Gen 14, 2026 | pontedera, Sulla Base, Uncategorized, Volantino
Costruiamo insieme le prossime mobilitazioni!
Ricondividiamo di seguito l’appello scritto dalle realtà della Valdera a seguito del presidio del 31 dicembre promosso da don Armando Zappolini, in prospettiva di un’assemblea prevista per venerdì 16 gennaio alle ore 21.30 presso il salone del Campino di Gello che sia di rilancio per le mobilitazioni territoriali future contro la nuova base, la militarizzazione delle vite e la guerra
No al riarmo e alle basi militari
Il Movimento No Base, Stop Rearm Europe coordinamento Valdera, Caritas Ponsacco, Parrocchia di Gello e altre associazioni territoriali pronte a un anno di mobilitazione per la pace e contro ogni forma di militarizzazione
Sara un anno di “lotta” di “pace disarmata e disarmante” quello che programmeranno le associazioni della Valdera impegnate contro ogni forma di militarizzazione del territorio e nella promozione di una pace e di una giustizia umana, sociale ed economica. Stimolate dal presidio, promosso da don Armando Zappolini, Caritas Ponsacco e Parrocchia di Gello, il 31 dicembre davanti al presepe alternativo “Giù le armi! Mai più guerra!”, le associazioni intervenute, molto numerose, sono pronte a promuovere occasioni di incontro e discussione per ribadire la contrarietà attiva alla guerra e al riarmo, e per sensibilizzare gli abitanti del territorio verso l’attenzione a “una guerra in casa nostra” che non è da sottovalutare, alla luce, in particolare, del progetto di una nuova base militare a Gello di Pontedera, nei terreni della Tenuta Isabella, e del potenziamento, a fini bellici, del binario 4 della stazione di Pontedera.
Tutte le realtà presenti, tra cui Movimento No Base, Stop Rearm Europe coordinamento Valdera, Servas, Osservatorio contro la militarizzazione della scuola, Arci Valdera, Circolo Laudato Sì Pontedera, Circolo Proletario Casciana Terme, Presidio provinciale di Libera, Tavola della Pace e della Cooperazione della Valdera, Ferrovieri contro la guerra, Coordinamento Valdera Avvelenata, uniranno le loro voci e le loro azioni.
Sostenute in tutto questo da don Armando Zappolini, da Caritas Ponsacco e dalla Parrocchia di Gello. “Le vicende globali e i conflitti aperti, anche negli ultimi giorni – sostiene don Armando, che è anche parroco di Gello – ci confermano ancora una volta le logiche di un’economia di guerra che tendono a descostruire un processo di pace e ‘militarizzare’ le menti delle persone. Visto i progetti di basi militari sui nostri territori, in particolare quella di Gello, non possiamo stare zitti o lavarcene le mani. Come esseri umani e come cittadini e, mi permetto di dire, anche come cristiani dobbiamo muoverci. Se non ora quando! Il 2026 impegnerà tutte queste realtà territoriali in un programma comune”.
Si lavorerà alla nascita e allo sviluppo di iniziative comuni di sensibilizzazione, di informazione e di mobilitazione sui temi del riarmo, delle basi militari, del disarmo unilateriale, ma anche per una vera “obiezione di coscienza” contro le aziende e le banche che finanziano l’industria delle armi.
Venerdì 16 gennaio, alle ore 21.30, presso il salone del Campino di Gello, si svolgerà un primo incontro per programmare gli eventi del 2026.
Nov 5, 2025 | Dai Territori, Rassegna stampa, Uncategorized, Volantino
Appello contro la militarizzazione: Il 4 Novembre a Pisa
In occasione delle mobilitazioni per la giornata del 4 novembre proclamata per legge Festa delle forze armate e dell’unità nazionale condividiamo l’appello contro militarizzazione di scuole e università lanciato dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università di Pisa.
Anche nella città di Pisa, le realtà locali aderenti all’appello promosso dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università si mobilitano nella giornata del 4 Novembre, proclamata per legge (n. 27 del 1 marzo 2024) Festa delle Forze Armate e dell’Unità Nazionale.
