La giornata di domenica 20 è stata un momento importante di monitoraggio, attivazione sul territorio e pianificazione dei prossimi passaggi NO BASE. Dopo la passeggiata lungo le reti del CISAM, l’individuazione di alcuni punti fondamentali per il monitoraggio che con la mattina di domenica ha visto la sua prima uscita, dopo pranzo si sono svolti i tre tavoli di lavoro definiti nelle scorse settimane. Dal tavolo economia di guerra (da dove vengono i soldi destinati al progetto della base e alle spese belliche in generale?) è stata lanciata la campagna “520 milioni per” e una data di mobilitazione cittadina per il 15 di novembre, con un nuovo appuntamento organizzativo per il 29 ottobre. Il tavolo monitoraggio ha iniziato a organizzare le attività del presidio dei tre pini, le forme di volantinaggio e informazione sul territorio, le nuove attività di monitoraggio su San Piero e a Pontedera. Il tavolo istituzioni e comunità del parco ha fatto il punto su tutte le forme di attivazione della cittadinanza già presenti per la pretesa di presa di responsabilità da parte delle istituzioni (in particolare per quanto riguarda le diverse petizioni molto diffuse), messo in relazione le attività dei punti no base con la prospettiva di una presenza capillare informativa nella provincia e pianificato una data di mobilitazione per la consegna delle firme a Firenze, il 17 dicembre. Queste solo alcune dei prossimi passi definiti dai gruppi di lavoro, per saperne di più, capire come partecipare attivamente e altri futuri passaggi e prospettive del movimento no base di seguito i report completi.
REPORT TAVOLO ECONOMIA DI GUERRA
Dal tavolo sono uscite diverse riflessioni in merito all’economia di Guerra che sta travolgendo i nostri territori, da dove vengono i soldi dedicati al progetto della base e in generale alle spese belliche, cosa si sta tagliando:
-cosa vuol dire tagliare su servizi e fondi ( università,sanità ,trasporti, servizi di base , salute ecc…) all’epoca dell’escalation bellica? Cosa è cambiato rispetto ai processi di tagli e definanziamenti iniziati già da anni al momento della corsa globale al riarmamento e alla guerra
-Chi si arricchisce (stati, industrie ecc..)?
Questi sono punti cardine da studiare, con la prospettiva di organizzare iniziative e produrre contributi per poter approfondire questi nodi. In particolare organizzare un’iniziativa di riflessione anche con relatori esterni che metta a confronto l’approfondimento dell’economia di guerra a partire dall’analisi del dossier “economia a mano armata” e il taglio sistemico al welfare e al sociale degli ultimi decenni.
Scrivere uno o più nuovi capitoli dell’opuscolo No Base da usare come materiale informativo e per consolidare la nostra infrastruttura ideologica e le nostre motivazioni.
É stato stabilito il lancio della campagna: Come spenderesti 520 mln?
A partire da questo punto abbiamo sviluppato una campagna con due linee di obiettivi:
1.Il primo e quello di approfondire le motivazioni della lotta contro la base e la guerra in generale, approfondendo la contraddizione tra esigenze reali di territori, comunità e società e il modo in cui vengono effettivamente spesi questi soldi. Anche sottolineando la contraddizione tra la lettura della controparte di “base come infrastruttura di “sicurezza””, quando le reali sicurezze sono altre.
2. Il secondo è di avere uno strumento per entrare in relazioni con alcuni contesti e persone ( sia utenti si lavoratorə) su una serie di nodi su cui questa contraddizione è evidente. In particolare abbiamo individuato come fondamentale per il Movimento in questo momento concentrarsi su nodi nevralgici di Sanità e servizi di Base, università, trasporti, mondo della formazione. ( Chi deve stare mesi ad aspettare per una tac, il mondo precario della ricerca ecc…)
3.Costruire materiale informativo e di propaganda sia social sia da fisico.
Operativamente
Nascono diversi sottogruppi tematici a cui si potrà partecipare ( -Università -Sanità -Scuole -Trasporti). Ogni gruppo a stretto giro può ritrovarsi e 1) scrivere un volantino specifico 2) mappare stilare una lista dei punti della città e delle associazioni cui fare questi volantinaggi su un documento condiviso. Sofia e Samuele si occupano della mappatura. Ogni gruppo può organizzare i volantinaggi in questi punti organizzandosi con il gruppo volantinaggio.
Lancio campagna con un video girato il 20 ottobre
Giornata del 15 Novembre giornata di mobilitazione diffusa in città
Appuntamento Martedì 29 alle ore 21.00 al Circolo Arci Alberone per organizzare la giornata del 15 Novembre, confrontarsi sui volantinaggi e andare avanti con gli obiettivi del tavolo, definire campagna comunicativa, tempi della campagna, riferimenti per partecipare.
MONITORAGGIO, INFORMAZIONE E DIFESA DEL TERRITORIO
Lo scopo di questo gruppo è di organizzare le molteplici forme di attivazione per informare la cittadinanza e lə abitanti rispetto al nuovo progetto di base militare e per presidiare il territorio, con l’obiettivo di prepararci alla sua difesa.
Monitoraggio e difesa del territorio: obiettivi generali
Il gruppo sarà impegnato nell’organizzazione di una serie di attività di monitoraggio delle aree interessate dalla base, la zona del CISAM a San Piero a Grado e la tenuta Isabella a Pontedera. Queste attività hanno l’obiettivo di conoscere eventuali movimenti legati all’avvio dei lavori, di presidiare il territorio e rafforzare la presenza e la centralità politica del presidio di pace dei “Tre Pini”, di approfondire la conoscenza e i legami che ci connettono con chi vive San Piero, Pontedera, il Parco di San Rossore.
