Dic 15, 2025 | Archivio, Documenti, Sulla Base, Uncategorized
La campagna “Il Buio oltre le Reti” nasce da un principio semplice: la popolazione del nostro territorio ha il diritto di sapere.
Deve sapere cosa accade dietro le reti del CISAM, deve sapere quali trasformazioni sono previste nel territorio di Pontedera, deve sapere come vengono spesi i fondi pubblici e con quali conseguenze ambientali e sociali.
La trasparenza non è una gentile concessione, ma un principio che non può essere minato da interessi di pochi a scapito di molti. La trasparenza è il presupposto fondamentale che serve alla popolazione per poter agire e decidere sul proprio territorio.
Giusto un anno fa, come Movimento No Base siamo stati sotto il Palazzo del Consiglio Regionale con una petizione firmata da oltre 8000 cittadini per richiedere le dimissioni di Bani, presidente dell’Ente Parco e primo promotore della base diffusa con una cospicua parte della stessa prevista all’interno del parco stesso. Con quel presidio abbiamo portato la rivendicazione di bloccare l’esecuzione dei lavori del primo lotto, per la cui realizzazione erano già stati stanziati i primi fondi con il DL Infrastrutture e ottenere tutti i documenti in possesso della regione sullo stato del progetto. In quell’ occasione il già presidente Giani ha chiuso ogni possibilità di interlocuzione, a partire dal rifiutare di fornirci le informazioni che in migliaia chiediamo da anni, oltre che chiudere ogni possibilità di dialogo sulla messa in discussione dell’opera.
Per questo circa un mese fa abbiamo lanciato una campagna che potesse permetterci di arrivare alla conoscenza di quel che, ad oggi, è già stato discusso nelle sedi istituzionali riguardo alla Base militare che hanno intenzione di costruire a San Piero a Grado e Pontedera.
Nelle ultime settimane questo principio è stato riaffermato con forza da parte del territorio: dopo aver redatto la nostra richiesta di accesso civico agli atti, sottoscritta insieme ad Altreconomia, Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole e università, Libera Pisa e Legambiente Pisa, anche la sindaca di Calci, Valentina Ricotta, e la consigliera comunale di Pontedera, Denise Ciampi, hanno presentato la stessa istanza. Nel mentre abbiamo sempre più discusso e approfondito l’importanza della trasparenza con i vari rappresentanti delle istituzioni locali.
A fronte di questa richiesta, espressione di una volontà pubblica anche più ampia delle singole realtà proponenti, il Commissario Sessa ha trasmesso una parte della documentazione richiesta. L’accesso non è tuttavia stato completo e il diniego ha riguardato proprio i documenti che avrebbero permesso uno sguardo completo e complessivo dell’opera.
Tra questi abbiamo il cronoprogramma dei lavori, il piano economico da 520 milioni, analisi tecniche e gli atti con cui si definisce la progettazione dell’opera.
Quando nel 2022 la base era prevista a Coltano, questi stessi documenti erano pubblici.
Furono discussi in conferenze stampa, analizzati nelle sedi istituzionali, riportati dai giornali.
Oggi, per San Piero e Pontedera, la stessa documentazione viene considerata “sensibile” e sottratta alla cittadinanza.
La trasparenza è diventata selettiva. E questa selettività non è un fatto tecnico: è una scelta politica.
Nonostante ciò, la pressione fino ad ora esercitata sul ministero e sul commissario Sessa, partita dal basso e dall’unione del movimento con associazioni, singoli e cariche politiche locali, ha fatto in modo che si riconoscesse legittimità alla nostra pretesa. Il percorso verso la piena comprensione del progetto ha finalmente più chiara la strada.
Cosa ricaviamo dalla documentazione ricevuta
Molto di quel che si evince dalla documentazione rientra in informazioni di cui già eravamo in possesso, ma riusciamo comunque ad avere un quadro più complessivo e confermato.
I cinque documenti rilasciati (tre Relazioni annuali del Commissario, l’Accordo Tecnico Operativo e il Decreto Commissariale n. 1) offrono una panoramica sull’assetto amministrativo e finanziario, confermando la localizzazione definitiva all’interno del C.I.S.A.M. e stabilendo un costo complessivo stimato per l’intera opera di 520 milioni di euro.
