CHI HA PAURA DELLA PACE?

CHI HA PAURA DELLA PACE?

L’Università di Pisa fa sparire il presidio di Pace dei “Tre Pini”

Mercoledì 18 marzo ore 11.00 conferenza stampa al Rettorato, Lungarno Pacinotti 43

Durante una passeggiata di monitoraggio al CISAM, nel cuore del Parco di San Rossore, abbiamo trovato il nostro Presidio di Pace dei “Tre Pini” sgomberato. Bagni, docce, lavabi, tavoli e panche spariti, insieme a tutti gli oggetti e le attrezzature messe a disposizione da solidali. È sparito tutto ciò che è stato costruito con il contributo della collettività e che ha reso un posto prima abbandonato percorribile dalla cittadinanza. In altre parole, un furto. Oltre che un tentativo di mettere i bastoni tra le ruote a chi si batte concretamente per la pace, per l’ambiente, contro le guerre. 

Ma chi ha paura di un presidio per la Pace?

L’Università di Pisa è proprietaria del terreno dei “Tre Pini”, da anni abbandonato e rigenerato dall’autorecupero del movimento No Base che vi ha realizzato campeggi, mobilitazioni, iniziative di socialità e molto altro.  L’università di Pisa ha scelto di essere complice del progetto della base militare, accettando la “compensazione” della ristrutturazione del Borgo ex Bigattiera. Ora sappiamo in cambio di che cosa: in cambio del suo schieramento nel campo di chi vuole la guerra mondiale. E così, l’Università si rende disponibile a intralciare il movimento di cittadini, studenti, abitanti del territorio che difendono il parco dalle basi militari e che lottano per la Pace.

L’Università di Pisa possiede tutti i terreni adiacenti alle basi militari del nostro territorio: CISAM, Camp Darby e COMFOSE. Finora, ha deciso di tutelare le attività di quelle basi, piuttosto che difendere le sue stesse terre dalla militarizzazione e dal cemento, su cui sorgono anche le sue stesse strutture didattiche come il Centro Avanzi di Agraria o l’Ospedale didattico veterinario. Ma le collaborazioni con la guerra sono anche dirette: l’Ateneo pisano porta avanti ricerche milionarie all’interno di laboratori, come il RASS Lab a Cisanello o il Laboratorio Nazionale di Reti e Tecnologie Fotoniche del CNIT in collaborazione con aziende belliche come Leonardo SpA  e Rheinmetall, con la NATO e persino con il CISAM, dove dovrebbe sorgere la nuova base militare. 

L’Università di Pisa è come la verità di Orwell: quando parla di Pace, sta facendo la Guerra, quando parla di ambiente, sta gettando il cemento, quando parla di progresso, sta progettando il colonialismo. Non dimentichiamo che è la stessa Università che continua a sostenere Israele e i progetti con le entità che portano avanti il genocidio in Palestina.

Provare a cancellare il Presidio di Pace Tre Pini è un attacco a chi lotta per la pace.

Che cosa fa paura all’Università? Fa paura che qualcuno attraversi e curi i suoi spazi per parlare di pace? Fa paura che si difenda il Parco di San Rossore dalle reti, dal cemento, dalle basi militari? Fa paura che qualcuno contesti i traffici di armi e difenda i principi di Pace della Costituzione?

Non è un caso che questo avvenga pochi giorni dopo aver bloccato un treno carico di armi, cosa che ha dato un segnale di pace forte e concreto a tutto il Paese. Non è in dubbio che ciò avvenga a braccetto con quei soggetti politici e militari che continuano a decidere in modo dispotico sul nostro territorio. 

Vogliamo dirlo con chiarezza: l’ipocrisia e la vigliaccheria dell’Ateneo, evidentemente invischiato con i poteri guerrafondai della nostra epoca, non ci stupiscono. Né tantomeno ci spaventano, perché sappiamo che il presidio dei Tre Pini verrà presto ricostruito dalla mobilitazione popolare. Perché in questo periodo di guerra, è sempre più forte il bisogno di lottare per la pace.

Chi ha paura della pace ha paura di chi sta resistendo a un’idea di mondo fatta di brama di potere, di profitto, di prepotenza sui popoli: ha il terrore di perdere il proprio tornaconto negli affari di guerra. Cerca di distruggere, laddove in tanti provano a costruire alternative e prospettive. Pochi giorni fa abbiamo dimostrato che resistere a tutto questo è possibile, ma che sarà sempre più importante farlo insieme e collettivamente. Il gesto dell’Università ci mostra quanto è necessario che tutti prendano posizione, partecipino e in ogni modo facciano la loro parte per la pace. 

