La disumanizzazione degli “aiuti umanitari” a Gaza: l’Italia coopera alla “soluzione finale” di Netanyahu

La disumanizzazione degli “aiuti umanitari” a Gaza: l’Italia coopera alla “soluzione finale” di Netanyahu

Riportiamo qui sotto un recente post di Antonio Mazzeo, giornalista e attivista antimilitarista siciliano, membro dell’equipaggio Handala della Freedom Flotilla per Gaza. La distopica campagna propagandistica di invio di “aiuti umanitari” da parte di Israele, che nelle ultime ore ha prodotto diverse morti a Gaza, dimostra ancora una volta il sostegno totale dell’Italia ai piani genocidari israeliani. In prima linea, al fianco delle forze armate israeliane, si trovano infatti i reparti italiani e, in particolar modo, la 46^ brigata aerea di Pisa. Questa notizia purtroppo non stupisce ma conferma, invece, la strategicità dell’hub militare pisano negli scenari bellici attualmente in corso. Mentre l’Italia assume ruoli sempre più centrali nello scenario genocidario in Palestina e nei conflitti a livello globale, diviene sempre più necessaria la ferma resistenza sul nostro territorio alla militarizzazione e ancor più impellente la responsabilità di fermare la base per fermare la guerra, il genocidio, il riarmo a partire da qui.
Per questo motivo rilanciamo il campeggio no base del 5-6-7 settembre al presidio di pace “tre pini” a San Piero a Grado, un’occasione in cui approfondire il ruolo dell’hub militare toscano nella guerra globale e organizzare le possibili forme di ribellione a difesa del nostro territorio, per bloccare gli anelli della catena della guerra.


Durante la conferenza stampa in cui il premier genocida israeliano Benjamin Netanyahu ha spiegato come il piano di occupazione militare e deportazione da Gaza City di oltre un milione di abitanti preveda pure “la creazione di corridoi sicuri per la distribuzione degli aiuti umanitari, l’aumento del numero di punti di distribuzione sicuri gestiti dai contractor militari-privati USA-Israel e un maggior numero di lanci aerei da parte delle forze israeliane e di altri partner”.

Paracadutare gli “aiuti” da velivoli da guerra è l’ennesimo atto di disumanizzazione dell'”intervento umanitario”, vergognosamente costoso, pericoloso e soprattutto funzionale ad accrescere le tensioni e il caos tra la popolazione di Gaza e, di conseguenza, i “tiri al bersaglio” contro chi tenta di appropriarsi dei “doni” piovuti dal cielo.

Dal 9 agosto anche l’Aeronautica Militare italiana ha avviato i lanci degli aiuti dai C-130 della 46^ brigata aerea di Pisa. “Solidarity Path Operation” è il nome dato alla missione: i velivoli italiani decollano da una base militare della Giordania per poi raggiungere la Striscia di Gaza e “liberarsi” dei “carichi di generi di prima necessità destinati alle aree più isolate e difficilmente raggiungibili”, così come riporta l’ufficio stampa del Ministero della Difesa.

I lanci vengono effettuati unitamente ad altri velivoli di Giordania, Emirati Arabi Uniti, Germania, Francia, Belgio e Olanda.

Dopo il sostegno a 360 gradi ai crimini di Israele contro la popolazione palestinese, l’Italia si piega all’ignobile campagna di sterminio per fame degli abitanti di Gaza, anch’essa funzionale alla loro deportazione ed espulsione. Con detestabile ipocrisia si parla di “aiuti”, mentre nulla viene fatto per imporre ad Israele il rispetto del diritto internazionale umanitario, l’apertura dei valichi della Striscia ai camion che tarsportano viveri e medicinali e la fine del blocco navale militare della Marina di Tel Aviv nelle acque nazionali della Palestina (si vedano gli arrembaggi e i sequestri delle imbarcazioni della Freedom Flotilla).

I “paracadutaggi” degli aiuti vengono filmati a fini di propaganda e legittimazione dellì’occupazione israeliana di Gaza. Quella che era fino al 7 ottobre 2023 la più grande prigione a cielo aperto del mondo è stata trasformata in un immenso lager di sofferenze e morte. Adesso, grazie ai lanci militari di pochissime scatolette di alimenti, Gaza è ulteriormente brutalizzata e disumanizzata e resa simile più simile ad una “gabbia-zoo”. Anche di queste nefandezze un giorno tutte e tutti dovremo risponderne di fronte ai nostri figli e nipoti.

IL GOVERNO TENTA DI SOPPIATTO L’ENNESIMA ACCELERATA BELLICISTA, IL MOVIMENTO NO BASE LO SMASCHERA E RILANCIA L’ESTATE DI MOBILITAZIONE

IL GOVERNO TENTA DI SOPPIATTO L’ENNESIMA ACCELERATA BELLICISTA, IL MOVIMENTO NO BASE LO SMASCHERA E RILANCIA L’ESTATE DI MOBILITAZIONE

Nella conferenza stampa di questa settimana abbiamo denunciato la nuova, ennesima, manovra per aggirare la legge e accelerare l’avviamento dei lavori per la nuova base militare.
Nel nuovo DL Infrastrutture leggiamo emendamenti che sanciscono la possibilità di fatto di bypassare la Valutazione di Impatto Ambientale per progetti strategici per la difesa nazionale.

Il Governo accelera i tempi per rendere opache le decisioni e raggiungere il proprio obiettivo funzionale alle guerre in corso e a quelle che verranno. Questo ci dà la misura di quanto poco significato abbia la “democrazia” in tempo di guerra. Dà la misura anche, della paura che attraversa i Palazzi di affrontare il problema di una popolazione che vuole affermare il proprio NO: il segreto e il dispotismo sono la loro soluzione, perchè il rischio di decidere insieme significa tenere conto del fatto che nessun vuole nuove basi e altra guerra nel proprio territorio.

La nostra idea di decisionalità è differente e vogliamo dimostrarlo: unitə possiamo fermare questo progetto e costituire un ostacolo concreto alla militarizzazione e alla guerra globale, per dare alla pace il significato di democrazia, difesa dell’ambiente, spesa sociale, liberazione dal pericolo che la militarizzazione rappresenta per la società e il mondo.

