La campagna “Il Buio oltre le Reti” nasce da un principio semplice: la popolazione del nostro territorio ha il diritto di sapere. Deve sapere cosa accade dietro le reti del CISAM, deve sapere quali trasformazioni sono previste nel territorio di Pontedera, deve sapere come vengono spesi i fondi pubblici e con quali conseguenze ambientali e sociali. La trasparenza non è una gentile concessione, ma un principio che non può essere minato da interessi di pochi a scapito di molti. La trasparenza è il presupposto fondamentale che serve alla popolazione per poter agire e decidere sul proprio territorio.
Giusto un anno fa, come Movimento No Base siamo stati sotto il Palazzo del Consiglio Regionale con una petizione firmata da oltre 8000 cittadini per richiedere le dimissioni di Bani, presidente dell’Ente Parco e primo promotore della base diffusa con una cospicua parte della stessa prevista all’interno del parco stesso. Con quel presidio abbiamo portato la rivendicazione di bloccare l’esecuzione dei lavori del primo lotto, per la cui realizzazione erano già stati stanziati i primi fondi con il DL Infrastrutture e ottenere tutti i documenti in possesso della regione sullo stato del progetto. In quell’ occasione il già presidente Giani ha chiuso ogni possibilità di interlocuzione, a partire dal rifiutare di fornirci le informazioni che in migliaia chiediamo da anni, oltre che chiudere ogni possibilità di dialogo sulla messa in discussione dell’opera.
Per questo circa un mese fa abbiamo lanciato una campagna che potesse permetterci di arrivare alla conoscenza di quel che, ad oggi, è già stato discusso nelle sedi istituzionali riguardo alla Base militare che hanno intenzione di costruire a San Piero a Grado e Pontedera.
Nelle ultime settimane questo principio è stato riaffermato con forza da parte del territorio: dopo aver redatto la nostra richiesta di accesso civico agli atti, sottoscritta insieme ad Altreconomia, Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole e università, Libera Pisa e Legambiente Pisa, anche la sindaca di Calci, Valentina Ricotta, e la consigliera comunale di Pontedera, Denise Ciampi, hanno presentato la stessa istanza. Nel mentre abbiamo sempre più discusso e approfondito l’importanza della trasparenza con i vari rappresentanti delle istituzioni locali.
A fronte di questa richiesta, espressione di una volontà pubblica anche più ampia delle singole realtà proponenti, il Commissario Sessa ha trasmesso una parte della documentazione richiesta. L’accesso non è tuttavia stato completo e il diniego ha riguardato proprio i documenti che avrebbero permesso uno sguardo completo e complessivo dell’opera. Tra questi abbiamo il cronoprogramma dei lavori, il piano economico da 520 milioni, analisi tecniche e gli atti con cui si definisce la progettazione dell’opera.
Quando nel 2022 la base era prevista a Coltano, questi stessi documenti erano pubblici. Furono discussi in conferenze stampa, analizzati nelle sedi istituzionali, riportati dai giornali. Oggi, per San Piero e Pontedera, la stessa documentazione viene considerata “sensibile” e sottratta alla cittadinanza. La trasparenza è diventata selettiva. E questa selettività non è un fatto tecnico: è una scelta politica.
Nonostante ciò, la pressione fino ad ora esercitata sul ministero e sul commissario Sessa, partita dal basso e dall’unione del movimento con associazioni, singoli e cariche politiche locali, ha fatto in modo che si riconoscesse legittimità alla nostra pretesa. Il percorso verso la piena comprensione del progetto ha finalmente più chiara la strada.
Cosa ricaviamo dalla documentazione ricevuta
Molto di quel che si evince dalla documentazione rientra in informazioni di cui già eravamo in possesso, ma riusciamo comunque ad avere un quadro più complessivo e confermato.
I cinque documenti rilasciati (tre Relazioni annuali del Commissario, l’Accordo Tecnico Operativo e il Decreto Commissariale n. 1) offrono una panoramica sull’assetto amministrativo e finanziario, confermando la localizzazione definitiva all’interno del C.I.S.A.M. e stabilendo un costo complessivo stimato per l’intera opera di 520 milioni di euro.
I documenti tracciano la storia del progetto, partito dall’area demaniale di 72 ettari a Coltano (PI), ma abbandonato a seguito delle “manifestazioni contrarie” della cittadinanza locale. Il Ministero della Difesa aveva istituito un tavolo operativo interistituzionale nel maggio 2022 per trovare soluzioni alternative nella provincia di Pisa.