Secondo i piani ministeriali resi pubblici, i lavori di costruzione della base dovrebbero iniziare entro la fine dell’anno 2024 e la passeggiata di monitoraggio di domenica 20 ha già consentito di osservare dei cumuli di ghiaia funzionali al rifacimento delle strade interne all’area della base, probabilmente per consentire lo spostamento di mezzi pesanti in futuro. Le attività di monitoraggio sono motivate quindi dall’urgenza di attivarci con sempre maggior frequenza in questi territori e costruire la possibilità di mobilitarci ogni volta che sarà necessario per fermare il progetto!
Forme di attivazione proposte
Nella riunione sono state proposte numerose idee di attivazioni possibili sul territorio di San Piero, immaginando la possibilità di coinvolgere nell’organizzazione e nella promozione anche altre realtà locali, associazioni, persone impegnate nel territorio (per es. dei dipartimenti di Agraria o Veterinaria dell’Università) e cittadinə interessatə a vivere lo spazio “Tre Pini” per renderlo sempre più concretamente un presidio di pace. Al tavolo ha partecipato anche il Comitato per la Difesa degli Alberi. Le tipologie di attività proposte sono:
Giornate di lavori al presidio “Tre Pini” per renderlo sempre più funzionale e attraversabile;
Attività ludiche e di socialità al presidio (castagnata No Base, attività con bimbə e con scuole, serigrafie, laboratori di falegnameria, orti sociali)
Passeggiate di monitoraggio nelle aree interessate dal progetto, eventualmente associate ad attività di conoscenza del territorio come birdwatching, riconoscimento erbe spontanee, caratteristiche degli alberi, della flora e della fauna;
Responsabilità anche individuale di andare periodicamente sui territori interessati e monitorare, oltre gli appuntamenti collettivi;
Rispetto a queste proposte il gruppo ha cominciato a stendere un calendario di attività da fare nelle prossime settimane nell’area di San Piero a Grado e a Pontedera.
Obiettivi a medio termine
A medio termine sono da immaginare forme più stabili per attraversare il presidio e rafforzare il monitoraggio rendendolo sempre più diffuso sul territorio. Per questo andranno realizzati:
Campagna di donazione di materiale per i “Tre Pini” (tavoli, panche, sedie, etc.);
Realizzazione di canali di comunicazione per le segnalazioni di ciò che accade nelle aree interessate dal progetto;
Rafforzare legami con lə abitanti e le istituzioni di San Piero a Grado e immaginare a medio termine un grande evento culturale e sociale nel paese (verso primavera);
Banchini informativi e propaganda in città/territorio
Un secondo impegno del gruppo è quello di strutturare la diffusione di materiale informativo, di approfondimento, di attivazione e di denuncia del progetto militare. Per questo dovrà essere realizzato un calendario di banchini informativi in città e sul territorio, a cadenza settimanale, che sarà reso pubblico. Questo calendario sarà trasversale alle diverse attività organizzate dai gruppi del movimento No Base, in modo da raccogliere il materiale e le attività che verranno promosse. L’obiettivo è rendere sempre più organizzata, accessibile e regolare la diffusione delle ragioni e dei contenuti del movimento.Inoltre, verrà lanciata una nuova campagna di adesione al movimento No Base realizzando locandine informative che attività commerciali come negozi, bar, locali, librerie etc. potranno esporre per manifestare la propria posizione “Questo posto è No Base”.
ISTITUZIONI E COMUNITà DEL PARCO: VOGLIAMO TRASPARENZA
L’obiettivo del tavolo è riprendere le forme di pressione istituzionale già utilizzate dal Movimento ampliarle e diffonderle anche oltre il territorio comunale pisano. Con il DL di quest’estate si prospetta un inizio dei lavori per la base entro il 2024 ma nessuna istituzione coinvolta dice di sapere nulla. Le istituzioni ad ora coinvolte sono: Regione Toscana, Provincia di Pisa, Comune di Pisa, Parco di San Rossore, Università di Pisa.
Il governo e istituzioni locali non hanno reso pubblico il progetto, lo studio di fattibilità e di impatto ambientale. Questa mancanza di trasparenza è inaccettabile.
Petizioni
Il Movimento ha già lanciato una petizione per le dimissioni del Presidente del Parco Bani a gennaio. L’obiettivo di questi mesi sarà raggiungere le 10mila firme e costruire una mobilitazione il 17 dicembre a Firenze, in contemporanea col consiglio regionale, per consegnare la petizione e le firme e chiedere trasparenza sul progetto.
Verrà ripresa anche la petizione lanciata dallə studenti No base per chiedere all’università l’assegnazione dei Tre Pini. L’università oltre a possedere tutti i terreni non militari della zona, compreso quello dove sorge il presidio dei Tre Pini, è destinataria di un’opera di compensazione nel nuovo progetto della base.
Lə studenti intendono rompere il silenzio dell’Università intorno alla nuova base militare e promuovere azioni di mobilitazione e richiesta richiesta di informazioni al Senato Accademico e al Consiglio di Amministrazione.
Il secondo obiettivo è informare e coinvolgere le popolazioni dei comuni della Comunità del Parco di San Rossore e altri della Regione. Questo in cooperazione con il lavoro dei Punti No Base già attivi in diversi territori.
Sarà possibile presentare una mozione nei propri consigli comunali, sia che se ne faccia parte come persona eletta sia organizzandosi dal basso con altrə cittadinə.
