Per la resistenza degli alberi – Report dal Tavolo sul Parco del 5 settembre 2025 al Campeggio No Base

Per la resistenza degli alberi – Report dal Tavolo sul Parco del 5 settembre 2025 al Campeggio No Base


“Contro l’arroganza di chi pensava di poter far tutto [..] 

vince l’idea della salvaguardia e della valorizzazione dei beni naturali, 

sostenuta da un’intera comunità” 

(Dal libro I cittadini del Parco di Sondra Cerrai e Debly Cerri)

Oggi il Parco è sotto attacco. Il progetto di una nuova base militare di 140 ettari minaccia di distruggere in modo irreversibile un territorio da cui dipende il microclima di tutta la regione, con cementificazione e taglio di migliaia di alberi. L’intensificazione delle esercitazioni militari e del movimento di mezzi tra Camp Darby ed ex-Cisam aumenta la pressione su questa vasta area che racchiude una immensa ricchezza in termini di fauna e flora, e una storia da difendere.

La tavola rotonda “Il Parco che vogliamo” ha rappresentato un primo momento pubblico di discussione con i tanti soggetti che vivono il parco in modi diversi ma accomunati dalla volontà di proteggere questo ecosistema e valorizzare l’importanza che esso ha e deve avere per la città e nella costruzione di economie di pace. Per fare questo, è necessario respingere il processo di militarizzazione del parco, un parco che sempre più viene modellato in base alle esigenze della guerra.

Ad aprire questa tavola rotonda, gli interventi di Sondra Cerrai, ricercatrice storica e autrice insieme a Debly Cerri del libro “I cittadini del Parco: la storia corale della lotta per il parco naturale di Migliarino, S. Rossore, Massaciuccoli” e Linda Maggiori, giornalista freelance e autrice – tra i vari – del libro “La mattanza degli alberi”. 

Con Sondra Cerrai abbiamo ripercorso la storia della nascita del Parco, che si dipana tra 1958 e 1979, anno in cui con una Legge Regionale viene istituito l’Ente Parco Migliarino San Rossore Massaciuccoli. Questa legge fù il frutto di una lunga battaglia cittadina portata avanti in una fase in cui il boom edilizio e la cementificazione delle coste correvano più veloci che mai, e quindi fù una battaglia dei cittadini – in primo luogo quelli di Vecchiano – contro storici proprietari terrieri (in particolare i Duchi Salviati) che durante il Fascismo ottennero il divieto di far accedere al mare gli abitanti e speculatori che cercavano di lottizzare e trasformare questo ricco e delicato ecosistema in un affare redditizio. In una fase storica in cui boom economico e crescita occupazionale andavano a braccetto, diverse forze partitiche della sinistra come i socialisti e il PCI sembravano sostenere questo progetto di distruzione.

Fu proprio lo sviluppo di un movimento giovanile – preludio di quello che sarebbe stato il ‘68 – che inizia a incrinare questo progetto speculativo, creando frizioni anche all’interno degli stessi partiti, e che si fa largo l’idea di dare vita ad un parco naturale, aprendo un dibattito pubblico che assume una rilevanza nazionale con articoli di giornale nei più importanti quotidiani del paese.

Su spinta di cittadini, giornalisti, studiosi e fazioni più sensibili ai temi ambientali nei vari partiti, la notte del 13 dicembre 1979 viene emanata la legge che dà vita al Parco di Migliarino, S. Rossore, Massaciuccoli, che collega aree paludose e boschi, dune e corsi d’acqua, e i cittadini di diversi comuni, che il libro di Sondra e Debly ripercorre attraverso la storia orale e le narrazioni di quanti lo hanno immaginato e lasciato in eredità a noi, a cui oggi spetta il compito di difenderlo dalla speculazione armata.

Difendere il Parco dalla base significa anche difendere diecimila alberi che verrebbero abbattuti per fare spazio a questo nuovo progetto. Con Linda Maggiori abbiamo contestualizzato la nostra lotta nella più generale battaglia condotta da migliaia di comitati a difesa di boschi e aree verdi dentro e fuori dalle città per un ambiente più vivibile e sicuro anche rispetto ai cambiamenti climatici e agli eventi estremi.

