APPELLO ALLA MOBILITAZIONE: IL 2 GIUGNO PONTEDERA DICE NO!

APPELLO ALLA MOBILITAZIONE: IL 2 GIUGNO PONTEDERA DICE NO!

Martedì 2 Giugno | Ore 10:00 | Piazza Cavour Pontedera

Perché vogliamo scendere in piazza? 

Mentre le istituzioni, nel giorno della Festa della Repubblica, approfittano ancora una volta di una ricorrenza per celebrare le forze armate, e nel mondo intero accelera sempre più la guerra globale, nei nostri territori si continua a progettare un futuro di cemento e militarizzazione. 

In questo scenario, il progetto della nuova BASE MILITARE per i Gruppi di Intervento Speciale e TUSCANIA distribuita tra Pisa (presso l’ex Cisam a San Piero a Grado nel cuore del Parco Naturale di San Rossore) e Pontedera (nell’area verde della Tenuta Isabella), non risulta solo un esplicito attacco all’ambiente, ma, soprattutto, una scelta politica precisa: sottrarre risorse alla collettività per alimentare la macchina bellica che procede a ritmi sempre più sostenuti.

Mentre civili in tutto il mondo vengono uccisi con le armi che partono dai nostri Paesi e sui nostri territori il governo taglia sulla scuola, sulla sanità, abbandona le case popolari e definisce “insostenibili” gli investimenti per la transizione ecologica, i fondi pubblici (a partire da quelli del Fondo Coesione e Sviluppo, destinati inizialmente alla spesa sociale) vengono dirottati per cementificare il territorio e alimentare il riarmo, incentivando sempre più un escalation bellica che già rappresenta un punto di non ritorno inaccettabile. Denunciamo quindi con forza un’operazione che è passata da 190 milioni iniziali a una spesa folle di oltre 520 milioni di euro di denaro pubblico, in una cornice che prospetta un futuro, sempre più incerto, di crisi economica e sociale.
Così come il 25 aprile abbiamo deciso di dare valore alla memoria antifascista e antimilitarista, facendo vivere questa giornata storica di resistenza con la manifestazione a Camp Darby e con la riapertura del presidio di pace dei Tre Pini, riteniamo che il 2 giugno, data  che già da anni ha visto protagoniste importanti mobilitazioni No Base, sia necessario dare un nuovo valore a ciò che realmente deve essere considerato come diritto di tutte le persone che vivono in questo Paese e non parole retoriche e svuotate di senso. Il ripudio della guerra oggi deve avere significato concreto ed essere agito da tutte e tutti, non solo sbandierato in proclami che nascondono interessi di morte e prevaricazione.
É a partire da questa prospettiva che, per questo 2 giugno, lanciamo una manifestazione che da Pontedera si muova in direzione della Tenuta Isabella, l’area scelta per la realizzazione di una pista di addestramento e di un poligono di tiro militari.

Una giornata che non solo contesti le logiche della guerra globale, ma sia in grado di ragionare su come si costruisce un territorio di pace, che sia in grado di rigenerare legami sociali, mettendo al centro la cura delle persone, la difesa dei diritti umani e la condivisione degli spazi comuni.

Fuori Pontedera dalle logiche di guerra! 

Pontedera non deve diventare un avamposto logistico per reparti d’élite impegnati in scenari di guerra internazionali, lontani dalle esigenze reali della popolazione. Lo stanziamento di quasi 4 milioni di euro, ancora una volta sottratti ad interventi di pubblica utilità, per il potenziamento del Binario 4 della stazione di Pontedera e per favorire la sosta e il passaggio di treni carichi di armamenti, esplosivi e munizioni, non può che confermare la volontà di intensificare la mobilità militare e, con questa, gli interessi di guerra. Sommando a questo intervento le commesse belliche della Piaggio e la realizzazione della base alla Tenuta Isabella, la Valdera si configura inevitabilmente come una sezione periferica dell’hub militare ormai di ampiezza regionale, che comprende Camp Darby (il più grande deposito europeo di armamenti statunitensi), l’ampliamento dell’aeroporto militare di Pisa, la realizzazione della Darsena Europa a Livorno, ma anche il Comando NATO a Firenze. Crediamo invece in una Pontedera e in una Valdera come territori della pace, della cultura e del lavoro dignitoso: non vogliamo che la provincia di Pisa si consolidi come un hub al servizio della guerra!