Il Movimento promuoverà inoltre dei banchini informativi e comunicativi pubblici nel maggior numero di comuni possibile.
Insieme ai Punti No Base verrà portato avanti un tour di presentazione del nuovo opuscolo del Movimento e la creazione di un’assemblea pubblica e in presenza dei diversi punti dislocati nel territorio.
Università
É proprietaria dei terreni non militari della zona e dei tre pini. è nel nuovo progetto come compensazione.
Importanza di rompere il silenzio assenso (lavoro informativo e di comunicazione. con attenzione su agraria, centro avanzi e veterinaria) + pretesa trasparenza (interpellanze a senato e cda) + concessione dei tre pini (raccolta firme).
Domenica 20 ottobre come Movimento No Base saremo al presidio di pace dei Tre Pini, San Piero a Grado con la mobilitazione “Fermarla è possibile. Prepariamoci a difendere la nostra terra!”.
In questo momento è sempre più urgente attivarci e unirci per difendere il territorio pisano e pontederese dalla possibilità sempre più imminente che vi venga costruita una nuova, costosa e devastante base militare. Da questa estate sappiamo che il progetto previsto su San Piero a Grado, dentro il Parco di San Rossore nell’area Cisam, e Pontedera nella tenuta Isabella, è confermato e che vedrà un raddoppio delle superfici occupate (140 ettari) e del denaro pubblico preventivato (520 milioni). Tutto questo accade in un momento in cui è sempre più forte il coinvolgimento dell’Italia nell’escalation bellica mondiale e in cui l’economia di guerra e l’investimento militare sul nostro territorio sembrano essere sempre più strategici per le politiche di guerra globali.
Di seguito il programma della giornata:
Ore 10 “Presidiamo il Parco”. Passeggiata ecologica di monitoraggio.
Ritrovo alla basilica di San Piero a Grado
Ore 14.30 “Prepariamoci”. Riunione dei tavoli di lavoro del Movimento No Base ai Tre Pini.
Istituzioni e comunità del parco. Vogliamo trasparenza!
Monitoraggio, informazione e difesa del territorio. Fermarla è possibile!
Economia di guerra. Cosa faresti con 520 milioni?
Non scordare di portare il tuo pranzo al sacco!
Di seguito la descrizione di ogni tavolo, in modo da lasciare che possiate valutare e decidere dove volete e potete partecipare e dare il vostro contributo!
Tavolo 1. Istituzioni e Comunità del Parco. Vogliamo trasparenza!
La lotta per salvare il Parco di San Rossore dalla devastazione della nuova base militare continua. La portiamo avanti come cittadinə che dal basso si organizzano per accedere alle informazioni, scoprire i progetti e il loro impatto, organizzarci per una vita, un territorio e una comunità diversa.
A gennaio abbiamo lanciato la petizione Salviamo il Parco di San Rossore (Pisa) dalla Base Militare. Rompiamo il sistema Bani!, sinora abbiamo raccolto 6427 firme, e ora dobbiamo pensare a come portarla a compimento. Vogliamo discuterne assieme e ne discuteremo il 20 ottobre, invitiamo a farlo con noi tutte le persone, le associazioni ambientaliste e per la cura del territorio, e chiunque sia interessatə.
Inoltre invitiamo tutte le persone di Pisa, Cascina, Vecchiano, San Giuliano, Vicopisano, Calci, Pontedera, Viareggio, Livorno, Lucca, e tutti gli altri comuni limitrofi al Parco per organizzarci insieme sui diversi territori: facciamo conoscere il progetto, organizziamo l’opposizione.
Tavolo 2. Monitoraggio, informazione e difesa del territorio. Fermarla è possibile!
Questo gruppo ha come obiettivo l’organizzazione delle attività di monitoraggio sul territorio, per presidiarlo e prepararsi a difenderlo. Per questo, a partire da domenica 20 ottobre, vogliamo organizzare un calendario di attività a San Piero a Grado e Pontedera, i luoghi interessati dal progetto della base militare.
Sarà importante, inoltre, aumentare la diffusione di informazioni a livello territoriale e cittadino. Un altro obiettivo di questo gruppo è immaginarsi tutte le forme con cui possiamo divulgare notizie e approfondimenti sulla base, sul suo impatto e sulle politiche di guerra che incrementa, nonostante il velo di disinformazione e silenzio che le istituzioni ammantano su quanto sta accadendo.
Per questo invitiamo singolx cittadinx, associazioni che operano sul territorio, abitanti e lavoratori di Pisa, San Piero a Grado e Pontedera, mondo della formazione e della ricerca, a unirsi a noi e partecipare a questo tavolo, per organizzarci insieme!
Tavolo 3. Economia di Guerra. Cosa faresti con 520 milioni?
Lo scopo di questo tavolo e gruppo di lavoro è studiare e approfondire in che modo il sistema Economico del nostro paese si stia spostando verso un’economia di guerra.
Un’economia di guerra che mette al centro le spese belliche e militari a discapito dei reali bisogni delle persone e dei territori.
A partire da questo vogliamo lanciare una campagna “Cosa faresti con 520 milioni?”
La prima tappa di questa campagna sarà il 20 Ottobre. Chiediamo per questo a chiunque partecipi (associazioni, collettivi, persone singole) un contributo, nella forma più congeniale a ognun (video, interventi) per rispondere a questa domanda.
L’obiettivo è di raccogliere testimonianze e di confrontarci insieme su come organizzarci per invertire questa tendenza bellicista, rimettendo al centro i servizi e le reali necessità del territorio.