I documenti tracciano la storia del progetto, partito dall’area demaniale di 72 ettari a Coltano (PI), ma abbandonato a seguito delle “manifestazioni contrarie” della cittadinanza locale. Il Ministero della Difesa aveva istituito un tavolo operativo interistituzionale nel maggio 2022 per trovare soluzioni alternative nella provincia di Pisa.
La soluzione definitiva è stata formalizzata il 18 ottobre 2023, stabilendo che la nuova sede, destinata al Gruppo Intervento Speciale (G.I.S.) e al 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”, sarà realizzata all’interno della base del C.I.S.A.M. (Centro Interforze Studi per le Applicazioni Militari). La scelta è avvenuta dopo un parere favorevole delle istituzioni della Comunità del Parco Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli.
La documentazione conferma che la sede della pista per guida sicura e del poligono a cielo aperto era stata individuata fra le aree di Ospedaletto e Pontedera. Da qui la decisione per la costruzione nell’attuale Tenuta Isabella a Pontedera.
Per il I lotto funzionale, il costo complessivo stimato era di 72,5 M€.
A seguito dell’autorizzazione, è stata aperta una Contabilità Speciale n. 6468 presso la Tesoreria dello Stato per la gestione delle spese di realizzazione e funzionamento, intestata a “COMSTR DL 32-19 SEDE ARMA CC”.
L’Accordo Tecnico Operativo e il Decreto Commissariale n. 1 del 25 luglio 2023 definiscono le responsabilità sul progetto:
- Commissario Straordinario (Ing. Massimo Sessa): Ha il ruolo di sovraintendere, coordinare, gestire e finalizzare tutte le attività. Gode di potere di sostituzione qualora ritardi della Stazione Appaltante mettano a rischio il cronoprogramma.
- Stazione Appaltante: È la Direzione dei lavori e del Demanio (GENIODIFE) del Ministero della Difesa, che si occupa di tutte le fasi del procedimento: attività propedeutiche alla progettazione, progettazione, affidamento, esecuzione e collaudo.
- Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri: È il soggetto utilizzatore finale dell’infrastruttura. Ha il compito di fornire le specifiche competenze tecniche e amministrative e deve esprimere il nulla osta tecnico-operativo sulla progettazione e su eventuali varianti in corso d’opera.
Dopo la chiusura della fase di individuazione della sede (18 ottobre 2023), sono state avviate le attività per la redazione del Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali (DOCFAP) e del Documento di Indirizzo alla Progettazione (DIP).
Per accelerare i tempi di affidamento della progettazione (PFTE), il Commissario prevede di ricorrere agli accordi quadro recentemente finalizzati da GENIODIFE.
I documenti rilasciati non includono gli atti relativi alla progettualità (punti 2, 3 e 4 della richiesta di accesso agli atti da noi redatta). Il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri ha opposto diniego al rilascio di tali documenti, motivando che la loro ostensione inciderebbe “in maniera pregiudizievole sulla tutela degli interessi inerenti la sicurezza pubblica e l’ordine pubblico, la sicurezza nazionale, la difesa e le questioni militari”.
La ragione del diniego, a detta del commissario, è che tali documenti rivelerebbero dettagli sensibili come la dislocazione e le dimensioni di uffici, magazzini, aree logistico/operative, autorimesse e le caratteristiche degli impianti e delle attrezzature da ospitare negli edifici da realizzare/ristrutturare.
La campagna continua
I documenti che oggi ci vengono negati sono documenti dovuti, e per questo presenteremo immediatamente un’istanza di riesame. Allo stesso tempo invitiamo associazioni, comitati e istituzioni locali che non hanno ancora inoltrato richieste di accesso a contattarci: vogliamo costruire insieme un percorso condiviso, affinché anche loro possano presentare accessi formali per ottenere gli atti mancanti e rafforzare una pressione collettiva che sta già dando i primi risultati.
Nei prossimi mesi torneremo nei territori, nelle assemblee, nelle frazioni, per continuare a far vivere questa campagna insieme alle persone che quei luoghi li abitano ogni giorno. Perché la spinta alla trasparenza nasce anzitutto dal basso, da chi conosce il valore del proprio territorio e rifiuta che venga trasformato senza confronto, senza informazione e senza verità.
Continueremo finché non avremo piena trasparenza: nessuna giustificazione può legittimare l’occultamento di un progetto tanto impattante, in un momento in cui la guerra torna ad essere sempre più concreta.