Contro il consumo di suolo e la devastazione ambientale.

Non possiamo accettare che un bene comune come i 170 ettari di aree verdi individuate per la base di Pisa e Pontedera, vengano sacrificati per poligoni di tiro e basi di addestramento militari al servizio della guerra, aggiungendo peraltro ulteriori problematiche di tipo ambientale a territori già fortemente antropizzati e che hanno già mostrato tutta la loro fragilità nel resistere alle alluvioni.

Soldi per le spese sociali, non per la guerra.

  In un momento di crisi economica e sociale, che vede un inarrestabile depotenziamento dei servizi pubblici, con un’inflazione in continua crescita causata dalla guerra e che erode giorno dopo giorno il valore di acquisto di chi ancora ha un salario, spendere centinaia di milioni di euro di fondi pubblici (spesso sottratti al PNRR) per infrastrutture militari che produrranno morte e distruzione, è solo una scelta folle e insensata.

Fermare la base significa fermare la corsa al riarmo che ci trascina verso il baratro: le nostre vite valgono più dei loro profitti.

Invitiamo tutte le realtà associative, i comitati, i sindacati e i singoli cittadini, a unirsi alla manifestazione e a costruire quella che immaginiamo come una grande giornata di mobilitazione contro la guerra!  Portiamo bandiere, striscioni e creatività: la terra è di chi la vive, non di chi la bombarda!    

NESSUNA BASE PER NESSUNA GUERRA   

MOVIMENTO NO BASE

 “Al di là della Base: Sì alla Pace” – Un racconto della giornata contro guerra e sfruttamento del territorio del 12 Aprile a Gello

 “Al di là della Base: Sì alla Pace” – Un racconto della giornata contro guerra e sfruttamento del territorio del 12 Aprile a Gello

Domenica 12 aprile, a Gello (Pontedera) si é svolta “Al di là della basa”, un’intera giornata di iniziative, festa e socialità, per dire no al progetto di una nuova base militare a Pontedera e Pisa e sì alla difesa di un territorio a vocazione agricola.  

La mattina è cominciata con una passeggiata nella Tenuta Isabella, con l’obiettivo di esplorare e conoscere un luogo, immerso nel verde, in cui tra perimetri di cipressi si estendono distese di grano e sovescio, in cui tutto immagineremmo che potesse essere realizzato, tranne che  un poligono di tiro e una pista di addestramento militare, per ampliare il disegno di militarizzazione di un territorio già particolarmente vessato dalla pressione ambientale per gli impianti industriali e le discariche in vicinanza. 

La passeggiata è stata impreziosita dalla guida esperta di Legambiente Valdera che ci ha illustrato i metodi di agricoltura, il tipo di vegetazione e la storia della Tenuta e dei confini del territorio. Camminando, sono affiorate nuove idee e ipotesi per un futuro diverso dell’area, che non preveda armi e addestramento bellico ma che preveda parchi con nuove piantumazioni che possano riqualificare un’area già fortemente impattata e direttamente fruibili alla cittadinanza, spinte che avremo modo di approfondire nei prossimi tempi.

In contemporanea, nel campo sportivo di Gello un tavolo di lavoro su territorio e riarmo a cui hanno partecipato molte realtà locali, insieme alle tante anime del movimento no base e al nodo locale di Stop Rearm Europe che ha inquadrato le motivazioni di una logica contraria al benessere e alla prosperità, guerrafondaia, che crede nella guerra come strumento di risoluzione di contese, condannando interi territori e popoli a soffrire in contemporanea di ingiustizie sociali ed ambientali, a causa di un modello imperialista di sfruttamento. Gli interventi hanno fatto emergere preoccupazioni per la precipitazione della situazione attuale, idee e proposte utili per una organizzazione orizzontale che inverta la logica del dominio economico e bellicista 

Il pranzo, con oltre 100 partecipanti, cucinato e servito da tante persone volontarie delle organizzazioni partecipanti, è stata un’occasione informale di incontro per continuare a dibattere nell’accogliente parrocchia di San Lorenzo, con la partecipazione anche del parroco Don Armando Zappolini. Un luogo che porta già i segni della pastorale sulla pace, tra murales, foto esposte, ricami e albero di uncinetti che offrono messaggi di attivazione della speranza di pace.  