Su tutto il perimetro dell’area CISAM di San Piero a Grado sorgono terreni, aree boscate e poderi. La maggior parte rientra nella proprietà dell’Università di Pisa. Tra questi è presente il podere “Tre Pini”, diventato inagibile per l’incuria degli ultimi anni, ma messo in autorecupero la scorsa estate su iniziativa popolare e studentesca per ospitare iniziative contro la base militare e contro l’escalation bellica nel mondo. I terreni adiacenti il luogo dove dovrebbe sorgere la base ospitano laboratori e coltivazioni per la ricerca, allevamenti, associazioni del terzo settore e per la disabilità e, come nel caso dei “Tre Pini”, iniziative dei gruppi scout: tutte attività che con il progetto della base rischiano di subire gravi danni o scomparire. In questo dossier il Movimento No Base si prefigge di illustrare le ragioni per cui il podere “Tre Pini” dovrebbe diventare un presidio stabile di pace, attraversabile da tuttə quantə abbiano a cuore la tutela e la valorizzazione del Parco, contro le grandi opere ecocide, inutilmente dispendiose e dannose per la cittadinanza.
Il movimento No Base – Né a Coltano né Altrove: genealogia della lotta per la difesa del territorio dalla devastazione e dalla guerra
Con l’aprile del 2022 si scopre l’esistenza di un DPCM, datato 23 marzo 2022, firmato dall’allora premier Draghi e contenente il riferimento al progetto di costruzione di una nuova base militare per i reparti speciali GIS e 1° Reggimento Paracadutisti “Tuscania” nel territorio di Coltano, frazione del comune di Pisa classificata come zona contigua al Parco Naturale di San Rossore Migliarino Massaciuccoli. Il progetto risale al febbraio 2021, un anno prima dell’acuirsi del conflitto Russo-Ucraino.
Nei mesi successivi centinaia di cittadini e cittadine di Pisa e dei territori limitrofi cominciano a riunirsi per opporsi a questa opera evidentemente impattante sull’ecosistema e pericolosamente aggravante per la tensione bellica crescente. Il 2 giugno del 2022 sono 10.000 le persone che arrivano a Coltano da ogni parte d’Italia, per percorrere insieme il perimetro della possibile area militare, con lo slogan collettivo di “nessuna base per nessuna guerra”. Nelle settimane successive alla grande mobilitazione popolare le istituzioni competenti delle decisioni in merito alla base militare convocano una serie di tavoli interistituzionali per ridefinirne la collocazione. Intanto, a livello cittadino e nazionale l’escalation di guerra globale rende evidente la pericolosità del nuovo progetto rispetto all’investimento nello sforzo bellico del nostro Paese. Sempre più persone, a Pisa e in tutta Italia, riconoscono l’importanza di opporsi al progetto: si fa strada l’idea che impedire la realizzazione della nuova infrastruttura bellica sia un passo verso una de-escalation militare del territorio pisano e del Paese intero.
Ma la decisione strategica del Governo sovrasta la volontà dei cittadini e delle cittadine, chiudendo il tavolo interistituzionale del 18 ottobre 2023 con l’approvazione definitiva di una nuova collocazione per la base militare: la base sarà diffusa, occupando aree dei territori di San Piero a Grado, Coltano e Pontedera. Pochi giorni dopo, il 21 ottobre, migliaia di persone da tutta Italia marciano in corteo a San Piero a Grado, dimostrando il sentimento sempre più diffuso di ostilità ai nuovi investimenti bellici del nostro Paese e invadendo l’area militarizzata del CISAM, individuata come futura collocazione della base militare dei GIS e Tuscania.
Il progetto della base
Ci soffermiamo nell’analizzare il progetto della nuova base militare presentato nel decreto ministeriale di Marzo 2022, così da rendere note le opere che investirebbero in via definitiva l’ecosistema di San Piero a Grado, Coltano e Pontedera.
Cosa prevede?
Si tratta, in origine, di una base militare di almeno 73 ettari, di cui circa i 2/3 andrebbero cementificati, perdendo quel suolo e le sue funzioni ecosistemiche definitivamente. Sono previste strutture quali pista per elicotteri, due poligoni di tiro, caserme, centri di addestramento, magazzini per armi ed esplosivi, laboratorio artificieri, muro per esercizi a fuoco, un villaggio addestrativo fantasma e altre opere funzionali all’addestramento militare. Alle strutture militari si aggiungono 18 villette a schiera, palestra polifunzionale, campo polivalente, piscine, cinema, officine, un asilo e una chiesa ad uso esclusivo dei corpi ospitati.
Con la “diffusione” del progetto tra San Piero a Grado, Coltano e Pontedera, si prevede di ricollocare le strutture sopra riportate nelle diverse aree. In aggiunta, si parla di un autodromo per i mezzi militari in località “Tenuta Isabella” a Pontedera e di diverse strutture ricreative con sede a Coltano.
In foto: area individuata per i 73 ettari a Coltano
A quale prezzo?
Il costo stimato è di almeno 190 milioni di euro, a cui andrebbero sommati i costi di manutenzione della base e le onerose spese legate alle missioni ed esercitazioni. I fondi originariamente scelti per finanziare l’opera derivano dal Fondo Coesione e Sviluppo 2021-2027, un fondo nato per “rimuovere squilibri economici e sociali”. Con il rallentamento del progetto e la scadenza dell’investimento di tali fondi, si è deciso di inserire il finanziamento del progetto all’interno della legge finanziaria dell’anno 2024.