Nelle scorse settimane abbiamo partecipato alle manifestazioni contro il genocidio, contro l’economia di guerra e il piano di riarmo europeo e l’espansionismo della NATO. Chiediamo un cambio radicale delle politiche governative. In che modo? Rinunciando a introdurre nelle scuole di ogni ordine e grado iniziative a sostegno della retorica militarista, con una politica estera che si prefigga la risoluzione pacifica dei conflitti a livello internazionale e al contempo favorisca la transizione verso un modello socialmente equo e ambientalmente sostenibile nel quale le produzioni di guerra siano convertite a scopi civili.
Non siamo disponibili a celebrare la “Cultura della Difesa”, che di fatto si traduce in una sempre maggiore militarizzazione dei territori, delle coscienze e della società tutta. Non siamo disponibili a celebrare “i valori della patria e del sacrificio” delle nuove generazioni in nome della difesa dei confini e di un’unità nazionale, mentre si tagliano le risorse per il welfare e si esacerbano le disuguaglianze sociali all’interno del Paese e si costruisce, nelle scuole, un modello culturale caratterizzato dall’esaltazione del militarismo e della retorica di guerra. Andiamo oltre i confini che oggi diventano barriere culturali e premesse per la definizione di un “noi contro loro”, filo conduttore delle campagne d’odio contro “l’altro”, il diverso, e quindi la costruzione di un nemico da disumanizzare prima e contro cui combattere dopo, fino all’annientamento.
Con questa legge, il ruolo delle Forze Armate viene dipinto agli studenti e le studentesse solo per alcuni ruoli e aspetti apparentemente allettanti, omettendo il ruolo principale della funzione militare nella storia e nell’attualità all’interno di una guerra diffusa che continua a provocare morte e distruzione. Sugli aiuti umanitari, abbiamo visto di recente la farsa dei lanci aerei operati proprio dalla 46esima brigata sulla striscia di Gaza. Questo mentre le missioni civili venivano fermate e gli equipaggi arrestati dall’esercito israeliano, col quale il nostro Paese coopera per il blocco del valico di Rafah e con la fornitura di armi e tecnologia. Conosciamo bene la retorica delle “missioni di pace” che si sostanziano nella difesa di interessi economici e di accaparramento di materie prime. Di quale tutela ambientale si parla, se sono proprio i militari i primi a colonizzare le aree naturali protette del nostro territorio, trasformando l’area da Livorno a Pisa in un’unica estensione di porti, caserme e aeroporti militari? Quale cura e soccorso ai rifugiati, se i nostri militari sono i primi ad addestrare le polizie militari degli stati africani per i respingimenti o il blocco delle migrazioni economiche?
Mentre si chiede di “sensibilizzare” gli studenti, dall’altro lato si censura il lavoro degli insegnanti e degli educatori, minacciando perfino il carcere a chi critica l’operato del governo Israeliano o denunci la equiparazione tra antisionismo e antisemitismo, come previsto nel DDL Gasparri ora in discussione alla Camera. La libertà di espressione e di manifestazione è sempre più a rischio, data la repressiva legge sulla sicurezza, la fedeltà all’azienda e i codici di comportamento che limitano fortemente il diritto di parola e di opinione, fino alle linee guida del Ministro Valditara che si è mosso costantemente per far tacere le voci critiche e di opposizione: dalla riforma del voto in condotta fino agli ultimi provvedimenti che arrivano a punire la pacifica manifestazione di dissenso, anche un pacifico silenzio, fino alla normalizzazione delle scuole.
Dall’altra parte, è proprio il Ministero dell’Istruzione, attraverso accordi e protocolli con il Ministero della Difesa, a favorire una crescente incursione di personale in divisa militare all’interno delle scuole. Questi militari, privi di competenze in ambito pedagogico e didattico, cercano di sostituirsi ai docenti (professionisti che hanno superato concorsi, abilitazioni e lauree) in tutte le discipline: dall’educazione civica alle scienze, dalla prevenzione del bullismo all’educazione socio-affettiva. Paradossale come il personale scolastico, precario e sottopagato, veda una sempre maggiore presenza di personale in divisa ad orientare gli studenti a carriere sicure e ben pagate. Emblematica è la circolare emanata dall’Ufficio scolastico della Toscana che ad inizio di quest’anno (per il terzo anno di seguito) invitava le istituzioni scolastiche a promuovere conferenze di storia tenute dall’Esercito. Tali iniziative hanno promosso un revisionismo storico, dalle celebrazioni della battaglia di El Alamein durante la Seconda Guerra Mondiale alla commemorazione di soldati caduti durante attacchi ai presidi militari in territorio straniero come quello di Nassiriya, in Iraq: in questi casi, il contesto storico e colonialista viene completamente eliminato in favore dell’esaltazione del singolo eroico combattente. E lo stesso Ufficio scolastico della provincia di Pisa non è da meno, visto che negli anni passati ha letteralmente accompagnato gli studenti delle elementari all’interno dell’aeroporto militare, in occasione del centenario dell’aeronautica.