Anche l’arte e la comunicazione emozionale hanno svolto un ruolo primario nella giornata, attraverso i canti dell’Orcoro, che hanno richiamato quanta attualità risieda nella memoria di canti popolari di resistenza, e i canti di un Coro organizzato per l’occasione, che ha creato gruppalità e danza in cerchio, perchè gioire insieme ed essere vitali continuino ad essere l’antidoto più efficace alla cultura della violenza e della morte.  Ha fatto seguito ai cori, un momento fortemente introspettivo di compenetrazione nel dolore e nel contempo nella dignità del popolo oppresso, con una performance di teatro e poesia palestinese. Durante tutta la giornata sono stati presenti diversi banchetti, tra cui quello Emergency con le testimonianze della loro presenza in territori in emergenza ed in particolare il progetto sanitario in Afghanistan,  e quello di Arci con il progetto TOM, la nave che rappresenta il nostro occhio, quello della società civile, sulle emergenze che accadono nel Meditarraneo.

Ancora, durante la giornata, nei momenti di pausa, è stato possibile visitare l’atelier artistico del maestro homo faber Marco Ascanio, che proprio a fianco alla Parrocchia una cattedrale con materiali di recupero, che porta i segni della storia, sua personale e del territorio, con vetri, latta, tela, oggetti metallici e tra i più disparati. Una scoperta davvero inattesa in una periferia che presenta un cuore, un centro, pulsante di Meraviglie. 

Per i bambini, l’arciragazzi ha provveduto a creare laboratori di costruzione di piccoli oggetti volanti ed aquilini, che hanno reso anche la partecipazione dei più piccoli gioiosa e possibile per le famiglie partecipare ai momenti assembleari che si sono intervallati con le performance artistiche. 

Fulcro dell’assemblea pomeridiana sono state le proposte di futura attivazione, i prossimi appuntamenti del Movimento No Base, ricevuti i feedback di nuove persone interessate alle mobilitazioni e stimolate proposte operative da mettere in campo per incrementare la partecipazione e l’inclusione di sempre più soggetti ad un movimento che è trasversale. 

Importante il rilancio della giornata di mobilitazione popolare di resistenza contro guerra e basi militari del 25 aprile che ci vedrà in corteo da Camp Darby fino al presidio dei Tre Pini, recentemente sgomberato dall’Università di Pisa.

Epilogo della giornata è stato, infine, un cerchio di danze curde, palestinesi e balcaniche, che ha riproposto l’unione di etnie e culture anche nei movimenti del corpo, nei modi di contattare l’altro e l’intera comunità che con entusiasmo ha partecipato. 

Grazie a tutte e tutti coloro che hanno dibattuto, condiviso preoccupazioni, proposto idee, che hanno gioito, danzato, preparato il pranzo, servito, raccontato, poetato, cantato, osservato e attivato una speranza in difesa di questa terra. Questo è solo l’Inizio.

La scelta della data non è casuale, ma fortemente evocativa nella giornata della Liberazione, poichè oggi come ieri vogliamo resistere e lottare per un mondo senza guerra e fascismo. Una giornata in cui i valori dell’antifascismo e della resistenza non possono e non devono essere solo oggetto di commemorazione ma che vanno vissuti ed incarnati nelle pratiche contemporanee dell’antimilitarismo, dell’opposizione alle guerre in corso e a quelle in preparazione, per una cultura  che promuova una pace vera, che non può avvenire se esistono ancora ingiustizie ed oppressioni, ed in ogni caso non può basarsi sul dominio di alcuni su altri, sulla minaccia dell’uso della forza, delle armi di distruzione di massa, ma che preveda una società egalitaria. Non finisce qui.