Con la ricollocazione della Base è prevedibile un aumento dei costi, che dovranno coprire gli investimenti sulla costruzione della struttura nell’area CISAM, la bonifica del reattore nucleare attualmente presente nel parco, la costruzione dell’autodromo a Pontedera e la riqualificazione degli edifici di Coltano in previsione della costruzione degli alloggi e delle strutture ricreative dei reparti.
Ma la spesa economica è solo una piccola parte di quelli che sono i reali costi di questo progetto. Si parla di un impatto devastante per l’ecosistema del Parco e delle zone limitrofe, di pericolose conseguenze sulla salute delle specie animali e vegetali che lo abitano e sulle persone che vivono e lavorano in quei territori. Sono noti gli studi sull’alto tasso tumorale causato dall’avvelenamento di aria, acqua e suolo da Uranio impoverito e altri metalli pesanti nelle aree ad elevata presenza militare, come le isole della Sicilia e della Sardegna.
Nell’immagine è riportato lo studio dei vincoli presente nel progetto. È reso chiaro l’impatto ambientale pericoloso che la base militare avrebbe, con rischio di alluvioni e squilibri nell’ecosistema delle aree protette.
Il “nuovo progetto” ad ora nella sua fattibilità sconosciuto alle cittadine e ai cittadini, ha come principale punto di rivendicazione quello di essere “green”. Si prevedono la maggior parte delle strutture militari all’interno del parco naturale o nelle sue aree contigue, ma vengono promesse delle piantumazioni di 10 mila nuovi alberi a fronte di quelli che andranno perduti per le cementificazioni. Dal punto di vista scientifico, considerando il normale funzionamento degli agroecosistemi è necessario riconoscere che una piantumazione di alberi giovani non può di certo compensare l’assenza di una vegetazione naturalmente sviluppata in quel territorio, ma anzi talvolta può aggravare il danno causato.
Un altro forte nodo di compensazione è quello posto sulla possibilità di bonifica del reattore nucleare di Ricerca RTS-1 “Galileo Galilei” presente nel cuore dell’area CISAM, inattivo dai primi anni ‘80 e bonificato solo parzialmente. Questo reattore ad oggi è ancora presente con il suo carico di radioattività e le scorie non sono mai state trasferite né smaltite. Si presume che siano ancora al suo interno dal momento della chiusura. La bonifica di tale opera è una promessa estremamente fragile e problematica: fragile, dal momento che non esiste un deposito nazionale dei rifiuti radioattivi in grado di accogliere scorie e resti del reattore; problematica, perché non esiste alcun piano di decommissioning, con tutte le relative valutazioni di impatto ambientale. Bisogna inoltre considerare che in questo sito potrebbero essere stoccati ulteriori rifiuti radioattivi provenienti da attività militari, per cui l’insediamento delle nuove Forze Speciali potrebbero aggravare la situazione.
Ci chiediamo, infine, cosa può mai significare la piantumazione di diecimila nuovi alberi, la riduzione del consumo di suolo o l’impiego di materiali ecosostenibili nella costruzione dei nuovi edifici, a fronte delle esplosioni causate dalle esercitazioni che si terranno all’interno dell’area o al costante e quotidiano traffico di mezzi pesanti e leggeri, oltre che umano?
Proposta delle nuove cementificazioni all’interno dell’area CISAM
Una base per chi?
Un altro tassello fondamentale per capire la portata del progetto proposto è costituito dalla composizione che andrebbe lì ad abitare e ad addestrarsi. Su questo abbiamo sentito mesi di propaganda centrata sulla “nuova base dei carabinieri”, che non lasciava trasparire chi fossero davvero e quali finalità profonde avesse il nuovo progetto per l’Arma.
Uno dei corpi è il 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”, il reparto ad altissima specializzazione dell’Arma dei Carabinieri, considerato come l’erede diretto del Battaglione Paracadutisti “Carabinieri Reali”, che si macchiarono dei peggiori crimini nelle guerre coloniali italiane. Con la ristrutturazione dell’Esercito del 1975, il reparto ricevette la denominazione di 1° Battaglione Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”, svolgendo contestualmente le missioni militari tipiche delle truppe aviotrasportate e le funzioni di polizia e controllo dell’ordine pubblico e di “contrasto della criminalità organizzata e del terrorismo”. Attualmente al reparto specializzato dei Carabinieri sono assegnati circa 500 effettivi che con la nuova base verrebbero quasi raddoppiati. Si caratterizza per la capacità di operare nella vasta zona grigia compresa tra le funzioni di polizia e quelle militari, un ambito di impiego molto richiesto nei moderni scenari internazionali.
Sono innumerevoli gli interventi del “Tuscania” nelle aree di conflitto. Nel 1982 i paracadutisti furono schierati in Libano per presidiare i campi rifugiati palestinesi alla periferia di Beirut. Nel 1991 il Reggimento fu inviato nel Kurdistan iracheno mentre tra il 1992 e il 1994 operò in Somalia nel quadro della controversa missione internazionale di “stabilizzazione” Restore Hope. Tra il 1995 e il 1999 il “Tuscania” ha partecipato alle diverse missioni operative NATO nei Balcani e, dopo il 2001, nei teatri di guerra in Iraq e in Afghanistan. In quest’ultimo Paese i paracadutisti dei Carabinieri hanno diretto innumerevoli corsi addestrativi a favore delle ricostituite forze di polizia afgane, il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Tra le operazioni all’estero del “Tuscania”, quelle che più hanno destato e destano ancora sconcerto riguardano il martoriato Corno d’Africa. Le attività riguardano l’addestramento individuale, il combattimento e l’intelligence; interventi nei centri abitati; tecniche antiterrorismo, investigative, di controllo del territorio e gestione dell’ordine pubblico e della folla; ricerca e neutralizzazione di armi ed esplosivi. Fino ad oggi i corpi scelti dei Carabinieri hanno addestrato oltre 2600 unità appartenenti alla Polizia Somala, alla Polizia Nazionale e alla Gendarmeria Gibutina, ma anche di milizie paramilitari in diverse missioni.