La soluzione definitiva è stata formalizzata il 18 ottobre 2023, stabilendo che la nuova sede, destinata al Gruppo Intervento Speciale (G.I.S.) e al 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti “Tuscania”, sarà realizzata all’interno della base del C.I.S.A.M. (Centro Interforze Studi per le Applicazioni Militari). La scelta è avvenuta dopo un parere favorevole delle istituzioni della Comunità del Parco Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli.
La documentazione conferma che la sede della pista per guida sicura e del poligono a cielo aperto era stata individuata fra le aree di Ospedaletto e Pontedera. Da qui la decisione per la costruzione nell’attuale Tenuta Isabella a Pontedera.
Per il I lotto funzionale, il costo complessivo stimato era di 72,5 M€.
A seguito dell’autorizzazione, è stata aperta una Contabilità Speciale n. 6468 presso la Tesoreria dello Stato per la gestione delle spese di realizzazione e funzionamento, intestata a “COMSTR DL 32-19 SEDE ARMA CC”.
L’Accordo Tecnico Operativo e il Decreto Commissariale n. 1 del 25 luglio 2023 definiscono le responsabilità sul progetto:
Commissario Straordinario (Ing. Massimo Sessa): Ha il ruolo di sovraintendere, coordinare, gestire e finalizzare tutte le attività. Gode di potere di sostituzione qualora ritardi della Stazione Appaltante mettano a rischio il cronoprogramma.
Stazione Appaltante: È la Direzione dei lavori e del Demanio (GENIODIFE) del Ministero della Difesa, che si occupa di tutte le fasi del procedimento: attività propedeutiche alla progettazione, progettazione, affidamento, esecuzione e collaudo.
Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri: È il soggetto utilizzatore finale dell’infrastruttura. Ha il compito di fornire le specifiche competenze tecniche e amministrative e deve esprimere il nulla osta tecnico-operativo sulla progettazione e su eventuali varianti in corso d’opera.
Dopo la chiusura della fase di individuazione della sede (18 ottobre 2023), sono state avviate le attività per la redazione del Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali (DOCFAP) e del Documento di Indirizzo alla Progettazione (DIP).
Per accelerare i tempi di affidamento della progettazione (PFTE), il Commissario prevede di ricorrere agli accordi quadro recentemente finalizzati da GENIODIFE.
I documenti rilasciati non includono gli atti relativi alla progettualità (punti 2, 3 e 4 della richiesta di accesso agli atti da noi redatta). Il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri ha opposto diniego al rilascio di tali documenti, motivando che la loro ostensione inciderebbe “in maniera pregiudizievole sulla tutela degli interessi inerenti la sicurezza pubblica e l’ordine pubblico, la sicurezza nazionale, la difesa e le questioni militari”.
La ragione del diniego, a detta del commissario, è che tali documenti rivelerebbero dettagli sensibili come la dislocazione e le dimensioni di uffici, magazzini, aree logistico/operative, autorimesse e le caratteristiche degli impianti e delle attrezzature da ospitare negli edifici da realizzare/ristrutturare.
La campagna continua
I documenti che oggi ci vengono negati sono documenti dovuti, e per questo presenteremo immediatamente un’istanza di riesame. Allo stesso tempo invitiamo associazioni, comitati e istituzioni locali che non hanno ancora inoltrato richieste di accesso a contattarci: vogliamo costruire insieme un percorso condiviso, affinché anche loro possano presentare accessi formali per ottenere gli atti mancanti e rafforzare una pressione collettiva che sta già dando i primi risultati.
Nei prossimi mesi torneremo nei territori, nelle assemblee, nelle frazioni, per continuare a far vivere questa campagna insieme alle persone che quei luoghi li abitano ogni giorno. Perché la spinta alla trasparenza nasce anzitutto dal basso, da chi conosce il valore del proprio territorio e rifiuta che venga trasformato senza confronto, senza informazione e senza verità.
Continueremo finché non avremo piena trasparenza: nessuna giustificazione può legittimare l’occultamento di un progetto tanto impattante, in un momento in cui la guerra torna ad essere sempre più concreta.
“Contro l’arroganza di chi pensava di poter far tutto [..]
vince l’idea della salvaguardia e della valorizzazione dei beni naturali,
sostenuta da un’intera comunità”
(Dal libro I cittadini del Parco di Sondra Cerrai e Debly Cerri)
Oggi il Parco è sotto attacco. Il progetto di una nuova base militare di 140 ettari minaccia di distruggere in modo irreversibile un territorio da cui dipende il microclima di tutta la regione, con cementificazione e taglio di migliaia di alberi. L’intensificazione delle esercitazioni militari e del movimento di mezzi tra Camp Darby ed ex-Cisam aumenta la pressione su questa vasta area che racchiude una immensa ricchezza in termini di fauna e flora, e una storia da difendere.