Rilanciato anche un terzo appuntamento che anticipiamo con una grande manifestazione a Pontedera in occasione del 2 giugno, Festa della Repubblica, per ribadire la vocazione pacifista della nostra terra.

Epilogo della giornata è stato, infine, un cerchio di danze curde, palestinesi e balcaniche, che ha riproposto l’unione di etnie e culture anche nei movimenti del corpo, nei modi di contattare l’altro e l’intera comunità che con entusiasmo ha partecipato. 

Grazie a tutte e tutti coloro che hanno dibattuto, condiviso preoccupazioni, proposto idee, che hanno gioito, danzato, preparato il pranzo, servito, raccontato, poetato, cantato, osservato e attivato una speranza in difesa di questa terra. 

Questo è solo l’Inizio.

CHI HA PAURA DELLA PACE?

CHI HA PAURA DELLA PACE?

L’Università di Pisa fa sparire il presidio di Pace dei “Tre Pini”

Mercoledì 18 marzo ore 11.00 conferenza stampa al Rettorato, Lungarno Pacinotti 43

Durante una passeggiata di monitoraggio al CISAM, nel cuore del Parco di San Rossore, abbiamo trovato il nostro Presidio di Pace dei “Tre Pini” sgomberato. Bagni, docce, lavabi, tavoli e panche spariti, insieme a tutti gli oggetti e le attrezzature messe a disposizione da solidali. È sparito tutto ciò che è stato costruito con il contributo della collettività e che ha reso un posto prima abbandonato percorribile dalla cittadinanza. In altre parole, un furto. Oltre che un tentativo di mettere i bastoni tra le ruote a chi si batte concretamente per la pace, per l’ambiente, contro le guerre. 

Ma chi ha paura di un presidio per la Pace?

L’Università di Pisa è proprietaria del terreno dei “Tre Pini”, da anni abbandonato e rigenerato dall’autorecupero del movimento No Base che vi ha realizzato campeggi, mobilitazioni, iniziative di socialità e molto altro.  L’università di Pisa ha scelto di essere complice del progetto della base militare, accettando la “compensazione” della ristrutturazione del Borgo ex Bigattiera. Ora sappiamo in cambio di che cosa: in cambio del suo schieramento nel campo di chi vuole la guerra mondiale. E così, l’Università si rende disponibile a intralciare il movimento di cittadini, studenti, abitanti del territorio che difendono il parco dalle basi militari e che lottano per la Pace.

L’Università di Pisa possiede tutti i terreni adiacenti alle basi militari del nostro territorio: CISAM, Camp Darby e COMFOSE. Finora, ha deciso di tutelare le attività di quelle basi, piuttosto che difendere le sue stesse terre dalla militarizzazione e dal cemento, su cui sorgono anche le sue stesse strutture didattiche come il Centro Avanzi di Agraria o l’Ospedale didattico veterinario. Ma le collaborazioni con la guerra sono anche dirette: l’Ateneo pisano porta avanti ricerche milionarie all’interno di laboratori, come il RASS Lab a Cisanello o il Laboratorio Nazionale di Reti e Tecnologie Fotoniche del CNIT in collaborazione con aziende belliche come Leonardo SpA  e Rheinmetall, con la NATO e persino con il CISAM, dove dovrebbe sorgere la nuova base militare. 

L’Università di Pisa è come la verità di Orwell: quando parla di Pace, sta facendo la Guerra, quando parla di ambiente, sta gettando il cemento, quando parla di progresso, sta progettando il colonialismo. Non dimentichiamo che è la stessa Università che continua a sostenere Israele e i progetti con le entità che portano avanti il genocidio in Palestina.

Provare a cancellare il Presidio di Pace Tre Pini è un attacco a chi lotta per la pace.

Che cosa fa paura all’Università? Fa paura che qualcuno attraversi e curi i suoi spazi per parlare di pace? Fa paura che si difenda il Parco di San Rossore dalle reti, dal cemento, dalle basi militari? Fa paura che qualcuno contesti i traffici di armi e difenda i principi di Pace della Costituzione?

