Pochi giorni fa abbiamo visto un’enorme esplosione coinvolgere una fabbrica di munizioni a Colleferro, la KNDS Ammo Italy, ex Simmel Difesa. Immagini impressionanti della violenza con cui un sito industriale può immediatamente diventare una bomba che minaccia la vita di dipendenti e abitanti del territorio. Un evento che ha giustamente spaventato e fatto notizia, a maggior ragione dato che in quello stesso territorio, la Valle del Sacco, KNDS intende riconvertire e ampliare lo stabilimento realizzandovi un nuovo impianto per la produzione di nitrogelatina, componente destinato alla filiera degli esplosivi e delle munizioni. Così, alla faccia degli incidenti esplosivi, si continua a incentivare una dinamica di riarmo e militarizzazione palesemente nociva e pericolosa per la vita, la sicurezza e la salute dellə abitanti.
A partire dall’episodio di Colleferro, vogliamo cogliere l’occasione per guardare al nostro territorio e fare luce su come una zona di sacrificio sia sempre di più un campo minato in cui la vita di chi ci vive o lavora non è messa sullo stesso piano dell’interesse politico, economico e militare a portare avanti piani di riarmo e proiezione bellica nel pieno di una guerra mondiale devastante.
Porto e raffineria a Livorno: una minaccia perenne per la sicurezza del territorio
Quante Colleferro ci sono tra Livorno e Pisa, nei pressi di case, quartieri, infrastrutture, parchi, strade e stazioni? Quanto è concreta la minaccia della guerra e dell’estrattivismo per vite e territorio, quando ci muoviamo tra le nostre città? Immaginiamo di camminare da Livorno a Pisa e percorrere le strade in cui abitano e lavorano decine di migliaia di persone. Quali sono le Colleferro che incontriamo ogni giorno?
A Livorno il porto, come denunciano i portuali e la cittadinanza da anni, è luogo di transito di merci militari. Centinaia di container che possono ospitare qualsiasi cosa, da armi a esplosivi, da bombe a missili, scaricate in mezzo a lavoratori, abitanti e turisti. Dal 2025 a oggi, sono più di 600 le tonnellate di esplosivi circolate nel porto. A questo si aggiunge l’interesse a insediare nel porto un nuovo sito per la costruzione e il collaudo di sottomarini da guerra dell’impresa Drass.
Andando verso Pisa incontriamo Stagno, dove la raffineria Eni — oggi interessata da un progetto di conversione in bioraffineria — rappresenta l’eredità concreta di decenni di attività industriale ad alto impatto. L’impianto è classificato dalla normativa Seveso come stabilimento a rischio di incidente rilevante, mentre nelle aree circostanti sono state documentate contaminazioni dei terreni e delle acque di falda da idrocarburi, metalli e sostanze cancerogene. La riconversione annunciata non cancella la necessità di completare le bonifiche, garantire la sicurezza dei lavoratori e tutelare la salute della popolazione.
Camp Darby: un immenso deposito di munizioni nel cuore del Parco
Il percorso prosegue fino al Camp Darby, base militare utilizzata dalle forze armate statunitensi come deposito logistico e di munizioni. Un vero e proprio bersaglio per qualsiasi tipo di operazione militare che abbia come controparte l’esercito USA o la NATO. Una polveriera gigante in cui non si conosce cosa vi sia stoccato, per quanto tempo, con quali rischi per la sicurezza e con quali conseguenze in caso di incidente o esplosione.
Un’installazione collocata in territorio italiano ma sottratta, nei fatti, a un effettivo controllo democratico e caratterizzata da un regime di segretezza che impedisce alla popolazione di conoscere quantità, tipologia e rischi dei materiali stoccati.
Non risulta pubblicamente disponibile un piano di emergenza esterna che informi gli abitanti sui rischi, sulle aree coinvolte e sui comportamenti da adottare in caso di incidente, né tantomeno informazioni sulle attività quali movimentazione di armi, esplosivi e munizioni. Quale impatto avrebbe un evento come quello di Colleferro, se coinvolgesse un luogo di questo tipo?
Quando il rischio aumenta solo aspettando un treno
Ma la minaccia che comportano questo tipo di infrastrutture è anche in movimento: le stesse merci militari che arrivano a Livorno o vengono stoccate a Camp Darby, circolano sulle nostre strade, nei nostri cieli e soprattutto sulle nostre rotaie e sui nostri treni. Quante delle merci che transitano nell’hub militare pisano-livornese, atterrano all’aeroporto di Pisa? Quanti di questi esplosivi sono passati e passano tutt’ora dalla stazione dei treni? Quanti dai binari di Livorno, Calambrone, Collesalvetti? Magari in pieno giorno, con stazioni piene di pendolari? Quali misure di sicurezza sono messe in atto e come possono tutelarsi le persone laddove il passaggio di questo materiale rimane completamente sconosciuto?