La tavola rotonda “Il Parco che vogliamo” ha rappresentato un primo momento pubblico di discussione con i tanti soggetti che vivono il parco in modi diversi ma accomunati dalla volontà di proteggere questo ecosistema e valorizzare l’importanza che esso ha e deve avere per la città e nella costruzione di economie di pace. Per fare questo, è necessario respingere il processo di militarizzazione del parco, un parco che sempre più viene modellato in base alle esigenze della guerra.
Ad aprire questa tavola rotonda, gli interventi di Sondra Cerrai, ricercatrice storica e autrice insieme a Debly Cerri del libro “I cittadini del Parco: la storia corale della lotta per il parco naturale di Migliarino, S. Rossore, Massaciuccoli” e Linda Maggiori, giornalista freelance e autrice – tra i vari – del libro “La mattanza degli alberi”.
Con Sondra Cerrai abbiamo ripercorso la storia della nascita del Parco, che si dipana tra 1958 e 1979, anno in cui con una Legge Regionale viene istituito l’Ente Parco Migliarino San Rossore Massaciuccoli. Questa legge fù il frutto di una lunga battaglia cittadina portata avanti in una fase in cui il boom edilizio e la cementificazione delle coste correvano più veloci che mai, e quindi fù una battaglia dei cittadini – in primo luogo quelli di Vecchiano – contro storici proprietari terrieri (in particolare i Duchi Salviati) che durante il Fascismo ottennero il divieto di far accedere al mare gli abitanti e speculatori che cercavano di lottizzare e trasformare questo ricco e delicato ecosistema in un affare redditizio. In una fase storica in cui boom economico e crescita occupazionale andavano a braccetto, diverse forze partitiche della sinistra come i socialisti e il PCI sembravano sostenere questo progetto di distruzione.
Fu proprio lo sviluppo di un movimento giovanile – preludio di quello che sarebbe stato il ‘68 – che inizia a incrinare questo progetto speculativo, creando frizioni anche all’interno degli stessi partiti, e che si fa largo l’idea di dare vita ad un parco naturale, aprendo un dibattito pubblico che assume una rilevanza nazionale con articoli di giornale nei più importanti quotidiani del paese.
Su spinta di cittadini, giornalisti, studiosi e fazioni più sensibili ai temi ambientali nei vari partiti, la notte del 13 dicembre 1979 viene emanata la legge che dà vita al Parco di Migliarino, S. Rossore, Massaciuccoli, che collega aree paludose e boschi, dune e corsi d’acqua, e i cittadini di diversi comuni, che il libro di Sondra e Debly ripercorre attraverso la storia orale e le narrazioni di quanti lo hanno immaginato e lasciato in eredità a noi, a cui oggi spetta il compito di difenderlo dalla speculazione armata.
Difendere il Parco dalla base significa anche difendere diecimila alberi che verrebbero abbattuti per fare spazio a questo nuovo progetto. Con Linda Maggiori abbiamo contestualizzato la nostra lotta nella più generale battaglia condotta da migliaia di comitati a difesa di boschi e aree verdi dentro e fuori dalle città per un ambiente più vivibile e sicuro anche rispetto ai cambiamenti climatici e agli eventi estremi.
Gli alberi hanno una funzione vitale per l’ecosistema e l’umanità in generale: rimuovono polveri sottili, rinfrescano l’aria nelle estati sempre più estreme, proteggono la costa da uragani, attraverso le radici trattengono la terra durante le piogge sempre più forti. I dati scientifici riportati nel libro di Linda Maggiori rendono evidente il ruolo cruciale degli alberi per la salute umana.
Sebbene le istituzioni – come in questo caso – sostengono di poter compensare il danno attraverso la piantumazione di nuovi alberi, i benefici ecosistemici di un albero adulto sono incomparabili a quelli di un albero appena piantato. I motivi per abbattere alberi sono tantissimi, e quelli legati a ragioni militare sono sempre di più e vanno dall’ampliamento di basi militari alla costruzione di infrastrutture belliche, passando per la realizzazione di poligoni o l’uso di aree naturali come discariche per depositare bombe radioattive, metalli pesanti, ecc.