Di seguito i documenti ad ora rilasciati
Nov 3, 2025 | Rassegna stampa, Sulla Base, Uncategorized
Da tempo, attorno al perimetro del CISAM, si muovono mezzi di scavo, camion e betoniere. Una presenza costante e sempre più difficile da ignorare.
Eppure, di fronte alle domande della cittadinanza, la risposta delle istituzioni rimane sempre la stessa: il progetto della nuova base militare a San Piero e Pontedera sarebbe ancora in una fase preliminare, senza dettagli definitivi, senza cantieri avviati. Una versione che contrasta con ciò che accade sul terreno e con quanto si intravede oltre le reti metalliche.
È qui che inizia il buio oltre la rete: una condizione di opacità e di silenzio istituzionale che dura ormai da anni. Da quando è stato riaperto il progetto della Base, il Governo e le autorità competenti hanno sistematicamente negato o eluso la pubblicazione di documenti fondamentali: piani finanziari, cronoprogrammi, relazioni del commissario straordinario, studi tecnici e accordi operativi.
Documenti che esistono, che riguardano direttamente la trasformazione del territorio e che dovrebbero essere pubblici per legge.
La campagna “Il buio oltre la rete” è promossa dal Movimento No Base e sostenuta da Altreconomia, Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle Università, Libera Pisa e Legambiente Pisa. Questa campagna nasce dalla volontà del movimento di portare alla luce atti e informazioni finora tenuti lontani dalla conoscenza pubblica. Il primo passo è stata l’inoltro di una richiesta di accesso civico generalizzato al Governo e al Ministero della Difesa, per ottenere la documentazione occultata: dalla nota del Ministero delle Infrastrutture del 2022 in cui si indica la necessità della nomina del commissario straordinario per la realizzazione dell’opera alle relazioni annuali del commissario stesso, dal cronoprogramma dei lavori al piano economico da 520 milioni di euro, dallo studio di prefattibilità tecnica a tutti gli atti che definiscono la natura e lo stato di avanzamento dell’opera.
La questione va oltre la mera trasparenza amministrativa: riguarda il nostro territorio e le persone che lo vivono. I cittadini hanno il diritto di sapere come e perché si trasformano i loro spazi, con quali risorse pubbliche e con quali impatti ambientali e sociali. La base non è un semplice insediamento, ma un luogo pensato per ospitare reparti d’élite come GIS e Tuscania, parte di un progetto più ampio di riarmo e potenziamento militare del Paese.
Noi non accettiamo l’idea che tutto questo sia inevitabile. Non vogliamo che il nostro territorio diventi un laboratorio di guerra e un tassello della deriva militare italiana. Pretendere trasparenza e accesso ai documenti significa anche prendere posizione contro questa tendenza, rivendicare un altro modello per la vita dei territori, fatto di partecipazione, diritti e responsabilità pubblica, non di segretezza e decisioni prese dietro le quinte.
Per questo, il movimento invita inoltre i sindaci dei comuni che si sono espressi contro la base a compiere un passo ulteriore: presentare a loro volta un accesso civico agli atti, per aumentare la pressione istituzionale e politica.
L’azione congiunta delle amministrazioni locali può diventare un segnale forte: la richiesta di trasparenza non appartiene a una parte, ma a un intero territorio che rivendica il diritto alla verità.
Allo stesso tempo, la campagna vuole aprire uno spazio più ampio di partecipazione.
Non solo i rappresentanti politici, ma associazioni, comitati, assemblee e cittadini possono attivarsi per chiedere chiarezza, per far emergere la realtà che oggi rimane nascosta dietro la retorica della “sicurezza nazionale”.
È necessario, ad ora, riuscire a guardare oltre le reti. Insieme alla documentazione che ci è dovuta, pretendiamo un’ispezione civile dentro il perimetro del CISAM per verificare con i nostri occhi lo stato dei luoghi e l’impatto già in corso sul territorio. Lorenzo Bani, presidente del Parco di San Rossore, ha dichiarato di poter fare, insieme alla regione Toscana, un sopralluogo all’interno delle reti a San Piero a Grado. Faremo in modo che questa promessa diventi realtà.
È il momento di fare luce su quei progetti che per troppo tempo sono stati al buio, nei cassetti di chi lavora alla costruzione dell’hub militare toscano. È tempo che tuttǝ lǝ cittandinǝ decidano sul futuro del proprio territorio.