Questa dinamica di militarizzazione non risparmia l’Università. Gli atenei e gli enti di ricerca pubblici stringono sempre più accordi e convenzioni con l’industria bellica, destinando fondi e ricerche al settore militare, in particolare alle tecnologie dual-use che trovano applicazione diretta nei sistemi d’arma e di sorveglianza.
È ormai chiaro come la strategia del Ministero della Difesa, sostenuta dai Governi di vario colore degli ultimi decenni, sia quella di penetrare a 360 gradi il mondo dei giovani per normalizzare la propria presenza, inculcare l’idea che gli eserciti e le guerre non solo siano necessari per una vaga idea di sicurezza nazionale, ma inevitabili data l’instabilità globale. Questa retorica è funzionale a far accettare l’enorme aumento di spesa militare previsto nei prossimi anni, che andrà a scapito proprio della qualità dell’ insegnamento scolastico e universitario e del diritto allo studio, oltre a compromettere l’ accesso ad altri diritti come cure mediche, casa e lavoro per la maggior parte della popolazione.
Crediamo che, a partire dalle istituzioni scolastiche, universitarie e della ricerca, si debbano recuperare e promuovere i valori della pace, della solidarietà, della lotta alle disuguaglianze, dell’inclusione e della risoluzione nonviolenta dei conflitti. Si tratta di una responsabilità etica verso le nuove generazioni che non è solo della scuola, ma di tutta la società.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università di Pisa
Apr 19, 2025 | Archivio, Rassegna stampa, Uncategorized, Volantino
Convocazione No Base 26-27 Aprile
Rivolgiamo questo appello alla cittadinanza, alle associazioni, ai comitati, ai sindacati, ai partiti, alle realtà solidali, al mondo ambientalista, pacifista e sociale per la partecipazione ai due giorni di mobilitazione del 26-27 Aprile a San Piero a Grado. Invitiamo all’adesione e alla partecipazione il 26 Aprile a un grande Presidio popolare e territoriale di fronte ai cancelli del CISAM, per puntare i riflettori sul nuovo progetto di base militare e levare una voce molteplice, forte e comune contro questo progetto e contro guerra, riarmo, devastazione ambientale e spese militari. Invitiamo per il 27 Aprile all’Assemblea “Disarmare la Pace!” al Presidio dei “Tre Pini” a San Piero a Grado, per discutere e confrontarci insieme sulle prospettive di Pace per il nostro territorio nello scenario mondiale.
Il mondo è in guerra e questa guerra prevede dei costi e dei sacrifici anche sulle nostre vite e sui nostri territori. Mentre le spese sociali continuano a essere compresse e tagliate e il costo della vita minaccia di aumentare spaventosamente, ci troviamo di fronte a cifre miliardarie per il riarmo e la corsa alla guerra in Europa e nel nostro Paese: è il caso degli 800 miliardi di euro previsti per il piano “Rearm Europe” in parte a debito e in parte sottratti dal Fondo di Coesione e Sviluppo, originariamente destinato alle spese sociali; è il caso dei 50 miliardi di euro che l’Italia dovrà investire in spese militari in questo scenario, così come dei 1,2 miliardi di euro per la costruzione e il rifacimento di infrastrutture militari stanziati lo scorso autunno dal Governo.