Per questo l’estate no base sarà ricca di appuntamenti e iniziative, nella promozione degli obiettivi del Decalogo No Base, per la preparazione del campeggio del 5-6-7 settembre in cui potremo discutere e organizzarci, vivere il Parco, impararne la cura e la difesa, costruire insieme la lotta perchè il territorio possa dimostrare che conta: impedire questo progetto, difendere il nostro Parco e i nostri campi, stabilire che la democrazia è un diritto da conquistare per decidere insieme le sorti del nostro territorio.

Di seguito una radiointervista al movimento no base che presenta il quadro della situazione

Le pagine di giornarli uscite a seguito della conferenza

Il comunicato stampa del Movimento

DL INFRASTRUTTURE: ancora emendamenti per accelerare le opere di difesa nazionale e aggirare ogni vincolo ambientale. Il governo accelera sulla base militare di Pisa e Pontedera. 

In questi ultimi mesi il Movimento No Base ha lavorato su un piano di azioni per rilanciare la lotta sul territorio contro la Base e contro la cultura bellicista di questo governo.

Al primo punto del decalogo definito collettivamente abbiamo messo ”Trasparenza sulla documentazione del progetto”. E proprio in queste ore il Governo Meloni si appresta a realizzare un nuovo colpo di mano per limitare le azioni di controllo sulla militarizzazione dei territori.

Infatti è ora in corso alla camera dei deputati del parlamento, la votazione sulla fiducia per la conversione in legge del  D.L. 73/2025 recante Misure urgenti per garantire la continuità nella realizzazione di infrastrutture strategiche e nella gestione di contratti pubblici. Il così detto DL infrastrutture, esattamente come l’anno passato,  nasconde modi per accelerare e semplificare le procedure per nuove infrastrutture di guerra nel nostro paese dando via libera alla devastazione ambientale, senza più controllo o valutazione d’impatto.

Dalla presentazione del Decreto, Governo e maggioranza hanno aspettato gli ultimi giorni per presentare alcuni emendamenti che agevolano la realizzazione delle infrastrutture militari, e finanziano le opere con centinaia di milioni di euro che si aggiungono ai miliardi che il nostro paese già investe sulla spesa militare.

In particolare nella seduta del 3 luglio il Governo ha depositato un emendamento che aggiunge un articolo “Disposizioni urgenti in materia di valutazione ambientale relativa a progetti o parti di progetti aventi quale unico scopo la difesa nazionale”.  

L’emendamento interviene sul DL n.152 del 3 aprile 2016 che disciplina le procedure per la valutazione dell’impatto ambientale e in particolare sull’art. 6 comma 10 che prevede che “Ministro dell’ambiente e dei Beni culturali possano escludere, valutando caso per caso, alcune opere dalla VIA, nel caso in cui siano opere di difesa nazionale e nel caso in cui la VIA possa compromettere la realizzazione delle stesse”. Con questo emendamento il Ministero dell’ Ambiente è costretto ad emettere questo decreto di esclusione entro 30 giorni da quando il Ministro della Difesa ha dichiarato l’opera di interesse strategico nazionale.

Viene definito in maniera inequivocabile l’ordine delle priorità per cui  l’interesse militare e della difesa diventa preminente rispetto alla tutela del patrimonio ambientale.

Questo è confermato anche dalle indicazioni temporali sui tempi di risposta che sono brevissimi, se si pensa all’elevato grado di complessità e il rilevante impatto sul tessuto sociale che caratterizza questo tipo di opere. D’altronde in uno stato di guerra i tempi di scelta e decisione democratica e valutazione devono essere pressoché annullati, come la trasparenza sulle opere che si intendono realizzare.

Completa e rende ancora più preoccupante il quadro, l’emendamento presentato da Chiesa Paola Maria – parlamentare in quota Fratelli d’Italia- che chiede di aggiungere un articolo su “Disposizioni urgenti in materia di infrastrutture ferroviarie e di edilizia giudiziaria, penitenziaria e della difesa nazionale” che va a modificare la legge 29 luglio 2021, n. 108 (Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure) in particolare all’articolo 53-bis (Disposizioni urgenti in materia di infrastrutture ferroviarie e di edilizia giudiziaria e penitenziaria ), aggiunge il comma 1-quinquies: “Per la realizzazione delle opere dell’Arma dei carabinieri destinate alla difesa nazionale, cui si applicano anche le misure di semplificazione procedurale previste dall’articolo 44 del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2021, n. 108, ferme restando le quote di finanziamento attualmente disponibili, l’Agenzia del demanio è autorizzata a mettere a disposizione le risorse previste a legislazione vigente per gli investimenti di competenza pari a 100 milioni di euro e ad apportare le necessarie modifiche ai relativi piani degli investimenti”.

Questi chiamano chiaramente in causa il progetto della nuova sede dei reparti speciali dei carabinieri che si vuole realizzare nel nostro territorio che è indicata come opera “nazionalmente strategica per la difesa” a partire  dal decreto del governo Draghi a Gennaio del 2022.

Se con il primo emendamento si bypassano i controlli di impatto ambientale sul progetto previsto proprio all’interno di un Parco Naturale di San Rossore e nell’area agricola di Pontedera, con il secondo emendamento l’ Agenzia del demanio potrebbe finanziare con 100 milioni di euro l’avvio dei lavori alla base del Cisam. Ancora una volta si prevede la possibilità di aumentare la spesa per infrastrutture militari indirettamente, sottraendo risorse economiche destinate all’economia civile, all’interesse generale della cittadinanza per finanziare opere di guerra e devastare l’ambiente.

Come Movimento no Base denunciamo con forza questa azione che avrà un impatto diretto sul nostro territorio, ma sostanzialmente segna il passo di un accelerazione per cui la grande opera militare diventa il faro guida dell’azione politica del governo Meloni e che quindi avrà effetto su tante altre realtà territoriali in lotta a partire da chi difende il territorio sullo Stretto di Messina, ma non solo.