La strategia diffusa di sostenere, addestrare, armare e cooptare milizie paramilitari può condurre a gravi conseguenze. Le milizie hanno una forte tendenza ad appropriarsi dell’autorità politica, rafforzando forme autoritarie di governo, monopolizzando le economie locali e finendo per impegnarsi in altre attività paramafiose con drammatiche conseguenze per le popolazioni civili (mercato nero delle armi, rapine ai danni della popolazione, sparatorie incontrollate, stupri, meccanismi violenti di controllo della folla e omicidi extra-giudiziari).
Durante i primi anni di presenza militare italiana a Mogadiscio, furono perpetrati gravi crimini da parte di alcune unità dei paracadutisti dell’Esercito in quella che veniva definita una “missione umanitaria”. I militari italiani usarono contro la popolazione somala torture, sevizie e stupri. I reparti della Folgore ed i carabinieri del Tuscania, attuarono diverse rappresaglie contro villaggi somali, con rastrellamenti condotti con metodi non ortodossi propri della guerra a bassa intensità come distruzione delle case, pestaggi degli abitanti, inquinamento e distruzione delle risorse idriche e arresti indiscriminati. Alcuni deputati denunciarono altresì come i militari del “Tuscania” avessero cercato di ricostruire gli apparati repressivi somali addestrando ed armando ufficiali e poliziotti della vecchia polizia di Siad Barre (personalità definite da Amnesty International come noti torturatori e criminali).
Attualmente operano principalmente nel cosiddetto “Mediterraneo Allargato”: un rapporto di Greenpeace Italia rivela che circa il 64% della spesa italiana per le missioni militari è destinato a operazioni collegate alla difesa di fonti fossili. In particolare, l’operazione Gabinia nel Golfo di Guinea, in Mozambico, l’operazione in Qatar (in occasione del Campionato Mondiale di Calcio con l’impiego di 560 militari e una spesa prevista di 10.811.025 euro) e l’operazione Mare Sicuro al largo della costa libica – hanno come compito la «sorveglianza e protezione delle piattaforme di ENI ubicate nelle acque internazionali». I corpi speciali hanno anche una strategica funzione anti-migratoria, con equipaggiamento, “formazione” e assistenza della Guardia costiera libica per il controllo delle acque territoriali e delle polizie locali in tutti questi Paesi.
Accanto ai “Tuscania”, avrebbe la propria base di addestramento anche Il “Gruppo di Intervento Speciale” (G.I.S.): “la punta di lancia operativa dei Carabinieri che può operare in Italia e all’estero nelle situazioni più estreme e rischiose”. Viene definita così dal Comando generale dell’Arma l’unità tattica impiegata in operazioni di pronto intervento “anti-terrorismo”. “I G.I.S. sono impiegati per garantire la sicurezza di personalità minacciate o per coadiuvare le unità territoriali in situazioni di crisi come rapimenti e cattura di criminali, latitanti o evasi pericolosi […] e sono incaricati anche dell’addestramento di personale di polizie estere”, aggiunge il Comando dell’Arma. Noti al grande pubblico come teste di cuoio, i militari che compongono il Gruppo di Intervento Speciale hanno una doppia natura: sono unità di polizia speciale e reparto paracadutisti ed incursori.
Perché questo progetto riguarda noi tutti e tutte?
Come cittadini e cittadine
Il progetto della nuova base si inserisce in territorio già estremamente saturo di infrastrutture militari. In poco più di 20 km tra Pisa e Livorno sono presenti: il Centro Addestramento Paracadutismo; l’Aeroporto militare “Dell’Oro”; il Centro Interforze di Studi e Applicazioni Militari CISAM della Marina Militare; il Comando delle Forze Speciali dell’Esercito COMFOSE; la base USA di Camp Darby; i complessi addestrativi e logistici della “Folgore”; l’Accademia Navale della Marina Militare. Assieme a tante altre zone militari, queste strutture si trovano tra il Porto di Livorno, classificato come porto nucleare, dove transitano regolarmente trasporti di materiale bellico, e l’Aeroporto di Pisa, dove ha sede la 46° brigata aerea, aperto al traffico civile ma controllato dall’Aeronautica Militare. Nel 2010 veniva annunciato il progetto dell’Hub militare, secondo il quale lo scalo pisano sarebbe diventato “punto di riferimento per tutte le forze armate che avranno bisogno di spostarsi per via aerea per tutte le missioni nei teatri internazionali”. La nuova base si configurerebbe come ulteriore tassello funzionale al rafforzamento del ruolo geo-strategico di quello che è ormai uno dei maggiori hub in Italia per proiettare le forze armate nazionali, USA, NATO ed extra-NATO in qualsivoglia scacchiere di guerra, a Est come a Sud. In un momento di tensione bellica globale come quello che stiamo attraversando è preoccupazione dei cittadini e delle cittadine quella di evitare un incremento dell’investimento di guerra sul nostro territorio, immaginando invece delle prospettive di de-escalation. Un altro aspetto, assolutamente non marginale, è quello della tutela della salute della popolazione: come già accennato nelle pagine precedenti, è noto il grave impatto che le occupazioni militari e le esercitazioni che al loro interno si tengono hanno sull’ambiente circostante. Non si parla solo di ordigni esplosivi dispersi nell’ambiente, ma anche dell’inquinamento derivante dai metalli pesanti. Difatti, per la realizzazione della sola miscela innescante dei più comuni missili vengono impiegati stifnato di piombo (esplosivo tossico), tetracene (proveniente da idrocarburi), piombo, nitrato di bario (tossico se ingerito, nocivo se inalato), alluminio, solfuro di antimonio (tossico, l’avvelenamento è simile a quello dell’arsenico). La base dei più comuni esplosivi militari comprende RDX, un composto organico che può restare a lungo nell’ambiente, nelle munizioni inesplose o in quelle parzialmente esplose. L’Agency for toxic substances & disease registryUsa lo indica come un potenziale cancerogeno per l’uomo. A differenza di altri esplosivi come il TNT, che si lega al suolo e tende a restarci, l’RDX si scioglie facilmente in acqua aumentando la probabilità di diffusione dell’inquinante. Sono noti i dossier prodotti in Sardegna sugli effetti di queste sostanze sulla popolazione: si evidenziano le patologie respiratorie e digerenti, le patologie del sistema urinario, tra cui l’insufficienza renale, e alcune patologie tumorali particolari, si denuncia un’anomala quantità di tumori emolinfatici e di nascite con gravi malformazioni.