Set 1, 2025 | Documenti, Sulla Base, Uncategorized
Note sull’accesso alla documentazione inerente alla base di San Piero e Pontedera e sull’ispezione civile all’interno del CISAM
Dalla riapertura del progetto della nuova base militare di GIS e Tuscania a San Piero a Grado e Pontedera, il movimento No Base si sta spendendo in sempre più campagne, approfondimenti, richieste e mobilitazioni non solo per opporsi fisicamente e politicamente alla costruzione della grande opera di militarizzazione, ma anche per conoscere effettivamente quale sarà la portata di questa struttura e qual è lo stato attuale delle cose.
Due dei dieci punti del Decalogo No Base sono infatti dedicati a questo: far saltare fuori la verità che fino ad oggi sta sotto il naso di tutti ma nascosta minuziosamente sotto ad un telo mimetico.
Nelle opere militari ci sono norme che prevederebbero un po’ di trasparenza: ai sensi dell’art. 10 del decreto legislativo n. 33/2013, il Ministero della Difesa ha adottato un Programma triennale per la trasparenza e l’integrità. Eppure, nel ricercare informazioni sul progetto della base, i documenti che si trovano sono spesso incompleti, parziali, pubblicati in ritardo o addirittura non pubblicati. Insomma, quando si tratta di infrastrutture militari, in aperta violazione con le norme che pure esistono, si dà come assodato che si debba bypassare la conoscenza e la volontà dei cittadini di un territorio, le regolamentazioni e norme ambientali, per devastare un intero territorio senza mai pagarne il prezzo.
Tenere nascosto il progetto fino alla sua effettiva realizzazione serve a rendere fumoso e vago ogni attacco rivolto direttamente alla costruzione della base. Questa tattica si è dimostrata inutile di fronte ad un movimento che fino ad oggi ha saputo approfondire e mettere in discussione dalle radici la costituzione di questa opera.
Il punto sostanziale è uno: essere a conoscenza di come si vuole modificare il nostro territorio è un nostro diritto irremovibile, sapere cosa sta succedendo al di là delle reti e quali sono le prospettive per il Parco di San Rossore, è una conoscenza che noi dobbiamo pretendere e avere. Pretendiamo il diritto di essere informatə per poter partecipare attivamente e democraticamente alla salvaguardia del nostro ecosistema.
Negli ultimi due anni si sono svolti numerosi tavoli inter-istituzionali con la presenza della Regione, delle autorità militari e della governance del Parco. In quelle sedi, si è discusso di documentazioni che a noi, come cittadine e cittadini, viene detto non essere accessibili. Una contraddizione che non possiamo più accettare. Siamo riusciti a sapere dell’esistenza di alcuni di questi documenti, ma sicuramente ce ne saranno molti di più, riguardanti soprattutto la parte progettuale. Se davvero i documenti non esistono, vogliamo che venga certificata la loro assenza. Se invece esistono, come crediamo, allora devono essere resi pubblici e accessibili a tutte e tutti. È inaccettabile che le decisioni sul futuro del nostro territorio vengano prese sopra le nostre teste, senza trasparenza e senza alcun coinvolgimento democratico. Per questo intendiamo costruire un percorso collettivo di pressione e di mobilitazione per pretendere ciò che ci spetta: chiarezza, trasparenza, accesso agli atti.
La realtà ci dice che, mentre ci raccontano che tutto è ancora “solo un progetto”, dai cancelli del CISAM da mesi entrano ed escono betoniere, camion e mezzi pesanti. Non servono grandi interpretazioni: si sta preparando il terreno per il cantiere della base. Davanti a questo scenario, chiediamo con forza che venga effettuata un’ispezione all’interno delle reti del CISAM. Non possiamo più tollerare che, dietro il silenzio delle istituzioni, proceda la devastazione del territorio e la militarizzazione del Parco di San Rossore.
Alcuni consigli comunali hanno già preso posizione contro la costruzione della base. Adesso vogliamo costruire l’occasione di confluire per pretendere trasparenza. Durante il Campeggio No Base, sabato mattina alle ore 11.00, insieme all’avvocata Anna Brambilla, stileremo una richiesta di accesso agli atti civile. Sarà un momento collettivo di confronto e costruzione: vogliamo che associazioni, enti, comitati, consigli comunali e tutte le realtà sensibili possano unirsi a questa iniziativa. Non si tratta solo di un atto formale, ma di un gesto politico e civile che afferma un principio fondamentale: la trasparenza è un diritto, e il nostro territorio non sarà mai una zona militare sottratta alla democrazia.