Rilanciamo il piano di azioni di questa estate verso il campeggio No Base del 5-6-7 Settembre. In questi giorni apriamo altri 2 punti No Base a Calci e Viareggio, saremo in tour sulla costa adriatica per presentare l’opuscolo “Insieme possiamo fermarla” e naturlamente parteciperemo alle iniziative territoriali contro il riarmo, la guerra e il genocidio e a favore dell’economia di Pace e della transizione ecologica. Dal sostegno al Collettivo di fabbrica GKN ai presidi contro la base americana di Camp Darby.

A Pisa, prossimo appuntamento la presentazione del libro “Diario di un Disertore” martedì 15 in largo Ciro Menotti, come segno della nostra ferrea volontà di disertare la guerra a 360 gradi.

HUB MILITARI E ESCALATION GLOBALE: UNA MINACCIA PER IL MONDO, UNA MINACCIA PER IL NOSTRO TERRITORIO

HUB MILITARI E ESCALATION GLOBALE: UNA MINACCIA PER IL MONDO, UNA MINACCIA PER IL NOSTRO TERRITORIO

Nella corsa al riarmo e all’escalation bellica di questi giorni vediamo con sempre più chiarezza le implicazioni e le minacce di abitare un territorio occupato da decine di basi e infrastrutture militari: quotidianamente aerei militari e droni solcano i nostri cieli, la logistica militare aggredisce e colonizza il territorio e i suoi servizi, si investe in nuove infrastrutture, come la base militare per GIS e Tuscania o la nuova aviorimessa nell’aeroporto militare.

Pochi giorni fa, in occasione dell’aggressione USA all’Iran, il Ministro degli Esteri Tajani ha stabilito l’allerta massima per le basi militari USA presenti in territorio italiano, considerate obiettivi sensibili. Tra queste c’è Camp Darby, il più grande deposito statunitense di munizioni in Europa, collocato tra Pisa e Livorno. Questa base occupa il Parco Naturale di San Rossore dal 1951 ed è al centro di funzioni logistiche, strategiche e di intelligence dell’esercito statunitense, presente in Italia con 12.000 effettivi.

L’allerta su Camp Darby non è un fatto isolato nell’Hub militare pisano-livornese: dal 10 al 20 giugno le ferrovie statali hanno parzialmente chiuso la tratta Pisa-Livorno a causa di lavori di potenziamento dei binari del Tombolo, snodo strategico per la logistica militare: proprio a Camp Darby, infatti, transitano uomini, mezzi, esplosivi, munizioni che tramite la ferrovia e il canale dei Navicelli possono spostarsi dal porto di Livorno all’aeroporto di Pisa.

Di questi stessi giorni è la denuncia dei portuali livornesi su nuovi carichi di materiale bellico dell’esercito italiano arrivato con la nave Capucine lunedì 23 giugno, a cui si aggiunge un carico di jeep lanciagranate individuato il 12 maggio e proveniente da esercitazioni della NATO in Nord Africa e Medio Oriente. Una logistica intensa e in aumento con la costruzione della nuova Darsena; una logistica opaca, di cui vediamo solo ciò che la popolazione, il monitoraggio attivo, l’intervento delləlavoratorə consentono di scoprire. 

Come suggeriscono le ipocrite preoccupazioni dei nostri governanti, basi e infrastrutture militari significano mirini, luoghi sensibili per guerre che non decidiamo e che non vogliamo. Mentre si corre al riarmo e la spesa militare viene “adeguata” al 5% del PIL secondo i dettami NATO, mentre il Governo prepara l’istituzione di migliaia di riservisti, il nostro territorio si costella di bersagli nel pieno di aree abitate: come a dire “armiamoci e partite!”

L’aeroporto militare di Pisa, infatti, integra l’aeroporto civile ed è prossimo ai quartieri di San Marco e San Giusto; Camp Darby, COMFOSE, CISAM sono a pochi passi da paesi, nel cuore del Parco Naturale; il canale dei Navicelli attraversa Porta a Mare, così come la già citata ferrovia del Tombolo percorre l’hinterland livornese e pisano. 

La nuova base militare è destinata a forze speciali dell’esercito impegnate in missioni militari all’estero e funzionali al rafforzamento e all’integrazione di questo stesso Hub. Costituisce un ulteriore sacrificio del nostro territorio, un incremento della minaccia per chi lo abita e per un mondo intero sempre più avvitato nell’escalation. Da Livorno a Pisa, infrastrutture e aree civili sono una “polveriera” in cui esplosivi e munizioni transitano o sono stoccati senza alcun livello di democrazia o trasparenza e in una profonda integrazione dual use della logistica civile con quella militare. Una sicurezza effettiva dei territori non solo non passa dalla militarizzazione, ma deve implicarne la fine. Implica la liberazione da queste attività e infrastrutture, non nuove grandi opere; la prevenzione idrogeologica curando i territori, non cementificando; l’investimento nei servizi necessari alla popolazione, non la servitù delle infrastrutture civili a scopi militari; la democrazia e la decisionalità delle comunità e della cittadinanza, non il segreto degli apparati militari e politici. L’impegno per la pace per noi significa questa lotta concreta e quotidiana, in cui ciascunə e insieme possiamo fare la nostra parte.
Ora più che mai, nel cuore della guerra globale, organizzarci e agire per bloccare la nuova base rappresenta un ostacolo concreto alle guerre, all’arruolamento, ai genocidi.
A maggior ragione l’estate no base diventa una importante opportunità di costruzione e lotta. Insieme ci prepariamo a tempi in cui l’attenzione dovrà essere sempre più alta, le nostre voci sempre più forti e numerose, per portare un no chiaro a questa spirale di guerra mortifera in cui vorrebbero precipitarci.
Fermarla è possibile ed è la soluzione, di fronte alla minaccia per noi e per il mondo!

L’Hub militare Pisa-Livorno: la nuova aviorimessa un altro tassello verso la guerra 

L’Hub militare Pisa-Livorno: la nuova aviorimessa un altro tassello verso la guerra 

43 milioni per un hangar militare: continua il potenziamento dell’apparato bellico sul nostro territorio

Una nuova, mastodontica aviorimessa sta per sorgere all’aeroporto militare di Pisa. Non si tratta di un intervento isolato, ma del tassello più recente di un silenzioso ma profondo processo di militarizzazione che sta ridisegnando l’intera area tra Pisa e Livorno, consolidandola come uno dei principali poli militari-industriali d’Europa. Un processo che vede coinvolti non solo l’aeroporto militare ma anche strutture come il CISAM, centro di addestramento e ricerca per le forze armate, e che incontra la resistenza di movimenti per il disarmo e la smilitarizzazione del territorio.