Nella guerra che è in atto contro la natura e la vita, sappiamo che i nostri alleati e le nostre resistenze sono plurali e diffuse: dai comitati cittadini alle donne indiane che li abbracciano, fino a chi ci si arrampica per fermare l’ecatombe.
Il dibattito è proseguito con tanti interventi di organizzazioni ambientaliste (Amici della Terra, Italia Nostra, Greenpeace), comitati (Comitato di Difesa degli Alberi di Pisa), guide turistiche ambientali (Azimut), artisti (Museo Popolare Giak Verdun), e altri soggetti (come Confluenze), grazie ai quali abbiamo potuto continuare a “mappare” il Parco.
Se da un lato gli interventi hanno evidenziato come l’attacco al parco venga da più fronti, si pensi per esempio all’asse di penetrazione prevista nella parte di Viareggio per il traffico di yacht di lusso, dall’altro si è parlato di quelle economie ambientali che vivono in sintonia col parco e che rappresentano un esempio di convivenza tra natura e lavoro dentro una prospettiva di pace.
Tutti gli interventi hanno messo in evidenza come la base costituisca un elemento “alieno” nel territorio, un territorio inteso come una moltitudine di ecosistemi che collaborano e tengono in vita la città, proteggendola da raffiche di vento e piogge torrenziali.
In nome della “sicurezza nazionale” si sacrifica la sicurezza del territorio e dei suoi abitanti, e si frammenta un parco la cui vita dipende dall’interdipendenza tra elementi diversi. Come in molti hanno ribadito, il bosco non è uniforme, ma racchiude una grande ricchezza vegetativa: modificare un solo elemento significa minacciare la vita dell’ecosistema stesso.
Per salvare il Parco e opporsi alla base militare è allora necessario conoscere questo ecosistema, mappare le sue economie, fare educazione ambientale, recuperare la propria storia e fare tesoro degli insegnamenti che ci arrivano dai popoli indigeni rispetto alla centralità della terra per la vita e per definire la nostra identità.
E’ importante costruire alternative, fare fronte comune, sbarazzarci dalla rassegnazione, e fare comunità intorno al parco.Per questa ragione, la tavola rotonda si è conclusa con la proposta di dare seguito a questo processo di mappatura e conoscenza condivisa del parco, e di istituire un Consiglio del Parco. In critica al sistema Bani che ha concesso speculazioni e militarizzazione a favore di un Parco della Guerra, costruiamo in Consiglio dei cittadini, degli operatori ambientali, delle organizzazioni sociali, della società tutta che desidera un Parco di Pace per la città e non contro la città. Il presidio di Pace dei Tre Pini, al confine con le reti dell’ex-Cisam, è un primo punto di ritrovo della comunità che vuole pace, salute, ambiente. Ma è solo il primo tassello, da vivere ed espandere finché tutto il parco non sarà libero dalla guerra.
Dal 5 al 7 settembre, il Movimento No Base lancia un campeggio territoriale di fronte alle reti del centro militare CISAM, all’interno del Parco Regionale di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli, nel Presidio di Pace dei “Tre Pini” a cui abbiamo dato vita oramai due anni fa, e che crediamo debba sempre più diventare il presidio di tutta la cittadinanza che pretende la pace e un ambiente sano in cui vivere. Un Presidio nel cuore di un Parco protetto, ma invaso dalle basi e minacciato da ulteriore disboscamento, cementificazione e deregolamentazione.Leggi QUI l’appello per intero Il campeggio sarà l’occasione per continuare a costruire la lotta No Base vivendo insieme tre giorni di iniziative, workshop, serate, pranzi, cene, concerti e molto altro! A breve il programma con tutti i dettagli in fase di aggiornamento! PER ORA, DI SEGUITO, GLI APPROFONDIMENTI SULLE SINGOLE INIZIATIVE.
VEN 5 SETTEMBRE
ORE 17.30 – TAVOLA ROTONDA: A difesa del Parco di San Rossore Migliarino-Massaciuccoli. Per una nuova resistenza degli alberi.
