Nella corsa al riarmo e all’escalation bellica di questi giorni vediamo con sempre più chiarezza le implicazioni e le minacce di abitare un territorio occupato da decine di basi e infrastrutture militari: quotidianamente aerei militari e droni solcano i nostri cieli, la logistica militare aggredisce e colonizza il territorio e i suoi servizi, si investe in nuove infrastrutture, come la base militare per GIS e Tuscania o la nuova aviorimessa nell’aeroporto militare.

Pochi giorni fa, in occasione dell’aggressione USA all’Iran, il Ministro degli Esteri Tajani ha stabilito l’allerta massima per le basi militari USA presenti in territorio italiano, considerate obiettivi sensibili. Tra queste c’è Camp Darby, il più grande deposito statunitense di munizioni in Europa, collocato tra Pisa e Livorno. Questa base occupa il Parco Naturale di San Rossore dal 1951 ed è al centro di funzioni logistiche, strategiche e di intelligence dell’esercito statunitense, presente in Italia con 12.000 effettivi.

L’allerta su Camp Darby non è un fatto isolato nell’Hub militare pisano-livornese: dal 10 al 20 giugno le ferrovie statali hanno parzialmente chiuso la tratta Pisa-Livorno a causa di lavori di potenziamento dei binari del Tombolo, snodo strategico per la logistica militare: proprio a Camp Darby, infatti, transitano uomini, mezzi, esplosivi, munizioni che tramite la ferrovia e il canale dei Navicelli possono spostarsi dal porto di Livorno all’aeroporto di Pisa.

Di questi stessi giorni è la denuncia dei portuali livornesi su nuovi carichi di materiale bellico dell’esercito italiano arrivato con la nave Capucine lunedì 23 giugno, a cui si aggiunge un carico di jeep lanciagranate individuato il 12 maggio e proveniente da esercitazioni della NATO in Nord Africa e Medio Oriente. Una logistica intensa e in aumento con la costruzione della nuova Darsena; una logistica opaca, di cui vediamo solo ciò che la popolazione, il monitoraggio attivo, l’intervento delləlavoratorə consentono di scoprire. 

Come suggeriscono le ipocrite preoccupazioni dei nostri governanti, basi e infrastrutture militari significano mirini, luoghi sensibili per guerre che non decidiamo e che non vogliamo. Mentre si corre al riarmo e la spesa militare viene “adeguata” al 5% del PIL secondo i dettami NATO, mentre il Governo prepara l’istituzione di migliaia di riservisti, il nostro territorio si costella di bersagli nel pieno di aree abitate: come a dire “armiamoci e partite!”

L’aeroporto militare di Pisa, infatti, integra l’aeroporto civile ed è prossimo ai quartieri di San Marco e San Giusto; Camp Darby, COMFOSE, CISAM sono a pochi passi da paesi, nel cuore del Parco Naturale; il canale dei Navicelli attraversa Porta a Mare, così come la già citata ferrovia del Tombolo percorre l’hinterland livornese e pisano. 

La nuova base militare è destinata a forze speciali dell’esercito impegnate in missioni militari all’estero e funzionali al rafforzamento e all’integrazione di questo stesso Hub. Costituisce un ulteriore sacrificio del nostro territorio, un incremento della minaccia per chi lo abita e per un mondo intero sempre più avvitato nell’escalation. Da Livorno a Pisa, infrastrutture e aree civili sono una “polveriera” in cui esplosivi e munizioni transitano o sono stoccati senza alcun livello di democrazia o trasparenza e in una profonda integrazione dual use della logistica civile con quella militare. Una sicurezza effettiva dei territori non solo non passa dalla militarizzazione, ma deve implicarne la fine. Implica la liberazione da queste attività e infrastrutture, non nuove grandi opere; la prevenzione idrogeologica curando i territori, non cementificando; l’investimento nei servizi necessari alla popolazione, non la servitù delle infrastrutture civili a scopi militari; la democrazia e la decisionalità delle comunità e della cittadinanza, non il segreto degli apparati militari e politici. L’impegno per la pace per noi significa questa lotta concreta e quotidiana, in cui ciascunə e insieme possiamo fare la nostra parte.
Ora più che mai, nel cuore della guerra globale, organizzarci e agire per bloccare la nuova base rappresenta un ostacolo concreto alle guerre, all’arruolamento, ai genocidi.
A maggior ragione l’estate no base diventa una importante opportunità di costruzione e lotta. Insieme ci prepariamo a tempi in cui l’attenzione dovrà essere sempre più alta, le nostre voci sempre più forti e numerose, per portare un no chiaro a questa spirale di guerra mortifera in cui vorrebbero precipitarci.
Fermarla è possibile ed è la soluzione, di fronte alla minaccia per noi e per il mondo!