Non è un caso che questo avvenga pochi giorni dopo aver bloccato un treno carico di armi, cosa che ha dato un segnale di pace forte e concreto a tutto il Paese. Non è in dubbio che ciò avvenga a braccetto con quei soggetti politici e militari che continuano a decidere in modo dispotico sul nostro territorio. 

Vogliamo dirlo con chiarezza: l’ipocrisia e la vigliaccheria dell’Ateneo, evidentemente invischiato con i poteri guerrafondai della nostra epoca, non ci stupiscono. Né tantomeno ci spaventano, perché sappiamo che il presidio dei Tre Pini verrà presto ricostruito dalla mobilitazione popolare. Perché in questo periodo di guerra, è sempre più forte il bisogno di lottare per la pace.

Chi ha paura della pace ha paura di chi sta resistendo a un’idea di mondo fatta di brama di potere, di profitto, di prepotenza sui popoli: ha il terrore di perdere il proprio tornaconto negli affari di guerra. Cerca di distruggere, laddove in tanti provano a costruire alternative e prospettive. Pochi giorni fa abbiamo dimostrato che resistere a tutto questo è possibile, ma che sarà sempre più importante farlo insieme e collettivamente. Il gesto dell’Università ci mostra quanto è necessario che tutti prendano posizione, partecipino e in ogni modo facciano la loro parte per la pace. 

È sempre più chiaro che non possiamo delegare a queste istituzioni il potere di decretare le sorti del nostro territorio, così come del pianeta: spetta farlo a noi, insieme. Il Parco appartiene alla popolazione, agli animali e alle piante, non al Rettore, non all’ateneo, non ai militari. La Pace o si costruisce o si fa la guerra. E l’Università di Pisa, evidentemente, vuole fare la guerra.  

Mercoledì 18 marzo alle 11.00 Conferenza Stampa al Rettorato prendiamo parola su quanto è successo.

Appello per un’assemblea della Valdera contro la nuova base e la guerra

Appello per un’assemblea della Valdera contro la nuova base e la guerra

Costruiamo insieme le prossime mobilitazioni!

Ricondividiamo di seguito l’appello scritto dalle realtà della Valdera a seguito del presidio del 31 dicembre promosso da don Armando Zappolini, in prospettiva di un’assemblea prevista per venerdì 16 gennaio alle ore 21.30 presso il salone del Campino di Gello che sia di rilancio per le mobilitazioni territoriali future contro la nuova base, la militarizzazione delle vite e la guerra

No al riarmo e alle basi militari

Il Movimento No Base, Stop Rearm Europe coordinamento Valdera, Caritas Ponsacco, Parrocchia di Gello e altre associazioni territoriali pronte a un anno di mobilitazione per la pace e contro ogni forma di militarizzazione

Sara un anno di “lotta” di “pace disarmata e disarmante” quello che programmeranno le associazioni della Valdera impegnate contro ogni forma di militarizzazione del territorio e nella promozione di una pace e di una giustizia umana, sociale ed economica. Stimolate dal presidio, promosso da don Armando Zappolini, Caritas Ponsacco e Parrocchia di Gello, il 31 dicembre davanti al presepe alternativo “Giù le armi! Mai più guerra!”, le associazioni intervenute, molto numerose, sono pronte a promuovere occasioni di incontro e discussione per ribadire la contrarietà attiva alla guerra e al riarmo, e per sensibilizzare gli abitanti del territorio verso l’attenzione a “una guerra in casa nostra” che non è da sottovalutare, alla luce, in particolare, del progetto di una nuova base militare a Gello di Pontedera, nei terreni della Tenuta Isabella, e del potenziamento, a fini bellici, del binario 4 della stazione di Pontedera.

Tutte le realtà presenti, tra cui Movimento No Base, Stop Rearm Europe coordinamento Valdera, Servas, Osservatorio contro la militarizzazione della scuola, Arci Valdera, Circolo Laudato Sì Pontedera, Circolo Proletario Casciana Terme, Presidio provinciale di Libera, Tavola della Pace e della Cooperazione della Valdera, Ferrovieri contro la guerra, Coordinamento Valdera Avvelenata, uniranno le loro voci e le loro azioni.

