle libertà personali, la normalizzazione dei fermi preventivi e delle perquisizioni di massa.
  • Guerra alle Occupazioni e Vetrina Turistica: Invece di affrontare l’emergenza abitativa con politiche per la casa, le forze speciali vengono usate per sgomberare le occupazioni ATER, colpevolizzando e criminalizzando chi non ha un tetto. Parallelamente, nelle aree monumentali e turistiche come il Colosseo o le stazioni centrali, i militari vengono messi in mostra come statuine di una vetrina ideologica, per ostentare la potenza dello “Stato penale” ai flussi del turismo globale.

Le nostre rivendicazioni: per una sicurezza sociale, non militare

Noi crediamo che questo modello sia completamente sbagliato, autoritario e dannoso per la società. Non abbiamo bisogno di generali, militari incappucciati e basi nel parco per vivere sicuri.

Come Movimento No Base chiediamo con forza:

  • Taglio immediato delle spese militari e delocalizzazione delle risorse verso le vere emergenze del Paese: sanità pubblica, scuola, trasporti e sostegno al reddito.
  • Cessazione dell’impiego dei reparti militari nelle strade e nei quartieri: la gestione delle periferie richiede politiche sociali, non strategie di occupazione bellica.
  • Un cambio radicale di paradigma: il passaggio dalla retorica reazionaria della “sicurezza militare” alla costruzione della vera sicurezza sociale (casa, lavoro, salute, ambiente).

NO ALLA BASE MILITARE NEL PARCO NATURALE!
NO AI MILITARI NELLE NOSTRE STRADE!

Movimento No Base – Pisa

Da Colleferro a Pisa, il campo minato dei territori di sacrificio

Da Colleferro a Pisa, il campo minato dei territori di sacrificio

Pochi giorni fa abbiamo visto un’enorme esplosione coinvolgere una fabbrica di munizioni a Colleferro, la KNDS Ammo Italy, ex Simmel Difesa. Immagini impressionanti della violenza con cui un sito industriale può immediatamente diventare una bomba che minaccia la vita di dipendenti e abitanti del territorio. Un evento che ha giustamente spaventato e fatto notizia, a maggior ragione dato che in quello stesso territorio, la Valle del Sacco, KNDS intende riconvertire e ampliare lo stabilimento realizzandovi un nuovo impianto per la produzione di nitrogelatina, componente destinato alla filiera degli esplosivi e delle munizioni.
Così, alla faccia degli incidenti esplosivi, si continua a incentivare una dinamica di riarmo e militarizzazione palesemente nociva e pericolosa per la vita, la sicurezza e la salute dellə abitanti. 

A partire dall’episodio di Colleferro, vogliamo cogliere l’occasione per guardare al nostro territorio e fare luce su come una zona di sacrificio sia sempre di più un campo minato in cui la vita di chi ci vive o lavora non è messa sullo stesso piano dell’interesse politico, economico e militare a portare avanti piani di riarmo e proiezione bellica nel pieno di una guerra mondiale devastante. 

Porto e raffineria a Livorno: una minaccia perenne per la sicurezza del territorio

Quante Colleferro ci sono tra Livorno e Pisa, nei pressi di case, quartieri, infrastrutture, parchi, strade e stazioni? Quanto è concreta la minaccia della guerra e dell’estrattivismo per vite e territorio, quando ci muoviamo tra le nostre città? Immaginiamo di camminare da Livorno a Pisa e percorrere le strade in cui abitano e lavorano decine di migliaia di persone.
Quali sono le Colleferro che incontriamo ogni giorno? 

A Livorno il porto, come denunciano i portuali e la cittadinanza da anni, è luogo di transito di merci militari. Centinaia di container che possono ospitare qualsiasi cosa, da armi a esplosivi, da bombe a missili, scaricate in mezzo a lavoratori, abitanti e turisti. Dal 2025 a oggi, sono più di 600 le tonnellate di esplosivi circolate nel porto.  A questo si aggiunge l’interesse a insediare nel porto un nuovo sito per la costruzione e il collaudo di sottomarini da guerra dell’impresa Drass.