Aeroporto militare di Pisa

Il Ministero della Difesa ha stanziato circa 43 milioni di euro per la costruzione di un hangar di manutenzione destinato ai velivoli strategici C-130J e C27J presso l’aeroporto militare di Pisa. L’appalto, finanziato interamente attraverso il bilancio della Difesa con una base d’asta superiore ai 40 milioni, prevede una struttura all’avanguardia che potenzierà significativamente le capacità operative dello scalo militare.

Questi aerei da trasporto tattico rappresentano asset fondamentali per la logistica militare italiana e per le operazioni NATO, confermando come l’aviorimessa non sia semplicemente un’infrastruttura di servizio, ma un potenziamento strategico con implicazioni che vanno ben oltre il contesto locale. 

Un sistema militare integrato

L’aviorimessa si inserisce in un sistema militare-industriale molto più ampio, al cui centro si trova Camp Darby, il più grande arsenale militare americano fuori dagli USA. Con un deposito di oltre 125.000 metri quadri che ospita migliaia di mezzi corazzati, artiglieria, munizioni e materiale bellico di ogni tipo, questa base rappresenta un hub logistico cruciale per le operazioni militari americane nel Mediterraneo, in Africa e in Medio Oriente. A questo si aggiunge la nuova base al  CISAM, centro di formazione, addestramento e ricerca militare che completa il quadro del dispositivo bellico nell’area.

Intorno a questo Hub militare e alla nuova aviorimessa, negli ultimi anni è stato sviluppato un sistema integrato di infrastrutture strategiche. La linea ferroviaria di Tombolo, di cui si ha notizia di un investimento di circa 40 milioni di euro (25 milioni dal governo italiano e 15 milioni dal Dipartimento della Difesa USA, cifra che comunque potrebbe essere a ribasso), sta realizzando il nuovo raccordo ferroviario che collega direttamente Camp Darby alla rete ferroviaria nazionale, incluso un ponte mobile sui Navicelli e nuovi binari dedicati esclusivamente al trasporto di materiale bellico.

Giani inaugurazione Darsena Europa

Le vie d’acqua sono state potenziate con l’ampliamento del Canale dei Navicelli, attraverso il consolidamento statico degli argini del canale, la riqualificazione completa del palancolato dalla foce dello scolmatore fino alla darsena di Camp Darby e la riapertura della banchina “tombolo Dock” finalizzata a potenziare il trasporto di armi e mezzi militari su chiatte in entrata e in uscita dalla base, per migliorare il collegamento diretto tra il porto di Livorno e Camp Darby (interventi dai costi complessivi non conosciuti in quanto il piano è secretato per motivi militari).
Proprio pochi giorni fa è stata posata la prima pietra della Darsena Europa alla presenza del Presidente della Regione Toscana Giani, con un investimento complessivo che tra lavori e spese di sicurezza ha raggiunto, ad ora, la cifra di 550 milioni di euro, cento milioni in più rispetto all’importo originario. Benché presentata come opera di potenziamento commerciale, la sua vicinanza strategica agli stabilimenti WASS e la collocazione all’interno del sistema logistico militare solleva interrogativi sulla sua effettiva finalità prioritaria.

La connessione tra porto, aeroporto e basi militari tramite ferrovia e canali navigabili conferisce all’area una flessibilità logistica di primaria importanza per le operazioni militari congiunte, mentre crescono le proteste dei movimenti per il disarmo che chiedono la riconversione di queste infrastrutture a fini civili e sociali.

L’industria bellica sul territorio: Leonardo-WASS

Un altro tassello fondamentale di questo ecosistema militare è rappresentato dalle industrie belliche presenti sul territorio. Leonardo S.p.A., colosso italiano della difesa partecipato dal Ministero dell’Economia, ha una significativa presenza in Toscana con diverse divisioni operative. Di particolare rilevanza è WASS (Whitehead Alenia Sistemi Subacquei), di recente parte di Leonardo Divisione Sistemi di Difesa, con sede a Livorno.

Questo stabilimento, strategicamente posizionato a pochi chilometri dalla Darsena Europa in via di realizzazione, è specializzato nella progettazione e produzione di siluri pesanti e leggeri, sistemi di contromisure e altri armamenti navali avanzati, la cui movimentazione sarà facilitata dalle nuove infrastrutture portuali. I sistemi d’arma prodotti da WASS, come il siluro pesante Black Shark e il siluro leggero MU90, sono considerati tra i più sofisticati al mondo.

Impatti sul territorio e resistenza locale

La crescente militarizzazione comporta anche significativi impatti ambientali. Le nuove infrastrutture, tra cui la linea ferroviaria di Tombolo e ora l’aviorimessa, richiedono cementificazioni e opere invasive che minacciano l’ecosistema del Parco di San Rossore-Migliarino-Massaciuccoli da più lati. Il ponte mobile sui Navicelli e le nuove strutture di collegamento hanno già comportato deforestazioni e alterazioni significative del territorio terrestre e marino.

Di fronte a questa trasformazioni, abbiamo ampliato la nostra battaglia contro l’intera infrastruttura militare nell’area pisana, consapevoli che la nuova Base del Tuscania abbia un ruolo centrale.
Con manifestazioni, presidi e iniziative di sensibilizzazione, il movimento ha portato alla luce i costi economici, sociali e ambientali di questi progetti, sfidando la narrazione ufficiale e proponendo alternative di utilizzo del territorio. Le nostre rivendicazioni si uniscono a quelle di altri movimenti per il disarmo e la smilitarizzazione che in tutta Italia si oppongono alla crescita delle spese militari e alla proliferazione delle basi NATO.