Nell’ambito del campeggio territoriale del movimento No Base – Né a Coltano né altrove, vi invitiamo a partecipare alla tavola rotonda “Difendere il Parco. Per una nuova resistenza ecologica”, un momento di confronto per riflettere insieme su una delle minacce più gravi che oggi incombono sul nostro territorio: la trasformazione del Parco Naturale di San Rossore-Migliarino-Massaciuccoli in un’infrastruttura militare, con l’abbattimento previsto di oltre 10.000 alberi. Un’opera da oltre 500 milioni di euro, finanziata con risorse pubbliche, che ricade direttamente sui tagli a scuola, sanità, trasporti, cultura. Un investimento per la guerra, in un momento di profonda escalation bellica, che sottrae risorse a ciò che serve davvero per affrontare la crisi climatica e sociale in corso
Il Parco di San Rossore è uno degli ecosistemi più ricchi e fragili della Toscana: oltre 23.000 ettari di pinete, dune, zone umide e boschi, che ospitano centinaia di specie animali e vegetali, alcune rare o protette. Ma è anche un bene comune, una riserva di aria, acqua, biodiversità e memoria collettiva. La sua istituzione è stata ottenuta grazie alle mobilitazioni ecologiste degli anni ’70, che hanno difeso questi luoghi dalla speculazione e dalla cementificazione. Oggi, più che mai, quel patrimonio va difeso.
La lotta per San Rossore si unisce idealmente a tutte le resistenze in difesa degli alberi che stanno sorgendo ovunque, in città e campagne, parchi urbani e foreste, contro disboscamenti, grandi opere, logiche estrattive e militarizzazioni. Difendere un albero oggi non è un gesto simbolico: è un atto concreto contro il cambiamento climatico, contro l’erosione degli spazi comuni, contro la guerra. Per questo parliamo di resistenza ecologica. Perché la lotta contro la base militare è anche una lotta per il clima, per la pace e per un modello di sviluppo che metta al centro la cura, non la distruzione.
Durante la tavola rotonda vogliamo aprire uno spazio di confronto tra tutte le realtà che amano, vivono o lavorano nel Parco. Un’occasione per ricostruire la storia e la biodiversità; immaginare un Parco libero, accessibile, partecipato; costruire un’alternativa concreta al progetto di militarizzazione.
Invitiamo associazioni ambientaliste, collettivi ecologisti, comitati locali, enti di ricerca, operatori del territorio e cittadine e cittadini a partecipare e contribuire. Perché la difesa degli alberi è oggi uno degli atti politici più urgenti e radicali che possiamo compiere.
Riappropriamoci del Parco. Difendiamo gli alberi. Fermiamo la base.
SAB 6 SETTEMBRE
ORE 15.30 – DIBATTITO: HUB MILITARE TOSCANO: la costruzione della guerra nei nostri territori.
La guerra cresce e si prepara attraverso basi militari, produzioni di guerra, infrastrutture di logistica per operazioni belliche, che rafforzano la capacità operativa dell’intero apparato militare e industriale bellico. Un processo di militarizzazione che sta ridisegnando l’intera area tra Pisa e Livorno, tra Pisa e La Spezia (e oltre). Le connessioni tra porti, aeroporti e basi militari tramite ferrovie e canali navigabili fanno dei nostri territori punti collegati strategicamente per rendere fluido il passaggio di armi e militari, per operazioni militari congiunte, consumate in tutti i lati del globo. Il dibattito che proponiamo è finalizzato alla costruzione di possibilità concrete per interrompere questa catena della guerra a partire dai nostri territori, spezzando le traiettorie di questo hub della logistica bellica attraverso la creazione di reti efficaci che cooperino attivamente contro la devastazione. Sta a noi bloccare questo sistema che alimenta conflitti globali sottraendo risorse vitali ai bisogni delle comunità.
Di questo vorremmo discutere nella seconda giornata del campeggio No Base, sabato 6 settembre dalle 15.30 consapevoli che il nostro No si inserisce in una lotta più grande che è quella contro la guerra globale.
DOM 7 SETTEMBRE
ORE 10.00 – DIBATTITO: Territori in lotta nella guerra globale: dibattito con la giornalista Futura D’Aprile, Movimento No Tav, Movimento No Ponte e percorso “Guerra alla Guerra”
L’escalation bellica globale porta con sé un’economia di guerra feroce, visibile in molte forme. Riarmo europeo, riconversione industriale civile-militare, crescita della spesa militare al 5% del PIL sono le sue facce più esplicite e minacciose. La sua aggressione si esprime sui territori sottraendo risorse dai bisogni sociali reali, imponendo infrastrutture come la nuova Base Militare, impoverendo la popolazione di possibilità economiche, culturali, sociali, schiacciando gli spazi di decisionalità delle comunità tramite disciplinamento e ricatto.