È sempre più chiaro che non possiamo delegare a queste istituzioni il potere di decretare le sorti del nostro territorio, così come del pianeta: spetta farlo a noi, insieme. Il Parco appartiene alla popolazione, agli animali e alle piante, non al Rettore, non all’ateneo, non ai militari. La Pace o si costruisce o si fa la guerra. E l’Università di Pisa, evidentemente, vuole fare la guerra.  

Mercoledì 18 marzo alle 11.00 Conferenza Stampa al Rettorato prendiamo parola su quanto è successo.

Campeggio no base 5-6-7 settembre – Comunicato conclusivo

Campeggio no base 5-6-7 settembre – Comunicato conclusivo

Il campeggio territoriale No Base del 5-6-7 settembre è stato un momento fondamentale nella crescita della lotta del movimento No Base, aprendo nuovi spazi di organizzazione e di lotta, unendo persone e realtà differenti nell’obiettivo comune di fermare la base militare. Ci ha unitə e avvicinatə, dando vigore alla comunità in lotta che da Viareggio, a Livorno, a Pontedera si riconosce nell’urgenza di non accettare più la militarizzazione e il sacrificio del nostro territorio per la guerra. 

Con il campeggio guardiamo con rinnovata fiducia all’idea di fermare la guerra dai nostri territori, immaginando nuove forme di diserzione, nuove alleanze e strumenti per bloccare i flussi di armi e mezzi che innervano l’HUB militare toscano, per intervenire e impedire che la nuova base militare per GIS e Tuscania venga costruita, a San Piero a Grado, a Pontedera, ovunque.

Il Presidio di Pace dei “Tre Pini” è stato il cuore di tutto questo: siamo convintə che al centro delle nostre possibilità di vittoria vi sia la capacità di costruire l’unione, la condivisione, il riconoscimento reciproco che sconfigge la prima arma della guerra, la rassegnazione. Il Presidio è stato un luogo dove l’isolamente e l’impotenza si sono potute rovesciare in cooperazione, nel fare insieme per costruire nuove possibilità: imparare a costruire casette sugli alberi, organizzare una cena o un concerto, passeggiare nel bosco per conoscere il Parco e contestare la sua militarizzazione, preparare il presidio pulendo e curando un luogo abbandonato da istituzioni che dovrebbero tutelarlo: questo ci dà l’idea di ciò che possiamo fare insieme e la forza di continuare a farlo sempre più e sempre meglio. 

Nel campeggio ci ha unitə un legame consapevole con il territorio e la motivazione profonda a ricercare e sperimentare un’economia di vita, ecologica, comunitaria e non di guerra, acciaio e cemento. Un’economia che ha il centro nel Parco Regionale di San Rossore, nel suo ecosistema, nella sua storia che nasce sulla resistenza alla speculazione immobiliare e nel protagonismo popolare di chi, come noi oggi, ne ha preteso una sorte diversa e giusta.

Sappiamo che la lotta è lunga e difficile e ora più che mai richiede di continuare a organizzarci e moltiplicare forze, idee, conoscenze. Il campeggio è stata la conferma della centralità di monitorare il territorio: in pochi giorni abbiamo sentito forti esplosioni e visto gru e mezzi da lavoro entrare e uscire dal CISAM. Sono già in azione a preparare il terreno per futuri cantieri, lontano dalla nostra vista: l’intensificazione dell’attività militare sul territorio, da Livorno a Pisa, è reale e oggettiva e tale intensità deve spingere anche noi ad agire, fianco a fianco con chi lotta da Messina alla Val Susa contro la devastazione e la guerra globale.

Per questo dal campeggio sentiamo una nuova urgenza di costruire e rafforzare la lotta no base. Da subito continueremo a organizzarci a San Piero a Grado, Pontedera e tra i punti no base, sempre più capillari. Contribuiremo a mappare la guerra sul territorio e fare la nostra parte attivamente nella mobilitazione che dalla Palestina ci chiama a bloccare i flussi della guerra ovunque possiamo. Approfondiremo gli spazi di democrazia per decidere dal basso del Parco che vogliamo, per lottare insieme contro la violenza e l’impoverimento dell’economia di guerra, per disertare dall’arruolamento e dalla ideologia della guerra in scuole e università, sperimentando la lotta e la ribellione a difesa del territorio. Continueremo a pretendere trasparenza dalle istituzioni, per conoscere i progetti e avere un’ispezione ufficiale dentro il CISAM. Rafforzeremo il Presidio, intensificando il monitoraggio, l’azione concreta sul territorio e il disturbo che possiamo arrecare a chi agisce dall’altro lato delle reti. 

La lotta no base è una lotta di tuttə e per tuttə, che vede coinvolto tutto il territorio e che ovunque può esprimersi in forme diverse, ricercando le complicità belliche, rafforzando i legami con chi ambisce a ribellarsi, costruendo spazi democratici per conquistare insieme vita, giustizia e pace laddove si prepara la guerra.