Oltre la narrazione ufficiale

Gli interventi infrastrutturali, dalla nuova aviorimessa alla linea ferroviaria di Tombolo, vengono presentati spesso come miglioramenti logistici necessari o come opportunità di sviluppo economico e occupazionale. In realtà, rafforzano in modo significativo la capacità operativa dell’intero apparato militare e industriale bellico della zona. Un modello di sviluppo fondato su basi militari, arsenali di armi, industrie della difesa e infrastrutture logistiche per operazioni belliche rischia di assecondare un sistema che alimenta conflitti globali sottraendo risorse vitali ai bisogni delle comunità locali.
Mentre sindaci e governatori sventolano bandiere arcobaleno per la “pace”, firmano accordi per nuovi hangar militari e basi NATO. La stessa Regione che organizza marce per la nonviolenza stanzia milioni per infrastrutture belliche, mentre scuole e ospedali cadono a pezzi. Questa è la doppia morale di chi predica la pace mentre trasforma il nostro territorio in una piattaforma di guerra globale

Il caso della nuova aviorimessa di Pisa, insieme al potenziamento di Camp Darby, del CISAM, degli stabilimenti Leonardo-WASS e delle infrastrutture circostanti, deve stimolare un dibattito aperto all’interno della comunità. Con un investimento complessivo che supera il miliardo di euro di fondi pubblici per le infrastrutture, è legittimo opporsi al modello di sviluppo imposto sul nostro territorio.

Come movimento “No base né a Coltano né altrove”, il nostro impegno è rompere la ragnatela sempre più fitta ed asfissiante che sta trasformando il nostro territorio nel centro nevralgico degli attacchi bellici. Una rete di infrastrutture militari interconnesse che soffoca le possibilità di uno sviluppo orientato alla pace e alle reali necessità dei cittadini. Sosteniamo le campagne per il disarmo, la riduzione delle spese militari e il diritto all’obiezione di coscienza, consapevoli che solo attraverso la disobbedienza civile e la mobilitazione popolare si può contrastare questa deriva militarista.

La sfida che poniamo è quella di immaginare e promuovere un futuro diverso, che punti sulla riconversione degli investimenti militari e dell’industria bellica in progetti di utilità sociale e rispettosi dell’ambiente. Si potrebbero realizzare nuovi ospedali, scuole, centri culturali e sociali, oltre a interventi di riqualificazione urbana e potenziamento del trasporto pubblico sostenibile. Le competenze tecnologiche e il personale qualificato oggi impiegato nell’industria degli armamenti potrebbero essere riconvertiti verso settori civili innovativi, dalla sostenibilità ambientale alla mobilità green, costruendo un’economia di pace in cui le risorse pubbliche e le capacità produttive rispondano anzitutto ai bisogni delle persone e non alla loro distruzione.

Disertare la guerra, disarmare la pace, riprenderci il territorio: queste sono le parole d’ordine che guidano la nostra lotta contro la militarizzazione crescente e per un futuro di pace e giustizia sociale.

Dalla due giorni di mobilitazione e discussione No base: fermare la base è possibile e dipende da noi!

Dalla due giorni di mobilitazione e discussione No base: fermare la base è possibile e dipende da noi!

Si è conclusa la due giorni di mobilitazione no base del 26 e 27 aprile: un piccolo grande passo in cui centinaia di persone hanno raggiunto San Piero a Grado dal territorio pisano e dalla Toscana, per affermare la propria contrarietà alla costruzione della base militare e il desiderio di costruire collettivamente nuove possibili prospettive di Pace. In questa occasione, con nuovi stimoli e adesioni, si è rafforzata un’esigenza di chiarezza e un’urgenza di azione nel presente e nel futuro.

Con il presidio di sabato in centinaia abbiamo manifestato davanti ai cancelli della base CISAM con l’obiettivo di rompere il velo di menzogna permanente che avvolge il progetto: non si tratta di una riqualificazione di pochi edifici come vogliono fare credere, ma di 100 ettari di cemento e infrastrutture militari addestrative per più di 800 militari delle forze speciali dell’esercito Tuscania e GIS; non ci sono compensazioni che tengano di fronte a questo scempio del nostro territorio. La menzogna avvolge il progetto, perché le istituzioni che avrebbero il dovere di tutelare il Parco Naturale di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli, così come quello di Pontedera, a partire dall’Ente Parco, dai Comuni di Pisa e Pontedera, dalla Regione sino al Governo, continuano a sostenere che non sia a disposizione alcuna documentazione, talvolta che questa documentazione addirittura non esista. A gran voce, con battiture sonore ai cancelli, cori e interventi, abbiamo voluto ribadire un punto: questa documentazione deve essere resa pubblica e le istituzioni devono procedere con un’ispezione dell’area CISAM per rendere noto alla popolazione se e cosa sia già in movimento all’interno di quelle reti, di fronte a mesi di flussi di mezzi pesanti dall’esterno all’interno della base. 

Sono già cinque i comuni intorno a Pisa in cui sono state prese delle posizioni contro la nuova base militare: a San Giuliano, Vecchiano, Vicopisano, Calci e Calcinaia, sindaci e consigli comunali hanno detto No al progetto; il sindaco di Calci, con il proprio partito, ha espresso vicinanza alla mobilitazione no base ed è passato al presidio di sabato.

“Europa Verde chiede anche la massima trasparenza in tutte le procedure di autorizzazione di una nuova installazione militare nel territorio pisano. “Non solo, – conclude la nota del partito – ma confermiamo la contrarietà ad inserire una base in un territorio pregiato e prezioso come quello del Parco e, più in generale, riteniamo assolutamente inaccettabile che si cerchi di agevolare la costruzione di installazioni militari in aree a vincolo con norme varate “ad hoc”.
Un estratto dalla nota del Partito Europa Verde

Il nostro messaggio, da oggi ancora più chiaro, è che in ogni sede, istituzionale e non, ciascunə dovrà fare la propria parte perché quella documentazione sia resa pubblica, accessibile e trasparente.