Il rischio non si ferma alle zone tra Pisa e Livorno: a Pontedera, uno dei luoghi designati per il nuovo progetto di base militare, è stato di recente ampliato il binario 4 della stazione, nell’ambito di un progetto europeo dual use, destinato anche alla mobilità militare e alla circolazione di convogli lunghi fino a 740 metri, in una zona ad altissima frequentazione a ogni ora del giorno e della notte.
Armi, esplosivi e… reattori: il nucleare di San Piero a Grado di cui nessuno sa nulla
E se non si tratta di combustibili, armi o esplosivi, si tratta di inquinamento. Qual è lo stato effettivo dello smantellamento del reattore dismesso nell’area Cisam e della rimozione dei materiali radioattivi? Quali controlli continuativi vengono effettuati sulle acque, sui sedimenti e sull’ecosistema del Parco, e con quali modalità di informazione pubblica?
Vita, salute e sicurezza: la nostra vera posta in gioco
Quando la guerra diventa la regola con cui si organizzano i territori, le infrastrutture, il lavoro, l’economia, la logistica, ognuno di questi luoghi è una possibile Colleferro, una polveriera pronta a saltare in aria. Non si tratta di allarmismo, ma della posta in gioco della lotta che portiamo avanti: difendere la vita stessa, la salute e la sicurezza quotidiana delle nostre città, dei nostri posti di lavoro, dei territori che viviamo.
Non vogliamo territori che siano parchi giochi per militari e industriali, mentre diventano campi minati per la popolazione; non vogliamo che il prezzo della guerra mondiale sia pagato dai più, mentre pochi potenti fomentano il riarmo dal caldo delle loro poltrone.
Fermare la logistica bellica e le basi militari proiettate verso i teatri di guerra globali; organizzarsi sui territori per rivendicare condizioni di vita sicure, salubri, dignitose, ecologiche; scioperare nei posti di lavoro per sottrarsi ai ricatti dell’economia di guerra; lottare contro questi sacrifici imposti ai territori e a chi li abita. Questi sono gli unici strumenti che abbiamo a tutela della vita umana e naturale, verso la quale la guerra e i suoi ingranaggi sono oggi una minaccia sempre più incompatibile e inaccettabile.
Durante questo mese di maggio, parteciperemo a numerose iniziative di confronto e mobilitazione diffuse nei territori della Toscana, della Liguria e del Piemonte. Ovunque saremo in queste settimane, ci sentiremo a casa: per noi, casa sono i territori di sacrificio, le aree dove si progetta la guerra, dove si scaricano i costi della speculazione energetica, dove si innestano le infrastrutture logistiche e le basi militari, dove si gettano le nocività e gli scarti di questo sistema tossico. I luoghi dove oggi si lotta e si resiste.
Questi territori sono a fianco a noi, sono nelle nostre città o ai loro confini, nelle aree suburbane, nelle province, nelle montagne. Qui siamo a casa perché vogliamo incontrarci, conoscerci e rafforzarci insieme a chi si organizza per affermare un destino diverso della propria terra. Dai crinali del Mugello, alle terre della Versilia dove i parchi e gli ecosistemi incontrano la mano predatoria di imprese energetiche e infrastrutture logistiche; da Grosseto, col suo enorme aeroporto militare, alla piana di Sesto Fiorentino, dove l’aeroporto civile inquina e avvelena; dalla bassa val di Susa che si batte contro il TAV, alle terre della Lunigiana dove ci si batte contro le fabbriche e i depositi di missili; dalle città di porto, come Livorno e Genova, in cui la guerra, i suoi traffici e la sua industria incontrano lavoratori e abitanti che non arretrano mai e ci infondono coraggio.
Ognuno di questi territori è un tassello di un sistema di guerra mondiale che parte da qui, una rete che innerva e opprime ogni ambito della vita. Per questo in ogni territorio abbiamo la necessità e l’opportunità di difenderci: di organizzarci per bloccare la guerra, i suoi flussi, la sue fabbriche. Di lottare ostacolando le attività della guerra. Sono loro, i portatori degli interessi di guerra, che hanno bisogno del nostro lavoro, della nostra intelligenza, delle nostre terre da occupare, dei nostri boschi da abbattere, dei nostri monti da distruggere. Quello che abbiamo da difendere, è la possibilità di cercare alternative, di sviluppare nuovi legami con l’ambiente, nuove forme di lavoro ed economia, modi diversi per approvigianare energia, per realizzare la mobilità e le connessioni tra territori. Per essere realmente protagonistə delle decisioni che si prendono laddove viviamo.
