Riportiamo qui un’intervista che abbiamo fatto a Mario Pizzola, esponente del Movimento Nonviolento fin dai suoi albori, nonché uno dei primi obiettori di coscienza nell’Italia del secondo dopoguerra. Questa intervista è stata costruita in occasione dell’Ostuni Climate Camp che si è tenuto quest’estate, realizzato con una grande spinta mobilitativa da “Rete Clima, Fuori dal Fossile”, una realtà che da anni approfondisce il legame tra le grandi opere, la speculazione energetica e la guerra e che lotta con una prospettiva di un nuovo paradigma energetico e per territori di pace.

In anni in cui la guerra sta assumendo sempre più centralità nelle nostre vite, necessaria alle potenze mondiali per rafforzare profitto e relazioni di potere, è sempre più urgente costruire un’opposizione e un’obiezione di coscienza collettiva alla guerra. Per questo, possiamo guardare alle preziose esperienze di chi alla guerra si è opposto, organizzando movimenti che sottrassero legittimità alla macchina bellica, proponendo invece la possibilità di costruire un mondo in cui la pace è la strada e l’obbiettivo da costruire.

Mario ripercorre quelle che sono state le motivazioni morali e politiche che hanno spinto lui e gli altri pionieri all’obiezione di coscienza, andando anche incontro al carcere e a severe repressioni, mantenendo fede ad un principio etico fondamentale: la guerra non è un’opzione.

Dopo più di 50 anni la diserzione diventa ancora più essenziale come concetto e come scelta. Difronte al rapido susseguirsi di guerre in tutto il mondo, a partire dal genocidio in Palestina, mentre assistiamo ad un’implementazione capillare delle tecnologie e della logistica di guerra, mentre siamo sottoposti ad una continua propaganda che normalizza e legittima la guerra fin dai primi anni di vita, obiettare significa opporsi e fermare gli ingranaggi della guerra. Obiettare significa anche credere in altre strade possibili, una sfida che seppur difficile, vogliamo continuare ad intraprendere.

Attraverso le parole di Mario Pizzola rilanciamo la campagna “Nessuna recluta per nessuna guerra”: un’azione collettiva di diserzione simbolica. Se le potenze mondiali e i nostri governi si stanno preparando alla guerra, noi dobbiamo prepararci all’opposizione alla guerra!

Invitiamo tutte e tutti a compilare una lettera di obiezione, ispirata a quelle scritte in un passato non molto lontano, per rifiutare il servizio militare obbligatorio, in cui si esprime il proprio rifiuto alla guerra. Rifiutare la guerra nel nostro territorio significa opporsi prima di tutto alla costruzione della nuova base militare e del modello che la sostiene. Anche durante il campeggio del 5, 6 e 7 settembre ci saranno momenti dedicati all’approfondimento dell’obiezione di coscienza e alla compilazione delle lettere che saranno poi raccolte e inviate al governo, come gesto di rifiuto di prestarsi con il proprio corpo e con la propria vita alla guerra!