“Il nostro presidiare questo territorio è quanto mai espressivo della volontà di esserci, esserci dove non ci vorrebbero, esserci in quei luoghi ritenuti sfruttabili e sacrificabili per interessi di profitto; per costruire un’alternativa, anche quando ci dicono che alternative non ce ne sono, anche quando ci fanno credere che le basi e la guerra portano profitto, quando invece questo è per pochi e la distruzione per tuttə, a partire dalle terre.”
Un intervento davanti ai cancelli del CISAM

Nel presidio di sabato si è espressa la ricchezza delle motivazioni no base: associazioni e comitati territoriali da Pisa a Coltano, dalla Valdera alla Val di Cornia, da Viareggio al Monte Amiata, da Lucca alla Sardegna, hanno portato con convinzione le posizioni di chi vuole unirsi per difendere l’ambiente, il territorio e il Parco e battersi per una pace effettiva e disarmata, a partire dall’’impedimento della costruzione della nuova base militare;

Tanti studenti e studentesse hanno ribadito la centralità dell’università nello scenario bellico. Le studenti in mobilitazione per la Palestina hanno sottolineato la complicità delle istituzioni universitarie con il genocidio portato avanti da Israele in Palestina – e con tantissimi altri conflitti su scala globale – tramite accordi con aziende produttrici di armi come Leonardo SpA; C’è chi, invece, ha ricordato l’implicazione diretta dell’Università di Pisa nel progetto della nuova base, evidenziando la necessità di trasparenza anche su questo versante. Con il decreto del 29 giugno 2024 che ha ratificato il progetto della base militare, infatti, l’implicazione dell’Università si è resa esplicita nella previsione di compensazione per la ristrutturazione di uno stabile dell’Università nei pressi del CISAM.

“Vogliamo ricordare che il Presidio di Pace dei “Tre Pini” è un luogo formalmente di proprietà dell’Università di Pisa, così come tutti i terreni intorno al CISAM, parte dei quali sono però lasciati in abbandono. […] Con la promessa di ristrutturazione di uno stabile dell’Università “l’ex Bigattiera” , lo Stato ha evidentemente avviato una collaborazione con la governance universitaria.
Una collaborazione di cui non troviamo traccia in documenti ufficiali, su cui la governance non si è mai espressa e su cui rivendichiamo chiarezza e pubblicità per sapere a quale titolo e in quale forma l’Università di Pisa è coinvolta in un progetto che nulla dovrebbe avere a che fare con un’istituzione accademica. Come studenti pretendiamo l’assegnazione ufficiale da parte dell’università del terreno dove si trova il presidio di pace “Tre Pini” affinché San Piero si animi della voglia di tantissime persone di immaginare e lottare insieme per un mondo diverso, senza armi e soprattutto senza basi militari.”
intervento di una studentessa durante il presidio al CISAM

Con il movimento transfemminista di Non una di meno abbiamo rafforzato la necessità di mobilitarci contro la base e contro la guerra per fare la nostra parte per trasformare un sistema ingiusto fondato sul dominio patriarcale e suprematista sulle popolazioni, sulle donne, sulle persone migranti, che nella militarizzazione ha la sua prima arma e strategia; abbiamo ricevuto dall’Adriatico e dalla Sicilia, messaggi di complicità e solidarietà (vedi in fondo i contributi del Movimento No Ponte e di Rete per il Clima Fuori dal Fossile); insieme a realtà sindacali di base, partiti e collettivi studenteschi pisani, così come con organizzazioni pacifiste e cattoliche dalla Toscana e non solo, una ricchezza di prospettive e sensibilità ha contribuito a comporre da più parti una nuova esigenza di definizione della Pace che vogliamo per noi, dal basso dei territori e delle popolazioni che non vogliono subire la violenza del riarmo, dell’economia di guerra e dell’occupazione di servitù militari.

Proprio questa esigenza ha trovato spazio di discussione e dialogo domenica, nell’assemblea “Disarmare la Pace”, al presidio di Pace dei “Tre Pini”. A partire dalla proposta di movimenti pacifisti cristiani come Pax Christi, in tantissimə abbiamo risposto all’appello lanciato da cristiani e cristiane no base. Un appello a “disarmare la pace”, ad immaginare insieme, unendoci nelle diversità, una pace giusta, che sia una pace da e per i popoli e i territori, che non può che essere disarmata.

“Da qui dobbiamo partire per il futuro, gettare le basi per un’alternativa con la A maiuscola.[…] L’alternativa è costruire educazione alle relazioni e ai rapporti: le guerre scoppiano perché c’è un deficit di democrazia. Allenare la popolazione civile a saper gestire i conflitti a cominciare da quelli inter-relazionali. Guerra e conflitto non si equivalgono: una società che si fa carico di educarsi alla gestione della conflittualità e alla diversità è una società capace di costruire una prospettiva di pace e disarmo. Una società aconflittuale va dritta alla guerra.”
Dall’intervento di Pio Castagna, coordinatore di Pax Christi Centro Italia

Movimenti e gruppi cattolici, associazioni, partiti, movimenti transfemministi, antimilitaristi, comitati di difesa ambientale, collettivi universitari, realtà solidali si sono uniti in assemblea con un obiettivo comune: fermare la base per disarmare la guerra, per restituire il reale significato alla parola pace. Nel prossimo periodo sarà reso pubblico un documento di rielaborazione dell’assemblea: per adesso, vogliamo sottolineare che usciamo da questo momento con la consapevolezza che siamo pronti e pronte ad unirci nelle nostre differenze, nella volontà di fare del conflitto, dei contenuti e dell’obiettivo comune gli elementi costruttivi di cooperazione e di sintesi. Usciamo pronti e pronte ad un’estate no base, per continuare a difendere il nostro territorio, per continuare a costruire un’alternativa di Pace in un presente di guerra.

Siamo pronti e pronte a diffondere la vitalità del Movimento no base a partire dal Presidio di Pace dei “Tre Pini” e dal campeggio che animerà questa estate, dalle decine di iniziative di lotta, cultura di pace, obiezione di coscienza, propaganda, socialità e mobilitazione che sono e saranno necessarie per fare la nostra parte e invertire una tendenza alla guerra che ci sta investendo come una tempesta.

