Domenica 12 aprile, a Gello (Pontedera) si é svolta “Al di là della basa”, un’intera giornata di iniziative, festa e socialità, per dire no al progetto di una nuova base militare a Pontedera e Pisa e sì alla difesa di un territorio a vocazione agricola.
La mattina è cominciata con una passeggiata nella Tenuta Isabella, con l’obiettivo di esplorare e conoscere un luogo, immerso nel verde, in cui tra perimetri di cipressi si estendono distese di grano e sovescio, in cui tutto immagineremmo che potesse essere realizzato, tranne che un poligono di tiro e una pista di addestramento militare, per ampliare il disegno di militarizzazione di un territorio già particolarmente vessato dalla pressione ambientale per gli impianti industriali e le discariche in vicinanza.
La passeggiata è stata impreziosita dalla guida esperta di Legambiente Valdera che ci ha illustrato i metodi di agricoltura, il tipo di vegetazione e la storia della Tenuta e dei confini del territorio. Camminando, sono affiorate nuove idee e ipotesi per un futuro diverso dell’area, che non preveda armi e addestramento bellico ma che preveda parchi con nuove piantumazioni che possano riqualificare un’area già fortemente impattata e direttamente fruibili alla cittadinanza, spinte che avremo modo di approfondire nei prossimi tempi.
In contemporanea, nel campo sportivo di Gello un tavolo di lavoro su territorio e riarmo a cui hanno partecipato molte realtà locali, insieme alle tante anime del movimento no base e al nodo locale di Stop Rearm Europe che ha inquadrato le motivazioni di una logica contraria al benessere e alla prosperità, guerrafondaia, che crede nella guerra come strumento di risoluzione di contese, condannando interi territori e popoli a soffrire in contemporanea di ingiustizie sociali ed ambientali, a causa di un modello imperialista di sfruttamento. Gli interventi hanno fatto emergere preoccupazioni per la precipitazione della situazione attuale, idee e proposte utili per una organizzazione orizzontale che inverta la logica del dominio economico e bellicista
Il pranzo, con oltre 100 partecipanti, cucinato e servito da tante persone volontarie delle organizzazioni partecipanti, è stata un’occasione informale di incontro per continuare a dibattere nell’accogliente parrocchia di San Lorenzo, con la partecipazione anche del parroco Don Armando Zappolini. Un luogo che porta già i segni della pastorale sulla pace, tra murales, foto esposte, ricami e albero di uncinetti che offrono messaggi di attivazione della speranza di pace.
Anche l’arte e la comunicazione emozionale hanno svolto un ruolo primario nella giornata, attraverso i canti dell’Orcoro, che hanno richiamato quanta attualità risieda nella memoria di canti popolari di resistenza, e i canti di un Coro organizzato per l’occasione, che ha creato gruppalità e danza in cerchio, perchè gioire insieme ed essere vitali continuino ad essere l’antidoto più efficace alla cultura della violenza e della morte. Ha fatto seguito ai cori, un momento fortemente introspettivo di compenetrazione nel dolore e nel contempo nella dignità del popolo oppresso, con una performance di teatro e poesia palestinese. Durante tutta la giornata sono stati presenti diversi banchetti, tra cui quello Emergency con le testimonianze della loro presenza in territori in emergenza ed in particolare il progetto sanitario in Afghanistan, e quello di Arci con il progetto TOM, la nave che rappresenta il nostro occhio, quello della società civile, sulle emergenze che accadono nel Meditarraneo.
Ancora, durante la giornata, nei momenti di pausa, è stato possibile visitare l’atelier artistico del maestro homo faber Marco Ascanio, che proprio a fianco alla Parrocchia una cattedrale con materiali di recupero, che porta i segni della storia, sua personale e del territorio, con vetri, latta, tela, oggetti metallici e tra i più disparati. Una scoperta davvero inattesa in una periferia che presenta un cuore, un centro, pulsante di Meraviglie.
Per i bambini, l’arciragazzi ha provveduto a creare laboratori di costruzione di piccoli oggetti volanti ed aquilini, che hanno reso anche la partecipazione dei più piccoli gioiosa e possibile per le famiglie partecipare ai momenti assembleari che si sono intervallati con le performance artistiche.
Fulcro dell’assemblea pomeridiana sono state le proposte di futura attivazione, i prossimi appuntamenti del Movimento No Base, ricevuti i feedback di nuove persone interessate alle mobilitazioni e stimolate proposte operative da mettere in campo per incrementare la partecipazione e l’inclusione di sempre più soggetti ad un movimento che è trasversale.
Importante il rilancio della giornata di mobilitazione popolare di resistenza contro guerra e basi militari del 25 aprile che ci vedrà in corteo da Camp Darby fino al presidio dei Tre Pini, recentemente sgomberato dall’Università di Pisa.
Epilogo della giornata è stato, infine, un cerchio di danze curde, palestinesi e balcaniche, che ha riproposto l’unione di etnie e culture anche nei movimenti del corpo, nei modi di contattare l’altro e l’intera comunità che con entusiasmo ha partecipato.
Grazie a tutte e tutti coloro che hanno dibattuto, condiviso preoccupazioni, proposto idee, che hanno gioito, danzato, preparato il pranzo, servito, raccontato, poetato, cantato, osservato e attivato una speranza in difesa di questa terra. Questo è solo l’Inizio.
La scelta della data non è casuale, ma fortemente evocativa nella giornata della Liberazione, poichè oggi come ieri vogliamo resistere e lottare per un mondo senza guerra e fascismo. Una giornata in cui i valori dell’antifascismo e della resistenza non possono e non devono essere solo oggetto di commemorazione ma che vanno vissuti ed incarnati nelle pratiche contemporanee dell’antimilitarismo, dell’opposizione alle guerre in corso e a quelle in preparazione, per una cultura che promuova una pace vera, che non può avvenire se esistono ancora ingiustizie ed oppressioni, ed in ogni caso non può basarsi sul dominio di alcuni su altri, sulla minaccia dell’uso della forza, delle armi di distruzione di massa, ma che preveda una società egalitaria. Non finisce qui.
Rilanciato anche un terzo appuntamento che anticipiamo con una grande manifestazione a Pontedera in occasione del 2 giugno, Festa della Repubblica, per ribadire la vocazione pacifista della nostra terra.
Epilogo della giornata è stato, infine, un cerchio di danze curde, palestinesi e balcaniche, che ha riproposto l’unione di etnie e culture anche nei movimenti del corpo, nei modi di contattare l’altro e l’intera comunità che con entusiasmo ha partecipato.
Grazie a tutte e tutti coloro che hanno dibattuto, condiviso preoccupazioni, proposto idee, che hanno gioito, danzato, preparato il pranzo, servito, raccontato, poetato, cantato, osservato e attivato una speranza in difesa di questa terra.