Andando verso Pisa incontriamo Stagno, dove la raffineria Eni — oggi interessata da un progetto di conversione in bioraffineria — rappresenta l’eredità concreta di decenni di attività industriale ad alto impatto. L’impianto è classificato dalla normativa Seveso come stabilimento a rischio di incidente rilevante, mentre nelle aree circostanti sono state documentate contaminazioni dei terreni e delle acque di falda da idrocarburi, metalli e sostanze cancerogene. La riconversione annunciata non cancella la necessità di completare le bonifiche, garantire la sicurezza dei lavoratori e tutelare la salute della popolazione.

Camp Darby: un immenso deposito di munizioni nel cuore del Parco

Il percorso prosegue fino al Camp Darby, base militare utilizzata dalle forze armate statunitensi come deposito logistico e di munizioni. Un vero e proprio bersaglio per qualsiasi tipo di operazione militare che abbia come controparte l’esercito USA o la NATO. Una polveriera gigante in cui non si conosce cosa vi sia stoccato, per quanto tempo, con quali rischi per la sicurezza e con quali conseguenze in caso di incidente o esplosione. 

Un’installazione collocata in territorio italiano ma sottratta, nei fatti, a un effettivo controllo democratico e caratterizzata da un regime di segretezza che impedisce alla popolazione di conoscere quantità, tipologia e rischi dei materiali stoccati.

Non risulta pubblicamente disponibile un piano di emergenza esterna che informi gli abitanti sui rischi, sulle aree coinvolte e sui comportamenti da adottare in caso di incidente, né tantomeno informazioni sulle attività quali movimentazione di armi, esplosivi e munizioni. Quale impatto avrebbe un evento come quello di Colleferro, se coinvolgesse un luogo di questo tipo? 

Quando il rischio aumenta solo aspettando un treno

Ma la minaccia che comportano questo tipo di infrastrutture è anche in movimento: le stesse merci militari che arrivano a Livorno o vengono stoccate a Camp Darby, circolano sulle nostre strade, nei nostri cieli e soprattutto sulle nostre rotaie e sui nostri treni. Quante delle merci che transitano nell’hub militare pisano-livornese, atterrano all’aeroporto di Pisa? Quanti di questi esplosivi sono passati e passano tutt’ora dalla stazione dei treni? Quanti dai binari di Livorno, Calambrone, Collesalvetti? Magari in pieno giorno, con stazioni piene di pendolari? Quali misure di sicurezza sono messe in atto e come possono tutelarsi le persone laddove il passaggio di questo materiale rimane completamente sconosciuto?

Il rischio non si ferma alle zone tra Pisa e Livorno: a Pontedera, uno dei luoghi designati per il nuovo progetto di base militare, è stato di recente ampliato il binario 4 della stazione, nell’ambito di un progetto europeo dual use, destinato anche alla mobilità militare e alla circolazione di convogli lunghi fino a 740 metri, in una zona ad altissima frequentazione a ogni ora del giorno e della notte.

Armi, esplosivi e… reattori: il nucleare di San Piero a Grado di cui nessuno sa nulla

E se non si tratta di combustibili, armi o esplosivi, si tratta di inquinamento. Qual è lo stato effettivo dello smantellamento del reattore dismesso nell’area Cisam e della rimozione dei materiali radioattivi? Quali controlli continuativi vengono effettuati sulle acque, sui sedimenti e sull’ecosistema del Parco, e con quali modalità di informazione pubblica?

Vita, salute e sicurezza: la nostra vera posta in gioco

Quando la guerra diventa la regola con cui si organizzano i territori, le infrastrutture, il lavoro, l’economia, la logistica, ognuno di questi luoghi è una possibile Colleferro, una polveriera pronta a saltare in aria. Non si tratta di allarmismo, ma della posta in gioco della lotta che portiamo avanti: difendere la vita stessa, la salute e la sicurezza quotidiana delle nostre città, dei nostri posti di lavoro, dei territori che viviamo. 

Non vogliamo territori che siano parchi giochi per militari e industriali, mentre diventano campi minati per la popolazione; non vogliamo che il prezzo della guerra mondiale sia pagato dai più, mentre pochi potenti fomentano il riarmo dal caldo delle loro poltrone.

Fermare la logistica bellica e le basi militari proiettate verso i teatri di guerra globali; organizzarsi sui territori per rivendicare condizioni di vita sicure, salubri, dignitose, ecologiche; scioperare nei posti di lavoro per sottrarsi ai ricatti dell’economia di guerra; lottare contro questi sacrifici imposti ai territori e a chi li abita. Questi sono gli unici strumenti che abbiamo a tutela della vita umana e naturale, verso la quale la guerra e i suoi ingranaggi sono oggi una minaccia sempre più incompatibile e inaccettabile. 