Dentro questo quadro ci troviamo di fronte a un fatto concreto e inaccettabile: un nuovo, ennesimo, progetto di base militare per l’addestramento di forze speciali dell’esercito impegnate quotidianamente in decine di missioni militari all’estero. Un mega-progetto di 140 ettari previsto a Pontedera, all’interno della tenuta Isabella, e a San Piero a Grado, dentro il Parco Naturale di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli, area protetta a livello europeo e di enorme valore ambientale, sociale e culturale per il nostro territorio; un Parco già inquinato dalla presenza di un reattore nucleare dismesso, di cui si fa sapere poco o nulla. La spesa stimata è di 520 milioni di euro solo per la realizzazione della base, di cui una parte inopportunamente già stanziata dal Ministero Infrastrutture e Trasporti e dal Fondo di Coesione e Sviluppo. La gestione politica, dal Governo, sino alla Regione, ai Comuni e all’Ente Parco, appare a dir poco opaca e priva di relazione con la cittadinanza e la popolazione dei territori interessati dal progetto.
Inoltre, con una proposta di legge a firma Fratelli d’Italia, il Governo vorrebbe deregolamentare i vincoli ambientali previsti per la costruzione di infrastrutture militari all’interno di aree protette in nome della “sicurezza nazionale”, di fatto assecondando questa folle corsa alla guerra e al riarmo a scapito di una effettiva messa in sicurezza dei territori e dell’importanza della
rigenerazione e protezione dell’ambiente. Il primo “test” di questa deregolamentazione dovrebbe essere proprio la base pisana: una dichiarazione di guerra al Parco Naturale di San Rossore, all’interno del quale è prevista una porzione di base per un consumo complessivo di 100 ettari di suolo nell’area CISAM, con l’abbattimento di migliaia di alberi, cementificazione ed effetti distruttivi per l’ecosistema e la sicurezza idrogeologica dell’area.
Di fronte a questo scenario, il nostro appello è a convergere, confrontarci e manifestare per un orizzonte comune di cambiamento: desideriamo con forza la pace nel mondo e sui nostri territori, non guerre e basi militari; vogliamo che venga rispettato e difeso il Parco Naturale, con le normative che lo tutelano, di fronte all’attacco che sta subendo; vogliamo che Pontedera e la Valdera, già colpite dall’inquinamento di keu, inceneritori e discariche e da rischi idrogeologici costanti, vedano investimenti per bonifiche e messa in sicurezza, non ulteriore cementificazione per un poligono di tiro per testare armi e bombe in mezzo ai campi, con effetti nocivi per la salute di persone, piante e animali; vogliamo manifestare affinché le spese e le politiche del nostro Paese si rivolgano ai bisogni sociali delle persone, non alla guerra, alla devastazione ambientale, al riarmo e alla riconversione dell’industria civile in militare.
La popolazione ha diritto di conoscere il progetto di base militare previsto nel nostro territorio, di conoscerne la documentazione e avere voce in capitolo a partire dalle reali esigenze che ogni giorno chi abita la nostra provincia incontra. A Pisa e Pontedera, come in tutta Italia, non servono 520 milioni per la guerra, bensì maggiori spese per case, cura dei quartieri popolari, diritto allo studio scolastico e universitario, sistema sanitario efficace, pensioni e welfare, per mettere in sicurezza i territori di fronte ad alluvioni o eventi estremi, per tutto ciò che riguarda un vivere dignitoso e pacifico.
Saremo per due giorni a San Piero a Grado perché vogliamo che le istituzioni che governano il nostro territorio rendano trasparente e pubblica la documentazione relativa alla base militare e che venga fatta tutta la pressione necessaria nelle dovute sedi affinché la popolazione sia informata dei progetti, dei loro tempi e del loro contenuto. Continuare a negare l’esistenza di queste informazioni, o tenerle nascoste, come finora è stato fatto, costituisce un atto di grave mancanza di democrazia e manifesta incuria nei confronti del territorio e di chi lo abita.
Tramite manifestazioni, iniziative, informazione, mozioni e monitoraggio attivo del territorio ci stiamo mobilitando in tutta Pisa e provincia, e da anni si sta sempre di più alzando la voce di coloro che aspirano a un futuro di pace e che chiedono di poter decidere sulla propria vita e i propri bisogni. Ora più che mai è il momento per dire insieme NO a queste scelte e prenderci insieme la responsabilità di rendere questo NO una costellazione di SÍ a un destino diverso e democratico, fatto di giustizia ambientale, sociale e di pace per il nostro territorio.