Rilanciamo di seguito il calendario in aggiornamento delle iniziative dove siamo statə e saremo presenti nel mese di maggio, con la fiducia che saranno occasioni per connettere le lotte che dal basso costruiscono la Pace, mettendo i bastoni tra le ruote ai padroni del mondo e ai signori della guerra.
Sabato 9 maggio Marcia popolare a difesa dei crinali dell’Appennino Mugellano e assemblea pubblica in piazza a Londa
Sabato 9 maggio e domenica 10 maggio Due giorni di convegno contro la guerra a La Brilla Quiesa, Massarosa
Sabato 16 maggio Ore 14.00 Sesto Fiorentino, Polo Scientifico -Via dell’Osmannoro Basta aeroporti in città! Manifestazione a difesa della piana fiorentina
Sabato 23 maggio Ore 17.00 Grosseto, Museo di Storia Naturale Presentazione del bollettino HUB con Coordinamento Pace e Officina Giovani Antifascisti
Sabato 23 maggio Ore 17.30 Avigliana (Piemonte) [luogo in aggiornaento] A mano disarmata: incontro organizzato da assemblea Bassa Valle con Stop Riarmo e Movimento No Tav
Sabato 30 maggio Pontremoli, Giardini dei Teatri della Rosa [orario in aggiornamento] Resistere alla guerra, costruire la pace: presentazione del bollettino HUB e dibattiti con Cantiere per la Pace e altre realtà antimilitariste liguri-apuane
Sabato 30 maggio Ore 14.30, Livorno, Piazza della Repubblica Ciemmona interplanetaria contro il riarmo
Sabato 30 maggio Genova [ora e luogo in aggiornamento] Presentazione del bollettino HUB a Genova con Assemblea contro Leonardo
Dal lavoro congiunto di mobilitazione, organizzazione e inchiesta degli ultimi mesi che ha coinvolto diverse realtà e lavoratorə di Pisa, Firenze, Livorno, La Spezia e Carrara nasce il primo numero di “HUB”, un bollettino che raccoglie inchieste e approfondimenti sulla militarizzazione dei territori che abitiamo. Di seguito condividiamo l’editoriale e la versione digitale del primo numero!
Cos’è “HUB”? perchè un bollettino della militarizzazione?
“HUB” è un bollettino di informazione, inchiesta, approfondimento e scambio sulla militarizzazione dei territori, nato a partire dal campeggio No Base del 5-6-7 settembre 2025 nell’assemblea dedicata alla costruzione di alleanze tra i territori investiti dalla trasformazione in snodi strategici della guerra. Con la discussione di lavoratorə, movimenti, abitanti di Livorno, Pisa, Firenze, Carrara, La Spezia, tra chi si batte contro le basi militari e chi lavora e lotta nelle ferrovie e nei porti, è maturato il proposito di intraprendere una strada comune. Il bollettino “HUB” rappresenta la proposta attorno a cui vogliamo condividere questo percorso: una rivista digitale e cartacea, aperiodica, in cui trovare approfondimenti e contributi su come funziona l’hub militare in cui siamo immersə, per conoscere il sistema di guerra che innerva i territori e sviluppare la cooperazione e la condivisione adeguate a organizzarsi sempre più, sempre meglio, per bloccare e immaginare le alternative degne di cui la società ha bisogno.
“HUB” nasce anche dalla spinta di un movimento che gli scorsi mesi ha sconvolto il nostro Paese dando coraggio e fiducia, a milioni di persone solidali con la Palestina, mostrando che è possibile bloccare materialmente la guerra, che le persone hanno un potere nell’unirsi e organizzarsi persino contro le forze micidiali della guerra mondiale e del genocidio. Le lotte e gli scioperi ci hanno reso consapevoli che siamo coinvoltə non solo come “complici” o soggetti passivi, ma potenzialmente come protagonistə coscienti del nostro ruolo nella storia e nel mondo. Impedire che i piani di guerra e colonialismo, fatti di binari da cui transitano armi, di basi in cui si addestrano soldati e si progettano le operazioni militari, di aeroporti e porti in cui la logistica ha il suo fulcro, di fabbriche in cui bombe e munizioni sono prodotte, possano svolgersi impunemente.