Abbiamo voluto fare tutto questo proprio lì dove dovremo essere sempre più presenti, davanti a quelle reti e quei cancelli che celano i piani di guerra dei potenti del nostro Paese, per iniziare a riappropriarci di una parola, la “pace”, sempre più svuotata nei discorsi guerrafondai degli Stati e che vogliamo acquisti la concretezza dell’azione e delle idee di chi desidera per la società e il territorio la libertà dalla militarizzazione, la capacità di convivere nella diversità, l’esigenza di mettere la collettività di fronte agli individui: dalle parole di Papa Francesco a quelle di Bertolt Brecht, pronunciate in assemblea, questo filo rosso ci ha unito e continuerà a unirci nel futuro.

“La Toscana non è zona di guerra, fuori le basi dalla nostra terra!”: durante questa due giorni questo slogan è arrivato da San Piero a Grado sino in Iraq, grazie al lavoro di comunicazione di Un Ponte Per, presente e partecipe alla mobilitazione. Questa nota di solidarietà internazionale è la misura di cosa significhi per noi questa due giorni, della centralità dell’hub logistico militare pisano nell’escalation globale, della nostra responsabilità e possibilità di fare la nostra parte, del grande lavoro che dobbiamo ancora costruire per fermare la base e costruire la Pace.

Insieme possiamo fermarla non è solo uno slogan, è la realtà che unendoci passo passo stiamo mettendo in pratica.


Il contributo del movimento No Ponte:

Un saluto a tutti e tutte dalla Sicilia. Siamo lì con voi in questa giornata resistente. Usiamo questa parola perché ieri in tutta Italia si sono riempite le piazze in memoria dei partigiani e della loro resistenza. Una giornata che parla di libertà, di lotta, di dignità. Parla di Resistenza.
La domanda che ci siamo fatti è stata però: di quale Resistenza parliamo?
Perché la Resistenza non può essere un fatto chiuso nei libri di storia. Non può essere una commemorazione svuotata, rituale. La Resistenza o è viva, o non è. O si fa ogni giorno, o non esiste.
E allora parliamo del presente. Parliamo della guerra che ci attraversa. Parliamo, e dobbiamo farlo certamente, di quella che colpisce le città, le case, i corpi in Palestina, in Ucraina, in Sudan, in Yemen e in tutto il mondo. Ma dobbiamo nominare anche quella che si insinua nei nostri territori, dietro decisioni calate dall’alto, imposte sulla pelle della gente. Parliamo di quello che sta avvenendo in tutta Italia dalla Valle, passando da Coltano fino all estremo sud con il ponte sullo stretto e le basi militari nato e usa.
Tutto questo ha un nome: si chiama GUERRA. La guerra quella fatta col cemento, con gli espropri, con i cantieri infiniti e le zone interdette.
Il Ponte sullo Stretto, come le basi militari, sono il simbolo di tutto questo. Non sono infrastrutture inutili al territorio. Sono l’incarnazione di un’idea malata di sviluppo, quella che trasforma la terra in merce, che militarizza i territori, che impone senza ascoltare.
Ci vogliono convincere che questo sia progresso.
Ma il progresso non è distruggere paesaggi, comunità, biodiversità per fare profitto. Questo è colonialismo. Un colonialismo che considera la Sicilia e i territori terra di conquista, una luogo da gestire, senza considerare chi quel territorio lo abita.
Parlano di “opere strategiche”. Ma per chi? Non per noi. Non per chi vive ogni giorno il dissesto idrogeologico, le frane, la sanità pubblica al collasso, le strade dissestate, i treni fermi.
Chi sa di cosa hanno bisogno i territori sono le persone che li abitano, e non è sicuramente  il cemento. C’è bisogno Di risposte reali e non di mitologie ingegneristiche o di basi per la guerra.
E allora oggi, come ieri in occasione del 25 aprile, non basta ricordare chi ha combattuto contro il fascismo e costruire giornate puramente commemorative.
Dobbiamo chiederci: dove sono oggi le nuove forme di oppressione? Dove si costruiscono oggi le nuove resistenze?
Perché lo diciamo chiaramente: i territori non sono pagine bianche su cui stampare decisioni autoritarie. Sono corpi vivi, intrecci di relazioni, memorie, lotte e desideri.
E allora, oggi, resistere significa anche immaginare un’alternativa a questo modello. Rompere il mito delle Grandi Opere. Denunciare a gran voce le fabbriche di morte come la Leonardo Spa. Non abbandonarsi alla paura repressiva ma fare della repressione un campo di forza collettiva. Spezzare la narrazione che ci vuole spettatori e non protagonisti. Chiamiamo tutte e tutti a costruire insieme spazi di confronto e di conflitto, perché oggi è necessario costruire un altro orizzonte. Un’altra idea di futuro.
Perché come dicevano quelli che hanno fatto la Resistenza vera, con le armi e con le parole:
la libertà non si eredita. Si conquista. Ogni giorno.

Contributo audio di Rete Clima fuori dal Fossile

INVITO ALLE GIORNATE DI MOBILITAZIONE E DISCUSSIONE DEL 26-27 APRILE PER DIRE NO ALLA NUOVA BASE MILITARE, AL RIARMO E ALLA DEVASTAZIONE DEL NOSTRO TERRITORIO

INVITO ALLE GIORNATE DI MOBILITAZIONE E DISCUSSIONE DEL 26-27 APRILE PER DIRE NO ALLA NUOVA BASE MILITARE, AL RIARMO E ALLA DEVASTAZIONE DEL NOSTRO TERRITORIO

Convocazione No Base 26-27 Aprile

Rivolgiamo questo appello alla cittadinanza, alle associazioni, ai comitati, ai sindacati, ai partiti, alle realtà solidali, al mondo ambientalista, pacifista e sociale per la partecipazione ai due giorni di mobilitazione del 26-27 Aprile a San Piero a Grado. Invitiamo all’adesione e alla partecipazione il 26 Aprile a un grande Presidio popolare e territoriale di fronte ai cancelli del CISAM, per puntare i riflettori sul nuovo progetto di base militare e levare una voce molteplice, forte e comune contro questo progetto e contro guerra, riarmo, devastazione ambientale e spese militari. Invitiamo per il 27 Aprile all’Assemblea “Disarmare la Pace!” al Presidio dei “Tre Pini” a San Piero a Grado, per discutere e confrontarci insieme sulle prospettive di Pace per il nostro territorio nello scenario mondiale.