Appello per la libertà di lottare al fianco della Palestina, contro la guerra e contro i tentativi repressivi nella nostra città 

Appello per la libertà di lottare al fianco della Palestina, contro la guerra e contro i tentativi repressivi nella nostra città 

 In questi giorni cinquantaquattro persone che hanno partecipato al movimento per la Palestina nell’ultimo anno, hanno ricevuto le notifiche della conclusione delle indagini da parte della Questura di Pisa per le incredibili mobilitazioni di massa della scorsa estate e dell’autunno contro guerra e genocidio. Contemporaneamente, sono arrivate decine di sanzioni amministrative per migliaia di euro nei confronti di chi ha partecipato il 12 marzo di quest’anno al blocco del treno carico di armi alla stazione di Pisa, iniziativa pacifista che ha fatto il giro d’Italia e non solo con un grandissimo sostegno da parte di milioni di persone. 

Per comprendere la natura delle mobilitazioni e del tentativo repressivo, pensiamo sia necessario partire da un dato: chi sono queste 60 e più persone colpite dai provvedimenti giudiziari citati? Studenti, dottorandi e ricercatori di tutti e tre gli atenei pisani – Scuola Normale, Università di Pisa e Scuola Superiore Sant’Anna. Lavoratrici del mondo della sanità, delle pulizie, del turismo e dei servizi, mamme che erano presenti alle manifestazioni con i loro figli, driver della logistica, abitanti dei quartieri popolari, sindacalisti, pensionati, consiglieri comunali. 

In questo procedimento si mettono insieme, tentando di criminalizzare, episodi differenziati nel tempo, nelle modalità, nei luoghi e nei protagonisti. L’interruzione di una lezione all’università da parte di alcuni studenti e studentesse per parlare di Palestina, il blocco di massa dei binari della stazione nelle giornate di “Blocchiamo tutto”, l’occupazione del Rettorato dell’Università di Pisa, l’arrivo di migliaia di persone durante gli scioperi del 22 settembre e del 3 ottobre in superstrada, autostrada e aeroporto, un presidio davanti al rettorato, che con la sua pressione ha portato alla rottura degli accordi quadro tra l’Università di Pisa e due università israeliane, risultato raggiunto in due anni di mobilitazioni. 

Questi provvedimenti non sono un caso isolato, ma il riflesso di una dinamica repressiva che attraversa tutto l’Occidente: dai college statunitensi alle università europee, vediamo una risposta autoritaria che colpisce ovunque si manifesti dissenso contro le politiche di guerra e di occupazione. Tutto l’establishment imperialista euroatlantico si è mobilitato in difesa di Israele e della sua ideologia razzista e suprematista, che da oltre 70 anni arma l’esercito sionista contro il popolo palestinese e arabo. Un’ideologia, il sionismo, in larga parte coincidente con quella occidentale, con gli interessi geopolitici ed economici di un capitalismo in profonda crisi di egemonia, alla quale risponde solo con la forza bruta, dalla Palestina al Libano, dall’Iran allo Yemen, dal Venezuela a Cuba Socialista, portando sempre più l’umanità dentro una devastante terza guerra mondiale. E’ questo il contesto generale nel quale si muovono il governo Meloni e le false opposizioni, con Decreti Legge sulla sicurezza oltremodo liberticidi, costruiti in continuità stretta tra esecutivi di centro “sinistra” e destra. 

Le mobilitazioni che questi poteri vogliono processare sono accomunate da un tenace filo rosso: la volontà di agire in autonomia di fronte al genocidio in Palestina e alla guerra mondiale, di incidere sui propri obiettivi e non delegare più le decisioni ad amministrazioni e istituzioni 

sistematicamente complici e coinvolte nelle politiche sioniste, nelle scelte guerrafondaie, nella corsa al riarmo. Davanti a un genocidio, saltano le gerarchie accademiche: studenti e studentesse non accettano la propaganda imperialista e violenta di un professore, così come sono pronti a fare pressione sulla governance affinché rescinda gli accordi con Israele. 