Sostenute in tutto questo da don Armando Zappolini, da Caritas Ponsacco e dalla Parrocchia di Gello. “Le vicende globali e i conflitti aperti, anche negli ultimi giorni – sostiene don Armando, che è anche parroco di Gello – ci confermano ancora una volta le logiche di un’economia di guerra che tendono a descostruire un processo di pace e ‘militarizzare’ le menti delle persone. Visto i progetti di basi militari sui nostri territori, in particolare quella di Gello, non possiamo stare zitti o lavarcene le mani. Come esseri umani e come cittadini e, mi permetto di dire, anche come cristiani dobbiamo muoverci. Se non ora quando! Il 2026 impegnerà tutte queste realtà territoriali in un programma comune”.

Si lavorerà alla nascita e allo sviluppo di iniziative comuni di sensibilizzazione, di informazione e di mobilitazione sui temi del riarmo, delle basi militari, del disarmo unilateriale, ma anche per una vera “obiezione di coscienza” contro le aziende e le banche che finanziano l’industria delle armi.

Venerdì 16 gennaio, alle ore 21.30, presso il salone del Campino di Gello, si svolgerà un primo incontro per programmare gli eventi del 2026.

Il Buio oltre le Reti – Sulla trasparenza per il territorio non si discute

Il Buio oltre le Reti – Sulla trasparenza per il territorio non si discute

La campagna “Il Buio oltre le Reti” nasce da un principio semplice: la popolazione del nostro territorio ha il diritto di sapere.
Deve sapere cosa accade dietro le reti del CISAM, deve sapere quali trasformazioni sono previste nel territorio di Pontedera, deve sapere come vengono spesi i fondi pubblici e con quali conseguenze ambientali e sociali.
La trasparenza non è una gentile concessione, ma un principio che non può essere minato da interessi di pochi a scapito di molti. La trasparenza è il presupposto fondamentale che serve alla popolazione per poter agire e decidere sul proprio territorio.

Giusto un anno fa, come Movimento No Base siamo stati sotto il Palazzo del Consiglio Regionale con una petizione firmata da oltre 8000 cittadini per richiedere le dimissioni di Bani, presidente dell’Ente Parco e primo promotore della base diffusa con una cospicua parte della stessa prevista all’interno del parco stesso. Con quel presidio abbiamo portato la rivendicazione di bloccare l’esecuzione dei lavori del primo lotto, per la cui realizzazione erano già stati stanziati i primi fondi con il DL Infrastrutture e ottenere tutti i documenti in possesso della regione sullo stato del progetto. In quell’ occasione il già presidente Giani ha chiuso ogni possibilità di interlocuzione, a partire dal rifiutare di fornirci le informazioni che in migliaia chiediamo da anni, oltre che chiudere ogni possibilità di dialogo sulla messa in discussione dell’opera.

Per questo circa un mese fa abbiamo lanciato una campagna che potesse permetterci di arrivare alla conoscenza di quel che, ad oggi, è già stato discusso nelle sedi istituzionali riguardo alla Base militare che hanno intenzione di costruire a San Piero a Grado e Pontedera.

Nelle ultime settimane questo principio è stato riaffermato con forza da parte del territorio: dopo aver redatto la nostra richiesta di accesso civico agli atti, sottoscritta insieme ad Altreconomia, Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole e università, Libera Pisa e Legambiente Pisa, anche la sindaca di Calci, Valentina Ricotta, e la consigliera comunale di Pontedera, Denise Ciampi, hanno presentato la stessa istanza. Nel mentre abbiamo sempre più discusso e approfondito l’importanza della trasparenza con i vari rappresentanti delle istituzioni locali.