Ribadiamo l’invito a chiunque si riconosca in queste motivazioni ed esigenze a unirsi alla due giorni di mobilitazione, portare il proprio contributo, discutere, confrontarsi e agire per dare un segnale politico e sociale di contrarietà e cambiamento.
Tavolo “Trasparenza e Istituzioni” – Movimento No Base
INFORMAZIONI
Sabato 26 Aprile
Ore 15.00 Presidio davanti al CISAM (in fondo a Via Bigattiera Lato Monte, San Piero a Grado)
Domenica 27 Aprile
Ore 15.00 Disarmare la Pace! Assemblea e dialogo sulle prospettive di Pace (Presidio dei “Tre Pini”, San Piero a Grado)
Invitiamo alla massima diffusione degli appuntamenti!
Per aderire rispondere o scrivere a: movimentonobasepisa@gmail.com
Nov 7, 2024 | Archivio, Documenti, Uncategorized, Volantino
Venerdì 15 Novembre, il movimento Movimento No Base promuove una intera giornata di mobilitazione diffusa contro l’economia di guerra.
Dallo scorso agosto è confermato che il progetto della nuova base dei reparti speciali dell’arma dei Carabinieri verrà collocato a San Piero a Grado, all’interno del Parco di San Rossore, nell’area Cisam e a Pontedera, nella Tenuta Isabella.
La nuova infrastruttura militare prevede 140 ettari di suolo consumato e un costo complessivo di 520 milioni di euro. Questa spesa ingente si inserisce in un contesto di crescente coinvolgimento dell’Italia nelle politiche militari globali, con un investimento di denaro pubblico sempre più volto ad alimentare l’economia di guerra. E come se non bastasse, si vuole effettuare questa operazione snaturando fondi destinati a edilizia pubblica, coesione sociale e sviluppo e aumentando surrettiziamente la spesa militare.
Crediamo che ora più che mai sia urgente investire in politiche di pace.
Crediamo che le priorità sociali, ambientali ed economiche del nostro territorio siano ben altre che un centro di addestramento bellico.
La base viene inquadrata come presidio di sicurezza e il Governo la definisce opera destinata alla difesa nazionale. Dobbiamo gridare che la sicurezza che vogliamo è quella di avere una casa, un lavoro dignitoso, la sicurezza di avere accesso ad un’istruzione di qualità e ad un sistema di sanità pubblica solido e accessibile, la messa in sicurezza dei territori, la disponibilità di un trasporto pubblico capillare, welfare per le famiglie, centri antiviolenza, tutela dell’ambiente e sicurezza sul lavoro, solo per fare alcuni esempi.
Mentre il governo si prepara a varare una finanziaria che riduce drasticamente la spesa sociale, è urgente unirci per difendere il territorio pisano e pontederese dalla possibilità che vengano costruite nuove, costose, inutili e devastanti infrastrutture militari. Invitiamo singole cittadine e cittadini, associazioni e collettive, forze politiche e sindacali a partecipare a questa giornata di mobilitazione, rispondendo pubblicamente alla domanda
“Cosa faresti con 520 milioni?”
Il 15 Novembre rendiamo evidenti a tutti e tutte le priorità sociali della cittadinanza, le emergenze di cura del territorio, i bisogni di chi è più vulnerabile e chiede giustizia sociale. Ogni contributo è importante, ogni punto di vista è utile per contrapporsi alla retorica che vuole imporci come necessaria e inevitabile la militarizzazione delle nostre città.