Ulteriore aspetto è la chiusura degli spazi alla cittadinanza. L’insediamento di una struttura militare porta con sé la segretezza e la limitazione del pubblico accesso. Non si tratta “solo” della chiusura degli spazi individuati per la base, ma anche dell’accesso alle aree limitrofe. È lecito pensare che, in caso di esercitazioni, un’ampia fetta di territorio si veda chiusa alla popolazione per ragioni di sicurezza e segretezza. Questo avviene in tutte le aree militarizzate, con particolare esempio sulla Sicilia e la Sardegna, dove per diversi mesi le spiagge vengono chiuse alla popolazione per permettere le esercitazioni con esplosivi.
Come Università di Pisa
Quanto appena scritto è particolarmente preoccupante rispetto all’attività accademica del nostro Ateneo. L’area militare del CISAM è infatti inserita in un territorio che si caratterizza per un’elevata presenza di edifici, terreni e proprietà dell’Università di Pisa. Una delle responsabilità centrali che deve avere l’Ateneo è quella di tutelare queste aree, preziose dal punto di vista naturalistico e scientifico (si veda il Centro Avanzi), dalla costruzione di un’infrastruttura con pesanti conseguenze ambientali e sulla salute, che potrebbe renderle inaccessibili alla maggior parte delle persone. Deve essere una priorità per la comunità accademica la difesa di questi territori in virtù della possibilità per gli studenti e le studentesse, ricercatori e ricercatrici e docenti di promuovere studi sul Parco, sulle sue specie animali e vegetali e sulle coltivazioni dell’Università nelle aree limitrofe.
proprietà UNIPI limitrofe all’area CISAM:
Poderi ed edifici
Aree agricole
Aree boscate
Come studiosi e studiose
In primo luogo, è necessario acquisire consapevolezza che ogni guerra passa per la ricerca scientifica universitaria. Le tecnologie raffinate e devastanti impiegate nei conflitti, dai dispositivi satellitari ai tristemente famosi elicotteri da combattimento “Mangusta”, sono prodotte da industrie italiane come la Leonardo S.p.A. e aziende connesse. Queste industrie hanno al centro del proprio sviluppo la ricerca tecno-scientifica, in collaborazione stretta e proficua con decine di Atenei italiani, compreso il nostro. La ricerca militare e le aziende che ne giovano sono, infatti, spesso e volentieri presenti all’interno degli ambiti scientifici accademici, in forma di finanziamenti, assegni di ricerca, partnership, orientamento e avviamento al lavoro. L’esempio di Leonardo S.p.A. è paradigmatico di un’impostazione e una simbiosi sempre più profonda tra il sapere accademico e la “fame di conoscenza” della guerra che è necessario cominciare a mettere in discussione.
Nella fase storica che stiamo attraversando, fatta di crimini di guerra, genocidio e preoccupante investimento globale nella guerra, è dovere della comunità accademica tutta promuovere un cambiamento. In questo senso è fondamentale che come studiosi e studiose riconosciamo la pericolosità del nuovo progetto della base e troviamo delle forme concrete per invertire la tendenza. Opporsi a questa base militare significa mettere un granello negli ingranaggi dell’avvitamento bellico; significa non accettare silentemente le violenze inaudite che le forze armate che ne sarebbero ospitate hanno perpetrato, negli anni, nei luoghi più disparati nel mondo.
Prendere parola all’interno delle Università, dalla posizione di chi produce il sapere e ricerca la conoscenza, è un’operazione imprescindibile per sostenere la possibilità di una de-escalation della nostra società e contribuire ad una prospettiva di pace in tutto il mondo. Nelle nostre Università, là dove elaboriamo ogni giorno forme di pensiero che vogliamo abbiano un impatto sulla realtà, dobbiamo dare voce alla nostra critica e prendere posizione. L’impegno e la dignità delle nostre accademie devono misurarsi non soltanto sulla ricchezza del sapere e della scienza che arrivano a sviluppare, ma anche sul grado di etica e sul ruolo sociale che riescono ad esprimere. E il rifiuto della guerra, del genocidio, della violenza fascista e patriarcale è il principio fondamentale di ogni virtù che orienti la ricerca.