L’Italia e le isole sono costellate di infrastrutture militari, energetiche, logistiche per integrare aree di territorio e connettere armi, mezzi, persone, energia, denaro: centinaia di “zone di sacrificio” ci rendono una piattaforma della guerra globale sul Mediterraneo e sono l’altra faccia degli interessi militari, estrattivi e industriali che il nostro Paese interpreta nelle missioni all’estero, dall’Ucraina al Medio Oriente, nella complicità diretta con il genocidio in Palestina, nel supportare il ritorno al nucleare, nei rifornimenti di armi che fornisce a tutto il mondo.
Le “zone di sacrificio” sono anche il luogo della resistenza e del potenziale riscatto da questo avvitamento militarista, territori in cui scoprire che ostacolare la guerra dal basso e immaginare un’economia di pace è possibile. Per questo vi invitiamo al dibattito di domenica 7 settembre al Presidio di Pace “Tre Pini” nell’ambito del Campeggio No Base: dallo scenario globale, alle prospettive di lotta territoriali, a partire anche dal processo di Guerra alla Guerra, vogliamo confrontarci su come mettere in discussione questo sistema di economia di guerra e individuare concretamente delle alternative, fondate sui bisogni delle comunità. Sarà uno spazio aperto per mettere in dialogo le lotte, immaginare e arricchire le diverse prospettive di mobilitazione contro la guerra, discutere di cosa significa la pace sui territori e come costruirla unendo le nostre idee e le nostre forze.
Durante questa lunga estate stiamo organizzando e partecipando a iniziative contro la guerra nel nostro territorio e in molti altri, incontrando comunità che si oppongono alla militarizzazione del loro territorio, lavoratorə che rifiutano di mettere le proprie braccia a servizio della guerra, lotte contro nuove infrastrutture, connesse – più o meno direttamente – alla guerra.
Mentre crescono le connessioni tra le nostre lotte, sentiamo l’urgenza di continuare ad organizzarci insieme in un nuovo campeggio al Presidio di pace “Tre Pini”, per trasformare il diffuso rifiuto della base militare e della guerra in opposizione concreta. Dal genocidio in Palestina al riarmo globale, dalla costruzione della base alla devastazione di boschi e terre, il segnale che arriva è chiaro: la società deve adeguarsi alla guerra e alla militarizzazione della vita in ogni suo aspetto. I nostri obiettivi allora diventano ancora più centrali: ritrovarci insieme per fermare la nuova base militare per GIS e Tuscania, è una possibilità concreta per bloccare l’ingranaggio della guerra e costruire alternative concrete per il territorio, in una prospettiva di Pace reale.
Le ragioni di un campeggio al Presidio di Pace dei “Tre Pini”
Per questo, dal 5 al 7 settembre, lanciamo un campeggio territoriale di fronte alle reti del centro militare CISAM, all’interno del Parco Regionale di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli, nel Presidio di Pace dei “Tre Pini” a cui abbiamo dato vita oramai due anni fa, e che crediamo debba sempre più diventare il presidio di tutta la cittadinanza che pretende la pace e un ambiente sano in cui vivere. Un Presidio nel cuore di un Parco protetto, ma invaso dalle basi e minacciato da ulteriore disboscamento, cementificazione e deregolamentazione.
Proprio per questo, è importante riunirci qui per vedere con i nostri occhi la violenza e la pervasività della militarizzazione ma anche per conoscere la bellezza e la ricchezza di questo Parco, dandoci insieme la forza di difenderlo fino all’ultimo filo d’erba e liberarlo dalla guerra.
Da Pisa a Pontedera, così come in tutta la Toscana, le istituzioni sacrificano i territori alla militarizzazione, alla nocività, alla devastazione: è importante capire come ciò che accade nel mondo sia davanti e in mezzo a noi e che da qui, insieme, possiamo fermarli e cambiare le cose.
Il campeggio per costruire comunità, lotta e alternativa
Le giornate saranno ricche di workshop, dibattiti, cibo, musica, socialità, attivazione: dalla mattina alla sera sotto l’ombra della pineta e nei sentieri; E dalla sera alla mattina, con le tende che pianteremo per dormire, mangiare e vivere insieme, rafforzando il senso di comunità che ci unisce, nella varietà di idee e motivazioni che ci spingono ad agire, ma con un solo obiettivo comune: fermare la base.
