Note sull’accesso alla documentazione inerente alla base di San Piero e Pontedera e sull’ispezione civile all’interno del CISAM
Dalla riapertura del progetto della nuova base militare di GIS e Tuscania a San Piero a Grado e Pontedera, il movimento No Base si sta spendendo in sempre più campagne, approfondimenti, richieste e mobilitazioni non solo per opporsi fisicamente e politicamente alla costruzione della grande opera di militarizzazione, ma anche per conoscere effettivamente quale sarà la portata di questa struttura e qual è lo stato attuale delle cose.
Due dei dieci punti del Decalogo No Base sono infatti dedicati a questo: far saltare fuori la verità che fino ad oggi sta sotto il naso di tutti ma nascosta minuziosamente sotto ad un telo mimetico.
Nelle opere militari ci sono norme che prevederebbero un po’ di trasparenza: ai sensi dell’art. 10 del decreto legislativo n. 33/2013, il Ministero della Difesa ha adottato un Programma triennale per la trasparenza e l’integrità. Eppure, nel ricercare informazioni sul progetto della base, i documenti che si trovano sono spesso incompleti, parziali, pubblicati in ritardo o addirittura non pubblicati. Insomma, quando si tratta di infrastrutture militari, in aperta violazione con le norme che pure esistono, si dà come assodato che si debba bypassare la conoscenza e la volontà dei cittadini di un territorio, le regolamentazioni e norme ambientali, per devastare un intero territorio senza mai pagarne il prezzo.
Tenere nascosto il progetto fino alla sua effettiva realizzazione serve a rendere fumoso e vago ogni attacco rivolto direttamente alla costruzione della base. Questa tattica si è dimostrata inutile di fronte ad un movimento che fino ad oggi ha saputo approfondire e mettere in discussione dalle radici la costituzione di questa opera.
Il punto sostanziale è uno: essere a conoscenza di come si vuole modificare il nostro territorio è un nostro diritto irremovibile, sapere cosa sta succedendo al di là delle reti e quali sono le prospettive per il Parco di San Rossore, è una conoscenza che noi dobbiamo pretendere e avere. Pretendiamo il diritto di essere informatə per poter partecipare attivamente e democraticamente alla salvaguardia del nostro ecosistema.
Negli ultimi due anni si sono svolti numerosi tavoli inter-istituzionali con la presenza della Regione, delle autorità militari e della governance del Parco. In quelle sedi, si è discusso di documentazioni che a noi, come cittadine e cittadini, viene detto non essere accessibili. Una contraddizione che non possiamo più accettare. Siamo riusciti a sapere dell’esistenza di alcuni di questi documenti, ma sicuramente ce ne saranno molti di più, riguardanti soprattutto la parte progettuale. Se davvero i documenti non esistono, vogliamo che venga certificata la loro assenza. Se invece esistono, come crediamo, allora devono essere resi pubblici e accessibili a tutte e tutti. È inaccettabile che le decisioni sul futuro del nostro territorio vengano prese sopra le nostre teste, senza trasparenza e senza alcun coinvolgimento democratico. Per questo intendiamo costruire un percorso collettivo di pressione e di mobilitazione per pretendere ciò che ci spetta: chiarezza, trasparenza, accesso agli atti.
La realtà ci dice che, mentre ci raccontano che tutto è ancora “solo un progetto”, dai cancelli del CISAM da mesi entrano ed escono betoniere, camion e mezzi pesanti. Non servono grandi interpretazioni: si sta preparando il terreno per il cantiere della base. Davanti a questo scenario, chiediamo con forza che venga effettuata un’ispezione all’interno delle reti del CISAM. Non possiamo più tollerare che, dietro il silenzio delle istituzioni, proceda la devastazione del territorio e la militarizzazione del Parco di San Rossore.
Alcuni consigli comunali hanno già preso posizione contro la costruzione della base. Adesso vogliamo costruire l’occasione di confluire per pretendere trasparenza. Durante il Campeggio No Base, sabato mattina alle ore 11.00, insieme all’avvocata Anna Brambilla, stileremo una richiesta di accesso agli atti civile. Sarà un momento collettivo di confronto e costruzione: vogliamo che associazioni, enti, comitati, consigli comunali e tutte le realtà sensibili possano unirsi a questa iniziativa. Non si tratta solo di un atto formale, ma di un gesto politico e civile che afferma un principio fondamentale: la trasparenza è un diritto, e il nostro territorio non sarà mai una zona militare sottratta alla democrazia.