Il progetto di autorecupero
Una condizione imprescindibile per iniziare a compiere dei primi passi, in quest’ottica di inversione di tendenza rispetto ad un futuro di guerra, è a nostro avviso la messa a disposizione di spazi per la tutela del territorio e per la costruzione di alternative di vita, di relazione e di formazione.
Il Movimento No Base sin dal principio ha ritenuto fondamentale valorizzare gli spazi che circondano l’area interessata dal progetto. Conoscere il territorio, avere dei luoghi in cui organizzare attività e momenti di incontro e formazione è uno degli antidoti più importanti alla militarizzazione, che per avvenire presuppone abbandono e incuria.
Durante il campeggio organizzato a San Piero a Grado nel luglio dell’estate appena passata, abbiamo avuto occasione di sperimentare le potenzialità racchiuse nei terreni dell’Università limitrofi all’area CISAM. In particolare, abbiamo riscoperto un terreno rimasto abbandonato da diverso tempo: la località “Tre Pini”, di proprietà dell’Università di Pisa. L’esperienza del campeggio ha restituito l’importanza di rendere accessibile quello spazio a tutta la cittadinanza – oltre che alla comunità accademica -, dando la possibilità a centinaia di persone di creare momenti di incontro e di condivisione di idee nel totale rispetto e salvaguardia dell’ambiente circostante.
Le condizioni dell’area al momento dell’ingresso restituivano lo stato di abbandono e le pericolanti condizioni in cui verteva. Oltre all’evidente incuria della vegetazione nell’area non boscata, che si presentava con un prato incolto di un’altezza di circa un metro, è risultata lampante la fatiscenza del fabbricato, che presentava segni di incendio, con le pareti completamente annerite e diverse crepe negli infissi e nelle pareti. In diversi giorni di lavori collettivi aperti alla cittadinanza, molte persone si sono adoperate per rendere agibile l’area, riuscendo a migliorare profondamente lo spazio che si intendeva utilizzare per le attività: è stata aperta un’area per assemblee, proiezioni e workshop e sono stati adibiti servizi igienici e sanitari compresi di wc, docce e lavandini, fino a quel momento assenti, per permetterne l’utilizzo da parte di tuttə.
Ogni aggiunta è stata fatta rispettando l’ambiente circostante utilizzando materiali a basso impatto ambientale e sfruttando il più possibile le strutture già predisposte. Sono state in prima battuta ripulite le pareti del fabbricato dalla fuliggine e sono stati costruiti ponti in legno sui fossi del terreno per rendere accessibile e sicura la totalità dell’area. Oltre a ciò, per tutta la durata del campeggio è stata fatta estrema attenzione ai prodotti usati, dai piatti lavabili al dentifricio biodegradabile. Le prospettive sono altrettante: tramite un utilizzo prolungato dello spazio si potrebbero compiere molti altri lavori di cui abbiamo già potuto vedere la necessità, come ad esempio quelli della messa in sicurezza più in profondità dei fabbricati.
Riqualificazione dei campi
Pulizia degli interni del fabbricato
predisposizione dell’area lavandini in legno
costruzione dei servizi sanitari
Lo spazio attraversato da centinaia di persone per le iniziative del campeggio
Prendere posizione concretamente: aprire spazi di pace in tempi di guerra
In un momento di tensione bellica globale, di genocidio e crimini di guerra, in cui tutto il mondo, compreso il nostro Paese, si proietta sull’investimento bellico, è una responsabilità collettiva quella di immaginare strumenti per preservare e costruire la pace. Come cittadini e cittadine, come comunità accademica e persone improntate alla valorizzazione dei saperi, è nostra responsabilità mettere le nostre conoscenze, i nostri strumenti, i nostri spazi e tempi, a disposizione di questo obiettivo.
Mettere a disposizione uno spazio come quello dei “Tre Pini” al Movimento No Base, che ne permetterà la fruizione a tutta la cittadinanza, significa aprire una possibilità di pace in un contesto in cui la guerra è sempre più presente in vari livelli delle nostre vite. Significa salvare il Parco Naturale da una devastazione ecologica, preservare il valore di quel territorio dall’imminente chiusura e militarizzazione. Significa, per noi, costruire un’alleanza in favore di un obiettivo realizzabile solo tramite l’acquisizione di responsabilità di tutte le istituzioni che ricoprono un ruolo politico, sociale ed economico di primo piano nella nostra città e società tutta. Significa avere lo spazio per la costruzione pratica e teorica di un’alternativa rispetto all’escalation bellica degli Stati-Nazione. Un’alternativa che parta dal basso, dalle persone, e che abbia a che fare con la sperimentazione di saperi diversi, di pace, in connessione con il territorio in cui si situano e i suoi bisogni.
Abbiamo bisogno di un’istituzione che prenda posizione a tutela del territorio in cui è inserita, e abbiamo urgenza di usare i nostri saperi in favore di ipotesi di giustizia e di pace. Crediamo in un’Università che sia capace di recepire i bisogni che la società esprime, che sappia raccogliere le urgenze del presente e perseguire prospettive di giustizia in modo disinteressato, ponendo le basi per la realizzazione di processi di cooperazione collettiva che permettano la costruzione di una pace permanente, un’aspirazione a cui nessunə studiosə può rinunciare.
Se fai parte della comunità accademica e vuoi fare la tua parte per la realizzazione di questo obiettivo, fai un primo passo firmando l’appello al mondo accademico e studentesco per l’assegnazione del podere “Tre Pini” al Movimento No Base!