Molti saranno i temi su cui confrontarsi e organizzarsi. Vogliamo dare seguito alle parole “Nessuna base per nessuna guerra!” e approfondire il legame tra base militare, guerra globale e un’economia che si abbatte con violenza sui territori, cercando prospettive di pace che siano contrasto attivo alle forme in cui la guerra si materializza nelle nostre vite. Con l’ottica di discutere di guerra per bloccare gli anelli della catena e i flussi su cui questa si fonda, vogliamo dare centralità alla discussione sulla funzione che l’hub militare che si estende dalla costa di Livorno sino a La Spezia gioca nell’attuale escalation. Al contempo, vogliamo esplorare le alternative possibili per un’economia di pace a partire dalla conoscenza e la difesa del Parco, ritrovandoci con tuttə coloro che ne hanno a cuore la storia e desiderano come noi un Parco per la comunità e non per basi militari ed eserciti.
Con queste motivazioni e obiettivi, invitiamo tuttə coloro che non si arrendono alla guerra e alla devastazione del territorio, a partecipare al Campeggio No Base, piantare la propria tenda, contribuire agli scambi e ai dibattiti, portare le proprie idee. Fermiamo la base, blocchiamo la guerra, costruiamo la pace dai nostri territori: tuttə possiamo fare qualcosa, insieme possiamo fermarla!
Nella conferenza stampa di questa settimana abbiamo denunciato la nuova, ennesima, manovra per aggirare la legge e accelerare l’avviamento dei lavori per la nuova base militare. Nel nuovo DL Infrastrutture leggiamo emendamenti che sanciscono la possibilità di fatto di bypassare la Valutazione di Impatto Ambientale per progetti strategici per la difesa nazionale.
Il Governo accelera i tempi per rendere opache le decisioni e raggiungere il proprio obiettivo funzionale alle guerre in corso e a quelle che verranno. Questo ci dà la misura di quanto poco significato abbia la “democrazia” in tempo di guerra. Dà la misura anche, della paura che attraversa i Palazzi di affrontare il problema di una popolazione che vuole affermare il proprio NO: il segreto e il dispotismo sono la loro soluzione, perchè il rischio di decidere insieme significa tenere conto del fatto che nessun vuole nuove basi e altra guerra nel proprio territorio.
La nostra idea di decisionalità è differente e vogliamo dimostrarlo: unitə possiamo fermare questo progetto e costituire un ostacolo concreto alla militarizzazione e alla guerra globale, per dare alla pace il significato di democrazia, difesa dell’ambiente, spesa sociale, liberazione dal pericolo che la militarizzazione rappresenta per la società e il mondo.
Per questo l’estate no base sarà ricca di appuntamenti e iniziative, nella promozione degli obiettivi del Decalogo No Base, per la preparazione del campeggio del 5-6-7 settembre in cui potremo discutere e organizzarci, vivere il Parco, impararne la cura e la difesa, costruire insieme la lotta perchè il territorio possa dimostrare che conta: impedire questo progetto, difendere il nostro Parco e i nostri campi, stabilire che la democrazia è un diritto da conquistare per decidere insieme le sorti del nostro territorio.
Di seguito una radiointervista al movimento no base che presenta il quadro della situazione
Le pagine di giornarli uscite a seguito della conferenza
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Il comunicato stampa del Movimento
DL INFRASTRUTTURE: ancora emendamenti per accelerare le opere di difesa nazionale e aggirare ogni vincolo ambientale. Il governo accelera sulla base militare di Pisa e Pontedera.
In questi ultimi mesi il Movimento No Base ha lavorato su un piano di azioni per rilanciare la lotta sul territorio contro la Base e contro la cultura bellicista di questo governo.
Al primo punto del decalogo definito collettivamente abbiamo messo ”Trasparenza sulla documentazione del progetto”. E proprio in queste ore il Governo Meloni si appresta a realizzare un nuovo colpo di mano per limitare le azioni di controllo sulla militarizzazione dei territori.
Infatti è ora in corso alla camera dei deputati del parlamento, la votazione sulla fiducia per la conversione in legge del D.L. 73/2025 recante Misure urgenti per garantire la continuità nella realizzazione di infrastrutture strategiche e nella gestione di contratti pubblici. Il così detto DL infrastrutture, esattamente come l’anno passato, nasconde modi per accelerare e semplificare le procedure per nuove infrastrutture di guerra nel nostro paese dando via libera alla devastazione ambientale, senza più controllo o valutazione d’impatto.
Dalla presentazione del Decreto, Governo e maggioranza hanno aspettato gli ultimi giorni per presentare alcuni emendamenti che agevolano la realizzazione delle infrastrutture militari, e finanziano le opere con centinaia di milioni di euro che si aggiungono ai miliardi che il nostro paese già investe sulla spesa militare.