Questo clima di caccia alle streghe è alimentato da una convergenza pericolosa: da un lato i decreti sicurezza del governo e il silenzio delle opposizioni, dall’altro la gestione autoritaria degli atenei. Il Rettore di Pisa, denunciando ‘ignoti’ per le mobilitazioni studentesche, ha di fatto aperto le porte della nostra università alla polizia, venendo meno al ruolo di garante della libertà di espressione e di ricerca. 

Di fronte alla tragedia della guerra e del genocidio, scioperare e scendere in piazza significa decidere che il proprio lavoro, i binari della propria stazione e il proprio territorio non devono più essere al servizio della logistica bellica. La scelta di fermare il passaggio delle armi nella nostra città è un atto di responsabilità che non appartiene solo alle decine di persone oggi sotto indagine, ma alle migliaia che si sono mobilitate. 

Le mobilitazioni, nate in solidarietà con la Global Sumud Flotilla diretta a Gaza, hanno segnato un punto di svolta: mentre il governo israeliano agisce per bloccare in mare gli aiuti umanitari necessari a un popolo stremato, noi abbiamo scelto di bloccare a terra il flusso di armi che alimenta il massacro. 

In quei giorni abbiamo dimostrato che è possibile sottrarsi alla routine della produzione per opporsi concretamente alla guerra. Da quell’esperienza sono nate reti di insegnanti, medici e collettivi studenteschi: un’infrastruttura sociale che vive nelle nostre scelte quotidiane. Rifiutare la collaborazione con l’industria bellica, opporsi alla costruzione di nuove basi militari e fermare i carichi di armi sono oggi le uniche azioni concrete per agire là dove la guerra passa, con l’obiettivo di fermarla. Se l’obiettivo di indagini, denunce e sanzioni è isolare chi vuole ribellarsi alla guerra e suggerire che lottare sia sconveniente, non accettiamo la selezione di poche persone colpite per atti che sono stati scelti e praticati da migliaia: a chi tenta di criminalizzare il movimento, rispondiamo rivendicando la legittimità del concorso morale e politico di un’intera città. 

La risposta migliore alla repressione e ai decreti sicurezza è rendere ‘sconveniente’ la complicità con il genocidio e la corsa al riarmo. Moltiplicare le iniziative, rafforzare le reti di solidarietà e resistenza. Continueremo a difendere la libertà di scendere in piazza, di scioperare e di interferire con la logistica bellica, toccando gli interessi diretti di chi oggi trae profitto dalla guerra. Ci sarà bisogno di rendere sempre più difficile e sconveniente il passaggio delle armi, la complicità delle istituzioni, la propaganda militarista nelle università e nei territori, la costruzione di nuove basi militari, le attività delle basi che già ci sono. Non saranno le persone comuni a pagare il prezzo del dissenso, ma chi progetta la guerra a dover rispondere delle proprie scelte. Ciò che è in gioco non sono singoli episodi, ma la possibilità di affermare un futuro di pace, dignità e solidarietà tra i popoli. 

Non rinunceremo alla libertà di lottare e ripudiare guerre e genocidio. Non sarà il tentativo di repressione a fermare una lotta giusta e collettiva per la Pace, la Dignità umana, la Solidarietà tra popoli. Per questo invitiamo tutte le realtà politiche, associative, sindacali, collettivi, comitati e movimenti, singoli e personalità, a sostenere questo appello per dare un segnale chiaro: rispondiamo agli attacchi rilanciando in ogni modo la mobilitazione per la Palestina libera, contro la militarizzazione e per una vita libera dalla guerra. 

PRIMI FIRMATARI 

Studentə per la Palestina 

Movimento No Base 

Cambiare Rotta – Organizzazione Giovanile Comunista 

Potere al Popolo! 

Rete dei Comunisti 

Unione Sindacale di Base 

Palestra Popolare La Fontina 

eXploit! 