Per partecipare si può:
Nella giornata del 15 Novembre:
- esporre uno striscione nelle piazze e nelle vie che attraversate ogni giorno
- esporre un cartello nel proprio luogo di lavoro
(*) Elementi comuni per impostare striscioni/cartelli: No Base! 520Mln per [ … inserire qui il proprio contributo specifico “es. Per tot progetti educativi/ per tot posti in ospedali, consultori, contributi per politifa sociale x” ecc. ]
- organizzare un volantinaggio di sensibilizzazione
- lasciarsi trasportare dalla fantasia vitale di chi si vuole oppone all’economia di guerra, nella forma che preferite
Verso e oltre il 15 novembre
- pubblicare una riflessione, un approfondimento scritto sul tema economia di guerra e miglior utilizzo dei soldi pubblici
- realizzare un breve video
Condividere sui propri canali, taggando su instragram o facebook @movimentonobase e diffondendo tra i propri contatti nella forma che ritenete più efficace
Comunicare la propria adesione alla campagna inviando una mail a movimentonobasepisa@gmail.com indicando il luogo della vostra azione simbolica e il tema su cui vorrete porre attenzione. In questo modo potremmo coordinare azioni e temi e sostenere chi avesse bisogno di un aiuto per la produzione dei materiali o l’organizzazione dell’azione.
Evidenziamo insieme le motivazioni dell’opposizione alla base militare e alla guerra, mettendo a confronto le esigenze reali del territorio e della comunità con l’uso effettivo di questi fondi pubblici.
Evidenziamo insieme la contraddizione tra l’idea della “base come infrastruttura di sicurezza” e la nostra idea di cosa vuol dire veramente sicurezza della popolazione:
Immaginiamo insieme un futuro sostenibile, solidale e pacifico.
Giu 28, 2022 | Volantino
Un’estate di iniziative no base ovunque!
- Coltano
- 01 Luglio: Mappa di comunità per valorizzare e riprogettare Coltano.
- 02 Luglio: Presentazione campeggi ambientalisti e apericena.
- 03 Luglio: Passeggiata di pulizie.
- 07 Luglio: Passeggiate tra natura e storia.
- 10 Luglio: Cena sociale.
- 15-17 Luglio: Festival 110 Hertz.
- Altrove
- 30 Giugno: Dibattito “nessuna base per nessuna guerra” con prof. Sandro Mezzadra.
- 08 Luglio: Presentazione del progetto della base.
Seguici sui nostri canali social per rimanere aggiornat* su tutte le iniziative e tutti i luoghi.
Né a Coltano né altrove!
Giu 3, 2022 | Volantino
Dopo il 2 giugno, quando insieme a oltre 10.000 persone abbiamo attraversato il borgo e le terre di Coltano per dire no a una base militare di 73 ettari all’interno del Parco di San Rossore – Migliarino – Massaciuccoli, il movimento No Base – né a Coltano né altrove muove ancora i suoi passi.
Pisa, è stato annunciato, dovrà diventare, più di quanto non lo sia già ora, un punto di riferimento logistico per tutte le forze armate negli scenari di guerra internazionale. La guerra e tutte le sue infrastrutture sono una delle prime cause di emissioni di CO2 nel mondo, gli impatti sull’ambiente e sulla società tutta sono incalcolabili.
Dopo anni di pandemia, un sistema sanitario al collasso, una crisi economica e il carovita, una base militare dal costo di 190 milioni di euro è impensabile. Questa scelta, tenuta nascosta per 3 anni, è un concentrato dei caratteri più violenti e devastanti di un modello di sviluppo che distrugge i territori e le comunità, non mettendole mai al centro delle decisioni e incentivando invece i profitti intorno alla guerra, allo sfruttamento della terra, delle risorse e delle persone.
I soldi con cui verrà finanziata questa base sono sottratti al fondo di Coesione e Sviluppo, un fondo che dovrebbe servire per ridurre gli squilibri economici e sociali sul territorio nazionale Gli unici costi da sostenere dovrebbero puntare a eliminare tali diseguaglianze, creando condizioni ambientali, umane, sociali, urbane, abitative, scolastiche e sanitarie che rendano la vita vivibile e sostenibile giorno per giorno, senza lasciare nessun indietro.
QUANTI PROGETTI PER LE NOSTRE COMUNITÀ POTREBBERO ESSERE REALIZZATI CON 190 MILIONI DI EURO?
Il Governo deve ritirare il DPCM che istituisce questa base, lo abbiamo detto a gran voce il 2 Giugno e non ci fermeremo fino a che non accadrà. Questa è la vera sfida per l’oggi e per il futuro: non è solo possibile ma è necessario rifiutare la costruzione di questa base, così come la guerra e ogni politica di riarmo.
No alla base militare, né a Coltano né altrove !