In particolare nella seduta del 3 luglio il Governo ha depositato un emendamento che aggiunge un articolo “Disposizioni urgenti in materia di valutazione ambientale relativa a progetti o parti di progetti aventi quale unico scopo la difesa nazionale”.
L’emendamento interviene sul DL n.152 del 3 aprile 2016 che disciplina le procedure per la valutazione dell’impatto ambientale e in particolare sull’art. 6 comma 10 che prevede che “Ministro dell’ambiente e dei Beni culturali possano escludere, valutando caso per caso, alcune opere dalla VIA, nel caso in cui siano opere di difesa nazionale e nel caso in cui la VIA possa compromettere la realizzazione delle stesse”. Con questo emendamento il Ministero dell’ Ambiente è costretto ad emettere questo decreto di esclusione entro 30 giorni da quando il Ministro della Difesa ha dichiarato l’opera di interesse strategico nazionale.
Viene definito in maniera inequivocabile l’ordine delle priorità per cui l’interesse militare e della difesa diventa preminente rispetto alla tutela del patrimonio ambientale.
Questo è confermato anche dalle indicazioni temporali sui tempi di risposta che sono brevissimi, se si pensa all’elevato grado di complessità e il rilevante impatto sul tessuto sociale che caratterizza questo tipo di opere. D’altronde in uno stato di guerra i tempi di scelta e decisione democratica e valutazione devono essere pressoché annullati, come la trasparenza sulle opere che si intendono realizzare.
Completa e rende ancora più preoccupante il quadro, l’emendamento presentato da Chiesa Paola Maria – parlamentare in quota Fratelli d’Italia- che chiede di aggiungere un articolo su “Disposizioni urgenti in materia di infrastrutture ferroviarie e di edilizia giudiziaria, penitenziaria e della difesa nazionale” che va a modificare la legge 29 luglio 2021, n. 108 (Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure) in particolare all’articolo 53-bis (Disposizioni urgenti in materia di infrastrutture ferroviarie e di edilizia giudiziaria e penitenziaria ), aggiunge il comma 1-quinquies: “Per la realizzazione delle opere dell’Arma dei carabinieri destinate alla difesa nazionale, cui si applicano anche le misure di semplificazione procedurale previste dall’articolo 44 del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108, ferme restando le quote di finanziamento attualmente disponibili, l’Agenzia del demanio è autorizzata a mettere a disposizione le risorse previste a legislazione vigente per gli investimenti di competenza pari a 100 milioni di euro e ad apportare le necessarie modifiche ai relativi piani degli investimenti”.
Questi chiamano chiaramente in causa il progetto della nuova sede dei reparti speciali dei carabinieri che si vuole realizzare nel nostro territorio che è indicata come opera “nazionalmente strategica per la difesa” a partire dal decreto del governo Draghi a Gennaio del 2022.
Se con il primo emendamento si bypassano i controlli di impatto ambientale sul progetto previsto proprio all’interno di un Parco Naturale di San Rossore e nell’area agricola di Pontedera, con il secondo emendamento l’ Agenzia del demanio potrebbe finanziare con 100 milioni di euro l’avvio dei lavori alla base del Cisam. Ancora una volta si prevede la possibilità di aumentare la spesa per infrastrutture militari indirettamente, sottraendo risorse economiche destinate all’economia civile, all’interesse generale della cittadinanza per finanziare opere di guerra e devastare l’ambiente.
Come Movimento no Base denunciamo con forza questa azione che avrà un impatto diretto sul nostro territorio, ma sostanzialmente segna il passo di un accelerazione per cui la grande opera militare diventa il faro guida dell’azione politica del governo Meloni e che quindi avrà effetto su tante altre realtà territoriali in lotta a partire da chi difende il territorio sullo Stretto di Messina, ma non solo.
Rilanciamo il piano di azioni di questa estate verso il campeggio No Base del 5-6-7 Settembre. In questi giorni apriamo altri 2 punti No Base a Calci e Viareggio, saremo in tour sulla costa adriatica per presentare l’opuscolo “Insieme possiamo fermarla” e naturlamente parteciperemo alle iniziative territoriali contro il riarmo, la guerra e il genocidio e a favore dell’economia di Pace e della transizione ecologica. Dal sostegno al Collettivo di fabbrica GKN ai presidi contro la base americana di Camp Darby.
A Pisa, prossimo appuntamento la presentazione del libro “Diario di un Disertore” martedì 15 in largo Ciro Menotti, come segno della nostra ferrea volontà di disertare la guerra a 360 gradi.