Una città in comune 

Rifondazione Comunista 

SOTTOSCRIZIONI

  • Abbasso la Guerra OdV Venegono
  • All eyes on Palestine – Perugia
  • Anomalia collettiva
  • Arci Valdera
  • Ass. di promozione sociale OBLÒ – Livorno
  • Associazione Culturale Livorno-Palestina
  • Associazione Il Giardino dei Fenicotteri Piana di Lecore
  • Associazione La Rossa
  • Associazione Senza Confini
  • Auser collettivo
  • Break now
  • Carc sez. Pisa
  • Cascina Rossa
  • Cittadine e cittadini di Calci per la Palestina (CCCP)
  • Circolo Arci Agorà – Pisa
  • Circolo Arci L’Ortaccio
  • Circolo Il Botteghino
  • Cobas Pisa
  • Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
  • Collettivo Millepiani Arezzo
  • Collettivo Scuola Normale Superiore
  • Collettivo Universitario Autonomo Pisa
  • Comitato Varesino per la Palestina
  • Comunità di Quartiere Sant’Ermete
  • Coordinamento Antimilitarista Livornese
  • Coordinamento Flottilla di terra Livorno
  • Coordinamento per il boicottaggio di Israele
  • Coordinamento in Valdera di Stop Rearm Europe
  • Coordinamento Valdera per la Palestina
  • Cristiani no base
  • CUB
  • Demiurga Pisa
  • Ecovillaggio Ca’ dei Dodo
  • Ex Caserma Occupata Livorno
  • Federazione Anarchica Siciliana
  • Ferrovieri Contro la Guerra
  • Fgc Pisa
  • Forum della Pace Versilia
  • Freedom Flotilla Italia
  • GAP Livorno
  • Global Sumud Flottilla Italia
  • Gruppo Consiliare “Pontedera a Sinistra”
  • Il Chicco di Senape
  • Immigrital
  • Ingegnerie senza frontiere (ISF Pisa)
  • Kontromovimento
  • L3 Reiett3
  • Legambiente Pisa
  • Legambiente Valdera
  • Mala Servanen Jin – casa delle donne che combattono
  • Non Una di Meno Lucca
  • Non Una di Meno Pisa
  • Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
  • Osservatorio Antiproibizionista
  • Pax Christi Valdera
  • Pisa per la Palestina
  • Redshift
  • Rete Docenti Lavoratori e Lavoratrici della Scuola uniti per Gaza – Livorno
  • Rete La scuola per la Palestina
  • Rinascita Popolare
  • S. A. Newroz
  • Sanitari per Gaza Toscana
  • Sindacato Sociale di Base – Pisa
  • Sinistra per
  • Un Ponte Per Comitato Toscano
  • Unione Inquilini – Pisa

Di seguito anche un elenco dei comunicati di sostegno scritti nelle ultime settimane (in aggiornamento):

ARCI Valdera

Pax Christi Italia

Nonne in lotta

Insorgiamo GKN

Kontromovimento

Sinistra Per

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

Rete di Docenti Provincia di Pisa

CGIL, ARCI, ANPI, Casa della Donna, Legambiente- PISA

COBAS PISA

CUB

USB PISA

Gilda degli Insegnanti di Pisa

Acerbo (Rifondazione)

Rifondazione Comunista Toscana

Luigi Sofia (consigliere comunale AVS Pisa)

Sinistra Italiana Pisa e Provincia + UGS

Giovani del Centro Sinistra

Diritti in Comune

Territori contro la guerra: la lotta no base in Toscana e oltre!

Territori contro la guerra: la lotta no base in Toscana e oltre!

Durante questo mese di maggio, parteciperemo a numerose iniziative di confronto e mobilitazione diffuse nei territori della Toscana, della Liguria e del Piemonte. Ovunque saremo in queste settimane, ci sentiremo a casa: per noi, casa sono i territori di sacrificio, le aree dove si progetta la guerra, dove si scaricano i costi della speculazione energetica, dove si innestano le infrastrutture logistiche e le basi militari, dove si gettano le nocività e gli scarti di questo sistema tossico. I luoghi dove oggi si lotta e si resiste.

Questi territori sono a fianco a noi, sono nelle nostre città o ai loro confini, nelle aree suburbane, nelle province, nelle montagne. Qui siamo a casa perché vogliamo incontrarci, conoscerci e rafforzarci insieme a chi si organizza per affermare un destino diverso della propria terra. Dai crinali del Mugello, alle terre della Versilia dove i parchi e gli ecosistemi incontrano la mano predatoria di imprese energetiche e infrastrutture logistiche; da Grosseto, col suo enorme aeroporto militare, alla piana di Sesto Fiorentino, dove l’aeroporto civile inquina e avvelena; dalla bassa val di Susa che si batte contro il TAV, alle terre della Lunigiana dove ci si batte contro le fabbriche e i depositi di missili; dalle città di porto, come Livorno e Genova, in cui la guerra, i suoi traffici e la sua industria incontrano lavoratori e abitanti che non arretrano mai e ci infondono coraggio.