Il mondo è in guerra e questa guerra prevede dei costi e dei sacrifici anche sulle nostre vite e sui nostri territori. Mentre le spese sociali continuano a essere compresse e tagliate e il costo della vita minaccia di aumentare spaventosamente, ci troviamo di fronte a cifre miliardarie per il riarmo e la corsa alla guerra in Europa e nel nostro Paese: è il caso degli 800 miliardi di euro previsti per il piano “Rearm Europe” in parte a debito e in parte sottratti dal Fondo di Coesione e Sviluppo, originariamente destinato alle spese sociali; è il caso dei 50 miliardi di euro che l’Italia dovrà investire in spese militari in questo scenario, così come dei 1,2 miliardi di euro per la costruzione e il rifacimento di infrastrutture militari stanziati lo scorso autunno dal Governo.

Dentro questo quadro ci troviamo di fronte a un fatto concreto e inaccettabile: un nuovo, ennesimo, progetto di base militare per l’addestramento di forze speciali dell’esercito impegnate quotidianamente in decine di missioni militari all’estero. Un mega-progetto di 140 ettari previsto a Pontedera, all’interno della tenuta Isabella, e a San Piero a Grado, dentro il Parco Naturale di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli, area protetta a livello europeo e di enorme valore ambientale, sociale e culturale per il nostro territorio; un Parco già inquinato dalla presenza di un reattore nucleare dismesso, di cui si fa sapere poco o nulla. La spesa stimata è di 520 milioni di euro solo per la realizzazione della base, di cui una parte inopportunamente già stanziata dal Ministero Infrastrutture e Trasporti e dal Fondo di Coesione e Sviluppo. La gestione politica, dal Governo, sino alla Regione, ai Comuni e all’Ente Parco, appare a dir poco opaca e priva di relazione con la cittadinanza e la popolazione dei territori interessati dal progetto.

Inoltre, con una proposta di legge a firma Fratelli d’Italia, il Governo vorrebbe deregolamentare i vincoli ambientali previsti per la costruzione di infrastrutture militari all’interno di aree protette in nome della “sicurezza nazionale”, di fatto assecondando questa folle corsa alla guerra e al riarmo a scapito di una effettiva messa in sicurezza dei territori e dell’importanza della

rigenerazione e protezione dell’ambiente. Il primo “test” di questa deregolamentazione dovrebbe essere proprio la base pisana: una dichiarazione di guerra al Parco Naturale di San Rossore, all’interno del quale è prevista una porzione di base per un consumo complessivo di 100 ettari di suolo nell’area CISAM, con l’abbattimento di migliaia di alberi, cementificazione ed effetti distruttivi per l’ecosistema e la sicurezza idrogeologica dell’area.

Di fronte a questo scenario, il nostro appello è a convergere, confrontarci e manifestare per un orizzonte comune di cambiamento: desideriamo con forza la pace nel mondo e sui nostri territori, non guerre e basi militari; vogliamo che venga rispettato e difeso il Parco Naturale, con le normative che lo tutelano, di fronte all’attacco che sta subendo; vogliamo che Pontedera e la Valdera, già colpite dall’inquinamento di keu, inceneritori e discariche e da rischi idrogeologici costanti, vedano investimenti per bonifiche e messa in sicurezza, non ulteriore cementificazione per un poligono di tiro per testare armi e bombe in mezzo ai campi, con effetti nocivi per la salute di persone, piante e animali; vogliamo manifestare affinché le spese e le politiche del nostro Paese si rivolgano ai bisogni sociali delle persone, non alla guerra, alla devastazione ambientale, al riarmo e alla riconversione dell’industria civile in militare.

La popolazione ha diritto di conoscere il progetto di base militare previsto nel nostro territorio, di conoscerne la documentazione e avere voce in capitolo a partire dalle reali esigenze che ogni giorno chi abita la nostra provincia incontra. A Pisa e Pontedera, come in tutta Italia, non servono 520 milioni per la guerra, bensì maggiori spese per case, cura dei quartieri popolari, diritto allo studio scolastico e universitario, sistema sanitario efficace, pensioni e welfare, per mettere in sicurezza i territori di fronte ad alluvioni o eventi estremi, per tutto ciò che riguarda un vivere dignitoso e pacifico.

Saremo per due giorni a San Piero a Grado perché vogliamo che le istituzioni che governano il nostro territorio rendano trasparente e pubblica la documentazione relativa alla base militare e che venga fatta tutta la pressione necessaria nelle dovute sedi affinché la popolazione sia informata dei progetti, dei loro tempi e del loro contenuto. Continuare a negare l’esistenza di queste informazioni, o tenerle nascoste, come finora è stato fatto, costituisce un atto di grave mancanza di democrazia e manifesta incuria nei confronti del territorio e di chi lo abita.

Tramite manifestazioni, iniziative, informazione, mozioni e monitoraggio attivo del territorio ci stiamo mobilitando in tutta Pisa e provincia, e da anni si sta sempre di più alzando la voce di coloro che aspirano a un futuro di pace e che chiedono di poter decidere sulla propria vita e i propri bisogni. Ora più che mai è il momento per dire insieme NO a queste scelte e prenderci insieme la responsabilità di rendere questo NO una costellazione di SÍ a un destino diverso e democratico, fatto di giustizia ambientale, sociale e di pace per il nostro territorio.

Ribadiamo l’invito a chiunque si riconosca in queste motivazioni ed esigenze a unirsi alla due giorni di mobilitazione, portare il proprio contributo, discutere, confrontarsi e agire per dare un segnale politico e sociale di contrarietà e cambiamento.

Tavolo “Trasparenza e Istituzioni” – Movimento No Base

INFORMAZIONI

Sabato 26 Aprile
Ore 15.00 Presidio davanti al CISAM (in fondo a Via Bigattiera Lato Monte, San Piero a Grado)
Domenica 27 Aprile
Ore 15.00 Disarmare la Pace! Assemblea e dialogo sulle prospettive di Pace (Presidio dei “Tre Pini”, San Piero a Grado)
Invitiamo alla massima diffusione degli appuntamenti!
Per aderire rispondere o scrivere a: movimentonobasepisa@gmail.com