“HUB” significa integrazione di flussi, di punti, di rotte, di funzioni, di scienza, di ingegneria dell’organizzazione della guerra per rendere i trasporti di armi, mezzi, munizioni veloci ma silenziosi, per incrementare la capacità operativa e di proiezione delle missioni militari, dalla Palestina, al Sudan, all’Ucraina, e rafforzare insieme il controllo interno sulla società e il territorio. “HUB” significa mettere insieme le capacità mortifere di aria, terra e acqua dell’esercito, per estrarre e far circolare informazioni sottratte dalle nostre vite con l’intelligence e le tecnologie AI, per condividere saperi tra le forze della NATO, per sperimentare nuove armi e sistemi. “HUB” è la pianificazione del colonialismo e dell’estrazione di risorse energetiche, per produrre tutto ciò che l’economia di guerra richiede, alimentare la distruzione della vita e il margine di profitto e potere degli Stati e del complesso militare-industriale.
“HUB” è una sinergia oggettiva tra queste forze che richiede una sinergia altrettanto efficace delle forze sociali dei territori, di chi rifiuta o ambisce a ribellarsi a tutto questo.Lo abbiamo visto nelle settimane di “Blocchiamo tutto”: ciò che viene bloccato in un punto, può passare da un altro, se i territori non sono sufficientemente organizzati per allearsi. La loro macchina di acciaio può essere fermata da un’altra sinergia, dall’organismo vivo delle comunità che lottano, dai saperi costruiti dal basso, dal desiderio di alternativa e libertà che anima sempre più persone indisponibili a vedere città, campi, boschi, montagne, servizi pubblici diventare ingranaggi della catena della guerra, zone di sacrificio inquinate e nocive, polveriere a cielo aperto che rappresentano infiniti bersagli di fronte all’escalation.
Con questo bollettino vogliamo in primo luogo nutrire il bisogno di condividere delle conoscenze su come questo HUB funziona, a cosa serve e com’è organizzato. Questo primo numero contiene approfondimenti su diversi territori, infrastrutture e snodi della logistica di guerra redatti da movimenti, comitati, lavoratorə portuali e ferrovieri e ha un’ampiezza che va da Livorno a La Spezia, uno dei corridoi centrali della militarizzazione in Italia. Un obiettivo che ci proponiamo è scoprire e divulgare come funziona la macchina bellica, costruire un sapere situato nel punto di vista di chi la militarizzazione la subisce e vuole combatterla. Per questo, nei prossimi numeri, lavoreremo a nuove inchieste, per coinvolgere altri territori e ricostruire questa rete che collega tutta Italia e le Isole e che può essere anche una rete di resistenze.
Perchè un altro obiettivo è rafforzare e costruire l’organizzazione e la possibilità della lotta: ovunque possiamo immaginare come difenderci dalla militarizzazione, quali strumenti ci servono per organizzarci, quali saperi dobbiamo ricercare per dare un nome a quanto opprime i territori e avere protagonismo nel denunciarlo; per poter incidere nel bloccare questo sistema di guerra, per liberare energia e voglia di battersi per quello che veramente ci serve: non abbiamo bisogno di basi militari, fabbriche di armi e infrastrutture di guerra; abbiamo bisogno di bonificare e rigenerare territori inquinati e cementificati, riappropriarci di risorse per servizi sanitari, sociali, abitativi dignitosi, sviluppare forme di decisionalità partecipativa soprattutto in quelle zone dove il potere si sente più dispotico e arrogante di imporre le proprie opere e le proprie regole, immaginare nuove forme di educarci alla diversità, all’amicizia tra popoli, alla cura del territorio e della comunità e non alla supremazia, al militarismo, all’isolamento e all’odio, a quei “valori” di cui la guerra si nutre per riprodurre e normalizzare se stessa.
Dai popoli di tutto il mondo su cui il potere abbatte la guerra con violenza c’è una linea che porta a noi e ai nostri territori. “HUB” vuole essere uno strumento per ricostruire queste linee che uniscono i piani della guerra mondiale e rigenerare quelle che uniscono noi, come parte di una sola società, di territori ricattati e offesi, di popoli distanti, ma desiderosi di resistere e agire per costruire un pace giusta, vera e concreta con la lotta e la solidarietà.
Contattaci se vuoi proporre un contributo per un prossimo numero o una presentazione del bollettino nel tuo territorio!