Ognuno di questi territori è un tassello di un sistema di guerra mondiale che parte da qui, una rete che innerva e opprime ogni ambito della vita. Per questo in ogni territorio abbiamo la necessità e l’opportunità  di difenderci: di organizzarci per bloccare la guerra, i suoi flussi, la sue fabbriche. Di lottare ostacolando le attività della guerra. Sono loro, i portatori degli interessi di guerra, che hanno bisogno del nostro lavoro, della nostra intelligenza, delle nostre terre da occupare, dei nostri boschi da abbattere, dei nostri monti da distruggere. Quello che abbiamo da difendere, è la possibilità di cercare alternative, di sviluppare nuovi legami con l’ambiente, nuove forme di lavoro ed economia, modi diversi per approvigianare energia, per realizzare la mobilità e le connessioni tra territori. Per essere realmente protagonistə delle decisioni che si prendono laddove viviamo. 

Rilanciamo di seguito il calendario in aggiornamento delle iniziative dove siamo statə e saremo presenti nel mese di maggio, con la fiducia che saranno occasioni per connettere le lotte che dal basso costruiscono la Pace, mettendo i bastoni tra le ruote ai padroni del mondo e ai signori della guerra. 

Sabato 9 maggio
Marcia popolare a difesa dei crinali dell’Appennino Mugellano e assemblea pubblica in piazza a Londa

Sabato 9 maggio e domenica 10 maggio
Due giorni di convegno contro la guerra a La Brilla Quiesa, Massarosa

Sabato 16 maggio 
Ore 14.00 Sesto Fiorentino, Polo Scientifico -Via dell’Osmannoro
Basta aeroporti in città! Manifestazione a difesa della piana fiorentina

Sabato 23 maggio 
Ore 17.00 Grosseto, Museo di Storia Naturale
Presentazione del bollettino HUB con Coordinamento Pace e Officina Giovani Antifascisti

Sabato 23 maggio
Ore 17.30 Avigliana (Piemonte) [luogo in aggiornaento]
A mano disarmata: incontro organizzato da assemblea Bassa Valle con Stop Riarmo e Movimento No Tav

Sabato 30 maggio
Pontremoli, Giardini dei Teatri della Rosa [orario in aggiornamento]
Resistere alla guerra, costruire la pace: presentazione del bollettino HUB e dibattiti con Cantiere per la Pace e altre realtà antimilitariste liguri-apuane

Sabato 30 maggio
Ore 14.30, Livorno, Piazza della Repubblica
Ciemmona interplanetaria contro il riarmo

Sabato 30 maggio
Genova [ora e luogo in aggiornamento]
Presentazione del bollettino HUB a Genova con Assemblea contro Leonardo


APPELLO ALLA MOBILITAZIONE: IL 2 GIUGNO PONTEDERA DICE NO!

APPELLO ALLA MOBILITAZIONE: IL 2 GIUGNO PONTEDERA DICE NO!

Martedì 2 Giugno | Ore 10:00 | Piazza Cavour Pontedera

Perché vogliamo scendere in piazza? 

Mentre le istituzioni, nel giorno della Festa della Repubblica, approfittano ancora una volta di una ricorrenza per celebrare le forze armate, e nel mondo intero accelera sempre più la guerra globale, nei nostri territori si continua a progettare un futuro di cemento e militarizzazione. 

In questo scenario, il progetto della nuova BASE MILITARE per i Gruppi di Intervento Speciale e TUSCANIA distribuita tra Pisa (presso l’ex Cisam a San Piero a Grado nel cuore del Parco Naturale di San Rossore) e Pontedera (nell’area verde della Tenuta Isabella), non risulta solo un esplicito attacco all’ambiente, ma, soprattutto, una scelta politica precisa: sottrarre risorse alla collettività per alimentare la macchina bellica che procede a ritmi sempre più sostenuti.