A fronte di questa richiesta, espressione di una volontà pubblica anche più ampia delle singole realtà proponenti, il Commissario Sessa ha trasmesso una parte della documentazione richiesta. L’accesso non è tuttavia stato completo e il diniego ha riguardato proprio i documenti che avrebbero permesso uno sguardo completo e complessivo dell’opera.
Tra questi abbiamo il cronoprogramma dei lavori, il piano economico da 520 milioni,  analisi tecniche e gli atti con cui si definisce la progettazione dell’opera.

Quando nel 2022 la base era prevista a Coltano, questi stessi documenti erano pubblici.
Furono discussi in conferenze stampa, analizzati nelle sedi istituzionali, riportati dai giornali.
Oggi, per San Piero e Pontedera, la stessa documentazione viene considerata “sensibile” e sottratta alla cittadinanza.
La trasparenza è diventata selettiva. E questa selettività non è un fatto tecnico: è una scelta politica.

Nonostante ciò, la pressione fino ad ora esercitata sul ministero e sul commissario Sessa, partita dal basso e dall’unione del movimento con associazioni, singoli e cariche politiche locali, ha fatto in modo che si riconoscesse legittimità alla nostra pretesa. Il percorso verso la piena comprensione del progetto ha finalmente più chiara la strada.

Cosa ricaviamo dalla documentazione ricevuta

Molto di quel che si evince dalla documentazione rientra in informazioni di cui già eravamo in possesso, ma riusciamo comunque ad avere un quadro più complessivo e confermato.

I cinque documenti rilasciati (tre Relazioni annuali del Commissario, l’Accordo Tecnico Operativo e il Decreto Commissariale n. 1) offrono una panoramica sull’assetto amministrativo e finanziario, confermando la localizzazione definitiva all’interno del C.I.S.A.M. e stabilendo un costo complessivo stimato per l’intera opera di 520 milioni di euro. 

I documenti tracciano la storia del progetto, partito dall’area demaniale di 72 ettari a Coltano (PI), ma abbandonato a seguito delle “manifestazioni contrarie” della cittadinanza locale. Il Ministero della Difesa aveva istituito un tavolo operativo interistituzionale nel maggio 2022 per trovare soluzioni alternative nella provincia di Pisa.

La soluzione definitiva è stata formalizzata il 18 ottobre 2023, stabilendo che la nuova sede, destinata al Gruppo Intervento Speciale (G.I.S.) e al 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”, sarà realizzata all’interno della base del C.I.S.A.M. (Centro Interforze Studi per le Applicazioni Militari). La scelta è avvenuta dopo un parere favorevole delle istituzioni della Comunità del Parco Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli.

La documentazione conferma che la sede della pista per guida sicura e del poligono a cielo aperto era stata individuata fra le aree di Ospedaletto e Pontedera. Da qui la decisione per la costruzione nell’attuale Tenuta Isabella a Pontedera.

Per il I lotto funzionale, il costo complessivo stimato era di 72,5 M€.

A seguito dell’autorizzazione, è stata aperta una Contabilità Speciale n. 6468 presso la Tesoreria dello Stato per la gestione delle spese di realizzazione e funzionamento, intestata a “COMSTR DL 32-19 SEDE ARMA CC”.

L’Accordo Tecnico Operativo e il Decreto Commissariale n. 1 del 25 luglio 2023 definiscono le responsabilità sul progetto:

  • Commissario Straordinario (Ing. Massimo Sessa): Ha il ruolo di sovraintendere, coordinare, gestire e finalizzare tutte le attività. Gode di potere di sostituzione qualora ritardi della Stazione Appaltante mettano a rischio il cronoprogramma.
  • Stazione Appaltante: È la Direzione dei lavori e del Demanio (GENIODIFE) del Ministero della Difesa, che si occupa di tutte le fasi del procedimento: attività propedeutiche alla progettazione, progettazione, affidamento, esecuzione e collaudo.
  • Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri: È il soggetto utilizzatore finale dell’infrastruttura. Ha il compito di fornire le specifiche competenze tecniche e amministrative e deve esprimere il nulla osta tecnico-operativo sulla progettazione e su eventuali varianti in corso d’opera.

Dopo la chiusura della fase di individuazione della sede (18 ottobre 2023), sono state avviate le attività per la redazione del Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali (DOCFAP) e del Documento di Indirizzo alla Progettazione (DIP).