Gli alberi hanno una funzione vitale per l’ecosistema e l’umanità in generale: rimuovono polveri sottili, rinfrescano l’aria nelle estati sempre più estreme, proteggono la costa da uragani, attraverso le radici trattengono la terra durante le piogge sempre più forti. I dati scientifici riportati nel libro di Linda Maggiori rendono evidente il ruolo cruciale degli alberi per la salute umana.

Sebbene le istituzioni – come in questo caso – sostengono di poter compensare il danno attraverso la piantumazione di nuovi alberi, i benefici ecosistemici di un albero adulto sono incomparabili a quelli di un albero appena piantato. I motivi per abbattere alberi sono tantissimi, e quelli legati a ragioni militare sono sempre di più e vanno dall’ampliamento di basi militari alla costruzione di infrastrutture belliche, passando per la realizzazione di poligoni o l’uso di aree naturali come discariche per depositare bombe radioattive, metalli pesanti, ecc. 

Nella guerra che è in atto contro la natura e la vita, sappiamo che i nostri alleati e le nostre resistenze sono plurali e diffuse: dai comitati cittadini alle donne indiane che li abbracciano, fino a chi ci si arrampica per fermare l’ecatombe. 

Il dibattito è proseguito con tanti interventi di organizzazioni ambientaliste (Amici della Terra, Italia Nostra, Greenpeace), comitati (Comitato di Difesa degli Alberi di Pisa), guide turistiche ambientali (Azimut), artisti (Museo Popolare Giak Verdun), e altri soggetti (come Confluenze), grazie ai quali abbiamo potuto continuare a “mappare” il Parco.

Se da un lato gli interventi hanno evidenziato come l’attacco al parco venga da più fronti, si pensi per esempio all’asse di penetrazione prevista nella parte di Viareggio per il traffico di yacht di lusso, dall’altro si è parlato di quelle economie ambientali che vivono in sintonia col parco e che rappresentano un esempio di convivenza tra natura e lavoro dentro una prospettiva di pace

Tutti gli interventi hanno messo in evidenza come la base costituisca un elemento “alieno” nel territorio, un territorio inteso come una moltitudine di ecosistemi che collaborano e tengono in vita la città, proteggendola da raffiche di vento e piogge torrenziali.

In nome della “sicurezza nazionale” si sacrifica la sicurezza del territorio e dei suoi abitanti, e si frammenta un parco la cui vita dipende dall’interdipendenza tra elementi diversi. Come in molti hanno ribadito, il bosco non è uniforme, ma racchiude una grande ricchezza vegetativa: modificare un solo elemento significa minacciare la vita dell’ecosistema stesso.

Per salvare il Parco e opporsi alla base militare è allora necessario conoscere questo ecosistema, mappare le sue economie, fare educazione ambientale, recuperare la propria storia e fare tesoro degli insegnamenti che ci arrivano dai popoli indigeni rispetto alla centralità della terra per la vita e per definire la nostra identità.

E’ importante costruire alternative, fare fronte comune, sbarazzarci dalla rassegnazione, e fare comunità intorno al parco.Per questa ragione, la tavola rotonda si è conclusa con la proposta di dare seguito a questo processo di mappatura e conoscenza condivisa del parco, e di istituire un Consiglio del Parco. In critica al sistema Bani che ha concesso speculazioni e militarizzazione a favore di un Parco della Guerra, costruiamo in Consiglio dei cittadini, degli operatori ambientali, delle organizzazioni sociali, della società tutta che desidera un Parco di Pace per la città e non contro la città. Il presidio di Pace dei Tre Pini, al confine con le reti dell’ex-Cisam, è un primo punto di ritrovo della comunità che vuole pace, salute, ambiente. Ma è solo il primo tassello, da vivere ed espandere finché tutto il parco non sarà libero dalla guerra.