Mentre civili in tutto il mondo vengono uccisi con le armi che partono dai nostri Paesi e sui nostri territori il governo taglia sulla scuola, sulla sanità, abbandona le case popolari e definisce “insostenibili” gli investimenti per la transizione ecologica, i fondi pubblici (a partire da quelli del Fondo Coesione e Sviluppo, destinati inizialmente alla spesa sociale) vengono dirottati per cementificare il territorio e alimentare il riarmo, incentivando sempre più un escalation bellica che già rappresenta un punto di non ritorno inaccettabile. Denunciamo quindi con forza un’operazione che è passata da 190 milioni iniziali a una spesa folle di oltre 520 milioni di euro di denaro pubblico, in una cornice che prospetta un futuro, sempre più incerto, di crisi economica e sociale.
Così come il 25 aprile abbiamo deciso di dare valore alla memoria antifascista e antimilitarista, facendo vivere questa giornata storica di resistenza con la manifestazione a Camp Darby e con la riapertura del presidio di pace dei Tre Pini, riteniamo che il 2 giugno, data  che già da anni ha visto protagoniste importanti mobilitazioni No Base, sia necessario dare un nuovo valore a ciò che realmente deve essere considerato come diritto di tutte le persone che vivono in questo Paese e non parole retoriche e svuotate di senso. Il ripudio della guerra oggi deve avere significato concreto ed essere agito da tutte e tutti, non solo sbandierato in proclami che nascondono interessi di morte e prevaricazione.
É a partire da questa prospettiva che, per questo 2 giugno, lanciamo una manifestazione che da Pontedera si muova in direzione della Tenuta Isabella, l’area scelta per la realizzazione di una pista di addestramento e di un poligono di tiro militari.

Una giornata che non solo contesti le logiche della guerra globale, ma sia in grado di ragionare su come si costruisce un territorio di pace, che sia in grado di rigenerare legami sociali, mettendo al centro la cura delle persone, la difesa dei diritti umani e la condivisione degli spazi comuni.

Fuori Pontedera dalle logiche di guerra! 

Pontedera non deve diventare un avamposto logistico per reparti d’élite impegnati in scenari di guerra internazionali, lontani dalle esigenze reali della popolazione. Lo stanziamento di quasi 4 milioni di euro, ancora una volta sottratti ad interventi di pubblica utilità, per il potenziamento del Binario 4 della stazione di Pontedera e per favorire la sosta e il passaggio di treni carichi di armamenti, esplosivi e munizioni, non può che confermare la volontà di intensificare la mobilità militare e, con questa, gli interessi di guerra. Sommando a questo intervento le commesse belliche della Piaggio e la realizzazione della base alla Tenuta Isabella, la Valdera si configura inevitabilmente come una sezione periferica dell’hub militare ormai di ampiezza regionale, che comprende Camp Darby (il più grande deposito europeo di armamenti statunitensi), l’ampliamento dell’aeroporto militare di Pisa, la realizzazione della Darsena Europa a Livorno, ma anche il Comando NATO a Firenze. Crediamo invece in una Pontedera e in una Valdera come territori della pace, della cultura e del lavoro dignitoso: non vogliamo che la provincia di Pisa si consolidi come un hub al servizio della guerra!

Contro il consumo di suolo e la devastazione ambientale.

Non possiamo accettare che un bene comune come i 170 ettari di aree verdi individuate per la base di Pisa e Pontedera, vengano sacrificati per poligoni di tiro e basi di addestramento militari al servizio della guerra, aggiungendo peraltro ulteriori problematiche di tipo ambientale a territori già fortemente antropizzati e che hanno già mostrato tutta la loro fragilità nel resistere alle alluvioni.

Soldi per le spese sociali, non per la guerra.

  In un momento di crisi economica e sociale, che vede un inarrestabile depotenziamento dei servizi pubblici, con un’inflazione in continua crescita causata dalla guerra e che erode giorno dopo giorno il valore di acquisto di chi ancora ha un salario, spendere centinaia di milioni di euro di fondi pubblici (spesso sottratti al PNRR) per infrastrutture militari che produrranno morte e distruzione, è solo una scelta folle e insensata.

Fermare la base significa fermare la corsa al riarmo che ci trascina verso il baratro: le nostre vite valgono più dei loro profitti.

Invitiamo tutte le realtà associative, i comitati, i sindacati e i singoli cittadini, a unirsi alla manifestazione e a costruire quella che immaginiamo come una grande giornata di mobilitazione contro la guerra!  Portiamo bandiere, striscioni e creatività: la terra è di chi la vive, non di chi la bombarda!    

NESSUNA BASE PER NESSUNA GUERRA   

MOVIMENTO NO BASE