Per accelerare i tempi di affidamento della progettazione (PFTE), il Commissario prevede di ricorrere agli accordi quadro recentemente finalizzati da GENIODIFE.

I documenti rilasciati non includono gli atti relativi alla progettualità (punti 2, 3 e 4 della richiesta di accesso agli atti da noi redatta). Il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri ha opposto diniego al rilascio di tali documenti, motivando che la loro ostensione inciderebbe “in maniera pregiudizievole sulla tutela degli interessi inerenti la sicurezza pubblica e l’ordine pubblico, la sicurezza nazionale, la difesa e le questioni militari”.

La ragione del diniego, a detta del commissario, è che tali documenti rivelerebbero dettagli sensibili come la dislocazione e le dimensioni di uffici, magazzini, aree logistico/operative, autorimesse e le caratteristiche degli impianti e delle attrezzature da ospitare negli edifici da realizzare/ristrutturare.

La campagna continua

I documenti che oggi ci vengono negati sono documenti dovuti, e per questo presenteremo immediatamente un’istanza di riesame. Allo stesso tempo invitiamo associazioni, comitati e istituzioni locali che non hanno ancora inoltrato richieste di accesso a contattarci: vogliamo costruire insieme un percorso condiviso, affinché anche loro possano presentare accessi formali per ottenere gli atti mancanti e rafforzare una pressione collettiva che sta già dando i primi risultati.

Nei prossimi mesi torneremo nei territori, nelle assemblee, nelle frazioni, per continuare a far vivere questa campagna insieme alle persone che quei luoghi li abitano ogni giorno. Perché la spinta alla trasparenza nasce anzitutto dal basso, da chi conosce il valore del proprio territorio e rifiuta che venga trasformato senza confronto, senza informazione e senza verità.

Continueremo finché non avremo piena trasparenza: nessuna giustificazione può legittimare l’occultamento di un progetto tanto impattante, in un momento in cui la guerra torna ad essere sempre più concreta.


Di seguito i documenti ad ora rilasciati

DA LIVORNO A PISA ALLA TOSCANA FUORI LA BASE AMERICANA!  – Foto dalla Critical Mass del 9/11 “Pedaliamo verso Camp Darby!”

DA LIVORNO A PISA ALLA TOSCANA FUORI LA BASE AMERICANA!  – Foto dalla Critical Mass del 9/11 “Pedaliamo verso Camp Darby!”

Domenica 9 Novembre si è tenuta la Critical Mass “Pedaliamo verso Camp Darby”. Questa giornata di mobilitazione è stata organizzata insieme alla ciclofficina di Pisa santepollastri e la ciclofficina di Livorno con la partecipazione della ciclofficina di Firenze e Bologna  e di tantə cittadinə ci ha permesso di vedere gli snodi logistici, anche civili, piegati al servizio di Camp Darby. 

Le passeggiate di monitoraggio ci permettono di tenere monitorati gli spostamenti di armi e mezzi militari, di comprendere i flussi della logistica bellica. Oggi abbiamo visto come attraverso una diramazione della linea ferroviaria del Tombolo, i rifornimenti militari vengono fatti passare su rotaia fino al Canale dei Navicelli per poi entrare a Camp Darby attraverso un ponte girevole. 

L’area di Camp Darby è il più grande deposito militare statunitense al di fuori degli Stati Uniti e il principale polo di stoccaggio e smistamento di materiale bellico in Europa, al servizio della NATO, con armi che vengono trasportate mensilmente da Livorno in Medioriente. Un’intera area sottratta alla popolazione, di cui vengono nascosti i progetti e i flussi.

Pe questo è sempre piu importante monitorare il nostro territorio, che hanno reso un’hub militare funzionale alle guerre di tutto il mondo. 

Fermiamo la base, fermiamo le guerre!

Di seguito una fotogallery della giornata. Invitiamo chiunque voglia unirsi alla lotta contro le basi militari e contro la guerra a partecipare alla lotta no base! Nessuna base per nessuna guerra !